Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Perché i motori Ferrari si rompono, Binotto: «Non si risolve in due giorni»

di Daniele Sparisci, inviato a Baku

Il rischio di nuove rotture spingerà all’impiego di mappature prudenti. Il team princila: «Ci siamo concentrati prima sulla prestazione, raggiunta quella abbiamo pensato all’affidabilità, anche perché questi motori sono congelati per 4 anni»

La caduta dopo aver toccato il cielo con la pole. Sta diventando un classico per la Ferrari, ma stavolta è stata una picchiata. Le mura della città medievale si sono trasformate nella fortezza della Red Bull, già in fuga Mondiale. Frana il Cavallino, vittima delle sue fragilità. Disastro azero. Comandano i migliori, Max Verstappen e Sergio Perez (e George Russell, unica certezza di una Mercedes in totale affanno), quelli che non rompono, che non sbagliano le strategie, la squadra più cinica e opportunista con le gerarchie ben chiare in testa. La doppietta blu più facile, nel giorno del doppio zero rosso per un disastro da almanacchi: dal 2009 (Gp d’Australia) due Rosse non si ritiravano per mancanza di affidabilità.

L’euforia di inizio campionato è scomparsa, dopo un’infanzia felice la Ferrari sta fallendo l’esame di maturità. Leclerc: fumata grigia al 20° giro mentre era in testa grazie a una mossa intelligente del muretto che aveva recuperato un suo errore allo start, è ancora il motore a tradirlo come in Spagna. Prima Carlos Sainz aveva parcheggiato l’altra vettura alla curva 4 per un cedimento idraulico. Guasti diversi, stessa sorte. Con conseguenze molto peggiori sulla stagione della prima guida di Maranello, che questo fine settimana in Canada rischia retrocessioni in griglia se dovesse essersi rotto anche il turbo e fosse costretto a montarne uno nuovo: «Non ho una risposta — spiega Mattia Binotto — martedì la power unit sarà analizzata in fabbrica e capiremo. Per Montreal non sono preoccupato perché monteremo un motore nuovo, e a basso chilometraggio questi problemi non dovrebbero verificarsi. Ma lo sono per il resto dell’anno, perché dobbiamo trovare una soluzione il più velocemente possibile». I guai sono gravi come certificano gli stop a raffica dei team clienti. Dalla Spagna è stata una strage, colpiti Bottas e Zhou dell’Alfa (anche stavolta k.o. ma per altri motivi). E domenica secondo ritiro di fila per Magnussen sulla Haas. Arrivando qui Günther Steiner, team principal altoatesino della scuderia americana, aveva rivelato di essere preoccupato dall’affidabilità delle power unit italiane: «Mi credereste se dico che non lo sono affatto?».

Quanto profondo sia il male è da capire, lo stesso Binotto però ammette che «le soluzioni non si trovano in due-tre giorni». E il rischio di nuove rotture spingerà all’impiego di mappature prudenti, proprio quando bisognerebbe avere il massimo della prestazione per rimontare la Red Bull. Anche il team inglese ha contato tre zeri nelle prime tappe (Bahrein e Australia), derivanti da problemi legati ai flussi di benzina, ma Verstappen e Perez hanno completato i primi 7 Gp dell’anno con la stessa unità motrice e solo a Baku sono passati alla seconda. Per ricostruire la supremazia di cavalli dopo la purga federale del 2020 e il limbo del 2021, la Ferrari ha osato: «Ci siamo concentrati prima sulla prestazione, raggiunta quella abbiamo pensato all’affidabilità, anche perché questi motori sono congelati per 4 anni. Ma non significa che ci siamo presi dei rischi, pensavamo di aver raggiunto un livello sufficiente di affidabilità. Ci daremo da fare». Ma il tempo per capire è sempre meno.

13 giugno 2022 (modifica il 13 giugno 2022 | 08:14)

Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *