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Ponte Genova, ecco le 8 principali innovazioni tecnologiche

Queste sono le otto principali innovazioni tecnologiche del Ponte di Genova. L’articolo fa parte di uno speciale di 32 pagine che lunedì prossimo Il Secolo XIX dedicherà all’inaugurazione dell’infrastruttura.

I pannelli solari

Due file di pannelli solari, assicurati a 1.535 elementi, sono installati lungo i lati nord e sud dell’impalcato. Sono Inclinati di 45 gradi rispetto alla carreggiata, per captare al meglio l’energia solare. Grazie a una potenza di 136 kWp (kilowatt picco, vale a dire la potenza massima teorica raggiungibile), possono arrivare a soddisfare il 95% del fabbisogno energetico del ponte, grazie al contributo di uno specifico sistema di accumulo. Il sistema è basato su celle solari monocristalline, che garantiscono maggiore efficienza e una durata media di esercizio di 25 anni.

I robot inspection

Una coppia di robot, installati ai due lati della carreggiata, avrà il compito di monitorare a intervalli regolari lo stato di salute dell’impalcato in acciaio. Per farlo, in cicli della durata di 15 ore, saranno scattate periodicamente sequenze di 35 mila foto di ogni angolo della struttura. Le immagini andranno a comporre una memoria storica, per studiare l’evoluzione di eventuali segnali di degrado, e saranno analizzate con specifici algoritmi per orientare la manutenzione preventiva. I robot mutuano alcune soluzioni del settore aerospaziale e aeronautico e sono stati costruiti a partire da stampi in 3D.

I robot wash

Come i robot dedicati alle ispezioni, anche i robot wash si muoveranno sui lati esterni dell’impalcato. la loro incombenza sarà tenere puliti le barriere laterali antivento in vetro e i pannelli solari. grazie a un set di sensori che monitorano la trasparenza delle lastre e la quantità d’acqua presente sulle superfici. Si attiveranno automaticamente, sfruttando l’acqua piovana o la rugiada. La macchina pesa 2 tonnellate, ha 56 ruote, è alta 3,5 metri e lunga oltre 8 ed è suddivisa in due sezioni: una dedicata alla pulizia, l’altra alla ricarica. Il robot è dotato anche di un soffiatore per rimuovere il particolato in periodi di siccità.

Gli “alberi” del ponte-nave

Diciotto antenne, alte ciascuna 28 metri, sono il pezzo forte dell’illuminazione scenografica del nuove ponte-nave. Il loro numero è stato ridotto, rispetto alla primissima ipotesi di Renzo Piano, che ne aveva immaginate 43, distribuite sui due lati della carreggiata, tante quante sono state le vittime del crollo del vecchio ponte Morandi. Nella versione definitiva del progetto, hanno acquisito un ruolo soprattutto estetico: sono gli alberi del vascello argentato che taglia trasversalmente la vallata. A questi si aggiungono due file di oltre mille plafoniere di luce a led, incastonate sui lati esterni dell’impalcato.

I pannelli in vetro

Per delimitare la carreggiata sono stati installati 2.450 metri di pannelli trasparenti, in vetro stratificato, alti 2,5 metri. La funzione è essenzialmente frangivento, che nella vallata del Polcevera tende a essere sostenuto in buona parte dell’anno. Le lastre sono capaci di sostenere 280 chili per metro quadrato e hanno la peculiarità di essere extra chiare, quindi quasi impercettibili, garantendo una visibilità panoramica. Per evitare l’impatto accidentale di volatili, le barriere sono state incise con delle serigrafie studiate con un pool di esperti.

I sensori e la centrale di controllo

Il nuovo ponte sul Polcevera, oltre a essere analizzato periodicamente dai robot inspection, è attrezzato con un completo set di sensori installati in diversi punti chiave, che monitoreranno costantemente lo stato delle pile in calcestruzzo, dell’impalcato in acciaio e registreranno il numero e il peso dei veicoli in transito e le relative le sollecitazioni. Tutte le tecnologie di sorveglianza sono collegate tra loro con una rete in fibra ottica e fanno capo a una centrale di controllo, costruita su una collina all’estremo ovest del tracciato, il cosiddetto fabbricato tecnologico.

Il sistema di deumidificazione

L’interno dell’impalcato, il cosiddetto cassone, ha un volume di circa 97.600 metri cubi ed è la parte più soggetta al ristagno d’acqua, alla condensa e all’azione dell’aria salata, tutti agenti che potrebbero minacciare l’acciaio. Per questo, sarà protetta da un potente sistema di deumidificazione composto da 7 impianti con rotore ad assorbimento, posti a circa 150 metri uno dall’altro. Ogni macchina alimenterà un sistema di condotte per garantire la diffusione uniforme del calore nell’area assegnata. Dei sensori monitoreranno la temperatura esterna, interna e dell’acciaio e in caso di necessità il sistema si attiverà.

Lo smaltimento dell’acqua

Può sembrare poca cosa, invece un’efficiente gestione dell’acqua piovana è un elemento essenziale per garantire lunga vita a un ponte. Il nuovo viadotto di Genova ha un sistema di captazione e smaltimento delle piogge molto avanzato, integrato nella struttura e quindi invisibile. La pioggia che cade sulla carreggiata viene incanalata in un sistema di tubazioni, quindi inviata in due vasche cosiddette di laminazione, piazzate ai due estremi est e ovest del ponte, dove viene trattata prima di essere immessa nel torrente Polcevera. A est, la vasca è stata ricavata riciclando il basamento della pila 11 del vecchio ponte Morandi.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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