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Porsche: gli E-fuel saranno la salvezza dei motori termici

L’agenda industriale (e politica, ché il più delle volte queste due realtà procedono su binari paralleli, o meglio sono una complementare all’altra) per il futuro della mobilità nel “Vecchio Continente” che la Commissione Europea ha indicato a luglio 2021 è chiara: entro il 2035, si vuole che l’Europa sia orientata in modo definitivo verso le “zero emissioni”. Di conseguenza, ciò comporterebbe lo stop alla vendita di nuove auto benzina e diesel, con in più l’ipotesi che a farne le spese potrebbero essere anche le auto a metano e GPL, oltre alle vetture ibride e ibride plug-in.

È ovviamente presto per tracciare uno scenario definitivo sul parco auto circolante che vedremo fra una quindicina d’anni almeno; tuttavia – e questo è da tenere in considerazione – è anche vero che il comparto automotive si è già interrogato su un importante punto che sarà bene chiarire: che fine faranno i motori a combustione, in special modo dell’ottica della futura classe di inquinamento Euro 7 che a sua volta non aveva mancato si sollevare alcune riserve da parte di molte Case costruttrici, per i severissimi limiti richiesti?

Anche qui, il discorso è tuttora apertissimo, tant’è vero che i futuri limiti di emissioni (attesi per il 2027) dovrebbero essere meno severi in rapporto alle prime indicazioni rese note  dalla Commissione UE prima che nel 2020 venisse dato il dovuto “via libera” alle successive consultazioni pubbliche.

Questa premessa è a nostro avviso fondamentale per conoscere quali sono gli sviluppi indicati dai rappresentanti della filiera automotive in relazione al futuro dei mezzi di trasporto, nella fattispecie intesi come veicoli ad uso privato. Lo stesso comparto ha più volte ribadito un personale impegno per giungere ad obiettivi industriali “carbon neutral”, cioè lo studio e la messa in pratica di catene di approvvigionamento “green” e processi di produzione a basse emissioni: tutte “voci” peraltro già presenti fra i programmi evolutivi dell’attuale classe Euro 6d.

D’altro canto, seppure siano già molti i “big player” orientati verso un avvenire all’insegna della e-mobility, restano sul tavolo le questioni legate all’opportunità di ampliare la visione della mobilità delle prossime generazioni. Vale a dire: non soltanto auto elettrica, quanto formata anche da altre tipologie di alimentazione che sono potenzialmente altrettanto favorevoli per limitare l’inquinamento.

Così Porsche prospetta la carbon neutrality al 2030

Fra queste, ci sono gli e-fuel: i carburanti sintetici possono ragionevolmente costituire un efficace sistema per giungere, su un piano a medio-lungo termine, alla neutralità carbonica. Questa considerazione è stata avanzata di recente da Oliver Blume: l’amministratore delegato di Porsche, che era presente all’inaugurazione del nuovo “Porsche Experience Center” situato nel complesso dell’Autodromo di Franciacorta (in provincia di Brescia), ha fatto luce su uno dei programmi-chiave attraverso i quali il marchio di Zuffenhausen intende giungere alla “carbon neutrality” entro il 2030.

Un adeguato sviluppo

Porsche, va detto, ha già da tempo intrapreso un percorso “zero emission”: il primo tassello è stato Taycan. E, prima ancora, aveva “rodato” l’elevata elettrificazione con i suoi primi modelli ad alimentazione ibrida plug-in. Resta aperta, e qui ci si ricollega alla considerazione di apertura, la questione del futuro dei motori endotermici, che potranno vivere una “seconda giovinezza” se adeguatamente evoluti. Come? Appunto, con lo sviluppo dei carburanti sintetici.

