Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Per lo sport non c’è un bel clima

C’è invasione e invasione. Non Iraq o Ucraina: il campo di calcio a Milano o quello di tennis a Londra. Nel primo (durante Italia-
Inghilterra) entra il solito esibizionista spensierato, si fa una corsa, perde la cintura ma non i pantaloni. Ride. Nel secondo (mentre s’affrontano Tsitsipas e Schwartzman) appare un attivista per la causa ambientale, si dà fuoco a un braccio. Grida. C’è la differenza esistente tra un tizio che per scommessa si piazza in mezzo a un’autostrada per farsi un selfie e un altro che arriva dopo, con la macchina fotografica, per documentare l’incidente appena provocato. Anche gli invasori ambientalisti stanno diventando un classico: li trovi appesi alle traverse delle porte in Premier o a bloccare i ciclisti sulle strade del Tour. Le telecamere hanno mostrato l’insensato al Meazza, ma oscurano messaggi con un senso, anche se a volte mal diretti. 
L’auto-piromane inglese chiedeva lo stop ai jet privati. Tipico argomento che induce a sollevare le spalle: “Quanti saranno?” “E chi ne ha mai visto uno?”. Avrebbe dovuto scrivere sulla maglietta: “Quanto sport sopravviverà?”. Vediamo. 

Che il cambiamento climatico possa essere un problema per lo sci è (o dovrebbe essere) intuitivo. Molti impianti italiani la scorsa stagione hanno visto la neve a inizio dicembre e a marzo. Stop. L’estate rovente ha prodotto effetti mai visti sui ghiacciai. Per ogni grado in più di temperatura media il fronte dello sci sale di 150 metri: tra vent’anni metà delle sedi di passate Olimpiadi invernali non avranno più una settimana bianca. Pazienza, si giocherà a golf. Non nelle località costiere, minacciate dall’erosione. E l’irregolarità delle piogge, la siccità, stanno rendendo i terreni meno uniformi, al limite dell’impraticabilità. Il tennis non avrà problemi al chiuso. All’aperto già gli Australian Open sono stati flagellati dal caldo. Gli incontri si spostano in avanti, notturne come quella tra Alcaraz e Sinner a Flushing Meadows potrebbero diventare la norma. Nel calcio si è inventato il cooling break per non disidratare i calciatori. Si è imposto il break autunnale per poter disputare i Mondiali in Qatar che sarà comunque un forno. I giocatori più pesanti entrano in forma tardi. Il pubblico cala non solo per l’effetto tv: la meteorologia da stadio è una scienza impazzita, l’esito comunque disagevole. Ora toccherebbe scrivere dello sport che ha maggiori problemi, per la lunghezza delle partite e per le latitudini a cui si pratica: il cricket. Ma che importa a noi, qui e ora, del cricket? Dei posteri? Del destino della Groenlandia? 

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *