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Piemonte, Alberto Cirio: “Costretti a non riaprire più. Se questo è il metodo sono guai”

«Mi appello a Mario Draghi, di lui mi fido: voglio vedere questo atto come la coda del governo che è appena passato. Non posso considerarlo, nel metodo, come il primo atto del nuovo esecutivo». Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, si dice «allibito» dalla decisione di fermare gli impianti sciistici che giunge a poche ore dalla riapertura programmata per questa mattina. Il governatore commenta l’ordinanza firmata dal ministro della Salute Speranza con parole dure, contestando soprattutto il metodo: una comunicazione arrivata a meno di 12 ore dall’avvio, quando ormai gli imprenditori avevano già speso soldi per preparare le piste. Il Piemonte, infatti, insieme alla Lombardia, sarebbe dovuta essere la prima regione a dare il via libera agli sciatori.

Già in passato aveva criticato provvedimenti di chiusura arrivati con poco preavviso. Auspicava che con il nuovo governo cambiasse questa abitudine?
«Voglio sperare che questo sia l’ultimo provvedimento del ministro Speranza impostato con il metodo Conte. Non c’è stata nessuna interlocuzione con le Regioni, solo qualche messaggio. È una situazione inaccettabile e che per altro condanna alla chiusura definitiva della stagione. Se questo è il modo con cui il governo Draghi pensa di sostenere le nostre imprese e i nostri cittadini, c’è da preoccuparsi fortemente».

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Perché secondo lei questo provvedimento è arrivato così tardi?
«Voglio fare una premessa. Ho sempre chiuso quando dovevo. Sono un presidente che ha sempre adottato la linea della prudenza. Il 4 marzo 2020 avevo vietato l’accesso dei tifosi a due giorni dalla partita Juventus Milan di Coppa Italia. È solo un esempio ma serve a ricordare che siamo una regione prudente. Abbiamo saputo chiudere quando serviva e siamo disposti a farlo perché la vita viene prima, su questo non c’è dubbio. Anche in questo caso abbiamo atteso diligentemente le decisioni del governo, prima di intervenire con una mia ordinanza, che aveva comunque limitato la capienza degli impianti al 30%. Per questo ribadisco che non è una questione di merito ma di metodo: i dati della settimana a Roma si conoscono il mercoledì. Già da mercoledì il governo sapeva quali regioni sarebbero rientrate in zona gialla. Aspettare la domenica alle 19 per modificare le regole non è accettabile. Vuol dire che non si vive nel mondo reale».

Crede che si sottovaluti l’importanza del comparto?

«Ci si dimentica che lo sci non è un divertimento, non è un gioco. Lo sci, per regioni come la nostra, è il primo prodotto turistico su cui vivono aziende, lavorano persone ed è un anno che sono fermi. Avevano ancora qualche risparmio da parte e lo hanno investito perché il 4 febbraio il Cts aveva detto che in zona gialla si sarebbe potuto sciare dal 15 febbraio. Sulla base delle regole e fidandosi dello Stato hanno adeguato tutti gli impianti alle linee guida spendendo soldi per riaprire in sicurezza. Mercoledì il pre-report ha confermato la zona gialla. Venerdì, durante la cabina di regia, nessuno ci ha detto nulla di diverso e domenica sera alle 19 arriva un’ordinanza che blocca tutto? Questo vuol dire che chi ha firmato o vive in un mondo che non è quello reale oppure che non ha rispetto per la gente che lavora, per le famiglie e per tutti quelli che si sono fidati dello Stato».

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Chiederete più ristori?
«Il mondo dello sci aspetta ancora di capire come verrà risarcito. Il governo continua a discutere sulle percentuali del sostegno e sul modello da seguire ma la sostanza è che non è ancora arrivato un euro. In Piemonte abbiamo 20 milioni che, d’accordo con Arpiet (l’associazione regionale delle imprese esercenti trasporto a fune in concessione), aspettavamo a destinare perché volevamo fossero complementari a quelli statali. Ora il tempo è finito: il governo deve subito fare la sua parte».

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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