Evoluzione dell’auto e valida alternativa all’elettrico

Le “benzine” realizzate in laboratorio con l’utilizzo di ossigeno e idrogeno verde ai quali viene aggiunta la Co2 già presente nell’atmosfera per formare metanolo sintetico possono costituire una valida “ancora di salvezza” per le prossime generazioni di motori termici. I vertici di Zuffenhausen, viene da osservare, hanno in effetti buon gioco nell’ampio scenario di evoluzione della mobilità adottato dal Gruppo Volkswagen: l’elevata elettrificazione, a Wolfsburg, rappresenta il nucleo dei programmi strategici per gli anni a venire, tuttavia non ha finora mai dettato alcuna “deadline” in merito alla fine dei motori a combustione, eccezion fatta per alcuni “brand” che fanno parte dell’orbita VAG. Una visione globale che sembra fare da “assist” all’indicazione di Oliver Blume: gli e-fuel possono aiutare l’evoluzione dell’auto e rappresentare una valida alternativa alle vetture elettriche. Da una parte, per salvaguardare il notevolissimo numero di Porsche a benzina ancora in circolazione (e c’è da scommetterci che saranno presenti nel mondo ancora per un bel pezzo); e, anche, per contribuire alla decarbonizzazione.

I primi test sono stati positivi

In effetti, Porsche 911 (modello-simbolo di Zuffenhausen) non sarà 100% elettrica. Almeno, non prima del 2030, e la conferma definitiva si saprà molto più avanti. E la recentissima Mission R svelata all’IAA Mobility 2021 di Monaco di Baviera e destinata ad impieghi agonistici, non la sostituirà.

Per Porsche ci sono dunque altri obiettivi, e paralleli allo sviluppo delle auto a batterie. La stessa Porsche ha, proprio in tempi recenti, annunciato il via ad una serie di test preliminari sullo studio dei carburanti sintetici. La notizia, “captata” all’inizio di aprile 2021, si riferiva all’impiego di un e-fuel, sviluppato insieme ad ExxonMobil, nelle proprie serie monomarca in pista.

550 milioni di litri, nel 2026, dal nuovo mega impianto cileno

Ed in relazione al futuro “alternativo”, la “Cavallina” è coinvolta in prima persona nei programmi di ricerca e sviluppo in tema di carburanti sintetici. È recentissima, in questo senso, la notizia relativa alla posa della prima pietra di un impianto, situato in Cile, che sarà dedicato alla produzione di idrogeno green, mediante una serie di procedimenti di elettrolisi che saranno alimentati da un impianto eolico da 3,4 MW. Si tratta, nella fattispecie, di un progetto (già anticipato a dicembre 2020) formato da un consorzio (che si chiama “Highly Innovative Fuels”) partecipato, oltre che dalla stessa Porsche, anche da Enel, ExxonMobil, Siemens Energy, Enap e Gasco. L’impianto-pilota, che sorgerà in un’area a settentrione di Punta Arenas (Patagonia cilena) dovrebbe già nel 2022 produrre fino a 130.000 litri di e-fuel, per poi arrivare a 55 milioni di litri entro il 2024 e 550 milioni di litri entro il 2026.

Fino al 90% di emissioni in meno

Secondo Michael Steiner, responsabile della Divisione Ricerca e Sviluppo di Porsche, che ha annunciato per il 2022 il primo impiego del carburante sintetico prodotto in Cile nelle 911 che prendono parte al monomarca Porche Mobil 1 Supercup, gli e-fuel permetteranno, una volta a regime, fino al 90% di emissioni di CO2 in meno rispetto ai corrispondenti motori a benzina.

2 euro al litro

Cifre alla mano, e dal punto di vista economico, il progetto e-fuel di Porsche potrebbe essere vantaggioso anche per le tasche dei consumatori finali: se “Allo stato attuale un litro di e-fuel costa circa 10 dollari”, indica Blume, nei successivi step di piena operatività il prezzo andrà via via a diminuire: “Fino a 2 dollari”, Un costo che non appare troppo lontano da quelli attuali (accise nazionali permettendo…), e di conseguenza accessibile per gli automobilisti.

Fonte: autoblog.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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