Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Perché lo sport fa bene alle donne, alla mente e alla leadership

Perché lo sport fa bene alle donne, alla mente e alla leadership – iO Donna


Evelina Christillin, convinta che lo sport educhi come niente altro ad avere la misura di sé e a fare i conti con la vita tutte le volte che serve, lei che a tre anni già schizzava via sugli sci e a 19 prendeva la decisione di rinunciare alla carriera agonistica, dopo qualche anno in Nazionale insieme a Claudia Giordani, icona dello sci anni Settanta. «Io non avevo la classe agonistica che aveva lei: ero forte nelle gare nazionali, ma sapevo che non sarei mai diventata un’atleta di grande livello internazionale. A 19 anni decisi, dopo anni di sacrifici molto pesanti ma splendidi in nome dello sci, che era opportuno lasciare la strada della montagna per dedicarmi con impegno agli studi universitari o, comunque, a una carriera in città. E ho fatto molto bene» racconta Christillin, manager che oggi ha un palmarès davvero fittissimo di cariche ai vertici e nei consigli di amministrazione, presiede il Museo Egizio di Torino ed è la prima donna europea nel Consiglio generale della Fifa, l’organismo internazionale che governa il calcio. «La prima cosa che insegna lo sport è questo forte, concreto, lucido senso di sé, dei propri talenti, ma anche dei propri limiti». E la seconda? « Lo sport insegna a non sentirsi eroi nei successi, ma neanche stracci quando non ce la si fa: dallo sport si impara il senso della relatività delle esperienze umane e l’equilibrio con cui stare dentro la vita, costruendola pezzo per pezzo, perché l’atleta sa che non perde nulla di sé quando perde una partita tanto che il giorno dopo si alza senza sentirsi prostrato, così come sa che, quando la vince, il giorno dopo si impegnerà comunque negli allenamenti di sempre». E quanto alla leadership? «È riconosciuto leader chi sa fare squadra e sa trascinare gli altri verso l’entusiasmo e l’obiettivo comune, il che è essenza, anch’essa, dello sport. Io credo che lo sport sia stato un aspetto cruciale della mia formazione: senza, sarei stata probabilmente una persona diversa, la mia carriera e la mia vita anche».

Leggi anche

Fare sport significa ascoltarsi

Maurizia Cacciatori, ex capitana della nazionale di volley, che pure ha vinto moltissimo e che oggi ha avviato i due figli piccoli al triathlon, è convinta che lo sport sia la marcia giusta, anche fuori dall’agonismo. «Non conta necessariamente farlo per vincere: conta, piuttosto, il fatto che in quelle due ore in cui esci per fare sport stai investendo su te stessa e sul tuo futuro. Io corro, vado in bici, gioco a tennis e quando rientro a casa sono stanca ma molto più felice, e creativa, e rilassata. Ottimista! Sento di avere ampliato il mio mondo. In particolare, io trovo che lo sport sia molto interessante per le donne: una donna che fa sport, si sta dando ascolto. Peraltro, dopo una pandemia che ci ha scioccate, svuotate, rese più fragili dentro la case, penso che mettersi in movimento aiuti a darsi nuove chance e anche nuove visioni. Io consiglio proprio di scegliere un sport, anche una specialità che non si è mai fatta prima e di buttarvicisi dentro, senza forzature, in libertà, ma con la voglia di ricominciare tutto daccapo» commenta Cacciatori, che ha indossato la maglia azzurra 228 volte, per 12 anni di fila e che oggi è speaker motivazionale in diverse aziende. «Essere stata la capitana della Nazionale ha significato mettermi costantemente in gioco, assumermi responsabilità, gestire lo stress, allenare l’empatia e saper adattare il mio team al cambiamento. Lo sport mi ha insegnato che la comunicazione e l’obiettivo condiviso sono l’essenza di una squadra vincente» dice Cacciatori, spiegando perché le aziende hanno spesso attinto alle lezioni dello sport e degli sportivi per portare dentro le sue migliori energie.

Leggi anche

iO Donna Beauty Club

Entra in un club fatto di novità,
consigli personalizzati ed esperienze esclusive

Leggi anche

Ripartire dai fallimenti

«Oggi molte organizzazioni stanno allargando la loro visione per intercettare i cambiamenti di questo importante passaggio storico e io sperimento quotidianamente che la traslazione tra il mondo dei campioni e quello professionale è sempre più forte, soprattutto quando si parla di leadership femminile» dice Marisa Muzio, che ha ideato Flow for Excellence: si tratta di un metodo per trasformare l’esperienza momentanea del flow – è lo stato di grazia percepito in momenti speciali dagli atleti, ma è anche l’engagement di cui parlano i manager motivati e soddisfatti – in una stabile esperienza psicologica positiva. «La domanda delle aziende è sempre più questa: cosa c’è dietro la prestazione eccellente? Io mi muovo nella cornice della psicologia positiva, la cui risposta è puntare al benessere dell’individuo per generare benessere per l’organizzazione e, quindi, come ricaduta, prestazioni eccellenti. Oggi i valori che contano – nelle aziende come nello sport – sono il benessere sostenibile, il coinvolgimento, la resilienza, anzi, l’anti-fragilità: i risultati a qualunque condizione, costi quel che costi, sono un concetto superato».

iO Donna ©RIPRODUZIONE RISERVATA

stai per leggere





Fonte: iodonna.it

facebook Share on Facebook
Twitter Tweet
Follow Follow us

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *