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Piemonte in zona gialla ma è allarme varianti: ora i giovani si contagiano più degli anziani

TORINO. Una regione in sospeso: fiduciosa di poter guadagnare un’altra settimana in zona gialla ma consapevole che potrebbe essere l’ultima: a impensierire è l’ombra delle varianti che si allunga sul Piemonte, come sul resto d’Italia. Sul primo fronte non resta che attendere. L’ultima parola, al solito, sarà del Comitato tecnico scientifico e del ministero, e al solito arriverà oggi. In base ai dati in proprio possesso, però, Alberto Cirio confida di mantenere la posizione.

Scende la pressione ospedaliera (terapie intensive occupate al 22%, posti ordinari al 33%), l’indic edi contagio Rt medio e puntuale è un pelo sotto il fatidico 1, anche se la scorsa settimana entrambi sono cresciuti (0,96 e 0,98): è la sintesi del pre-report che rende fiducioso il governatore. Il quale, tra le altre cose, chiede al premier Draghi il rispetto dell’impegno ad anticipare i tempi di valutazione.

Toni assai meno fiduciosi, in Regione, per quanto attiene alla diffusione delle varianti. In particolare quella inglese – 23 i casi finora individuati in Piemonte, probabilmente la punta del proverbiale iceberg -, perché delle altre nulla si sa. Al momento circola nelle regioni con percentuali fino al 59%, con una media del 17%: certamente è molto più contagiosa della versione originale mentre per ora non ci sono evidenze sulla maggiore o minore virulenza. «Abbiamo previsioni non rosee sull’andamento possibile futuro dei contagi per quanto riguarda le varianti», ha spiegato l’assessore Icardi in Consiglio regionale.

Tra gli indizi, il rallentamento della discesa della curva epidemica (la media giornaliera di contagiati è di 718 casi) e quello dei ricoveri. Non ultimo: la crescita dei contagi nella fascia di età 6-10 anni. Ora i giovani si contagiano più degli anziani, massima attenzione ai sintomi degli alunni prima dell’ingresso a scuola.

La sfida è bloccarle sul nascere, le varianti. Non a caso, la Regione valuta zone rosse circoscritte, ma più ampie dei singoli comuni, laddove ci fossero focolai di varianti Covid. Le altre contromisure sono l’incremento dei vaccini, l’acquisto dei tamponi antigenici di terza generazione (quelli di prima e seconda non intercettano la variante) e il sequenziamento dei casi di positività, anche su richiesta dell’Istituto superiore di sanità. Come spiega Matteo Marnati, assessore regionale alla Ricerca contro il Covid, i casi positivi rilevati ieri saranno inviati al professor Giovanni Di Perri, primario Malattie infettive Amedeo di Savoia, che ne selezionerà 79 e li girerà all’Istituto Zooprofilattico: qui saranno sequenziati, il primo marzo il trasferimento degli esiti a Roma. È il debutto di un sistema che a regime si baserà su 4 laboratori. Obiettivo: sequenziare ogni giorno almeno l’1% dei casi positivi. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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