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Per il mondo dello sport in arrivo 1,2 miliardi di euro (ma vanno spesi bene)

In arrivo una pioggia di soldi per il mondo dello sport, per poter ricominciare, e risolvere anche l’antico problema di una impiantistica non certo all’altezza. Ma sono soldi che vanno spesi bene, con attenzione e senza sprechi (ci sono stati in passato anche nello sport).

Le Federazioni avranno da Sport e Salute altri 80 milioni di contributi, e questo, si spera, potrà cancellare le polemiche (vedi Spy Calcio del 4 gennaio). Il Foro Italico, un luogo che poche Nazioni hanno, avrà 80 milioni per una importante opera di riqualificazione, altri 5 arrivano per gli Europei di nuoto di questa estate, e 35 per la copertura del Centrale (finalmente) che apre prospettive importanti non solo per il tennis ma per tante altre discipline sportive.

La sottosegretaria Valentina Vezzali, con il suo braccio operativo Sport e Salute, si è molto impegnata e adesso, lunedì 10 gennaio, verrà stanziata una cifra davvero consistente: il governo farà avere un miliardo e 200 milioni, 400 per il piano “Sport e Periferie”, e 800 che vengono dal Pnrr per quanto riguarda la governance che dovrà occuparsi degli impiantistica in tutta Italia.

Verrà costituita da Sport e Salute una direzione che si chiamerà Spazio Sport: avrà una sua struttura operativa e un suo capo. Si tratte di cifre consistenti: gli Enti locali (Comuni e Regioni) potranno pensare di risolvere quei problemi di storica carenza di strutture sportive, dalle piscine ai palazzetti sino agli stadi, di calcio o di atletica. Un modo per rimettere in moto il mondo dello sport di base, in ginocchio con la pandemia. Ma, come detto, questi fondi andranno spesi con giudizio.

Pechino, fra tamponi e quarantena quanta paura fra gli atleti

Manca meno di un mese all’inizio dei Giochi invernali di Pechino 2022 (4-20 febbraio) e le paure non riguardano tanti il rischio di una cancellazione o rinvio che i cinesi non accetterebbero mai, ma il rischio che alcuni atleti siano costretti a rinunciare perché positivi. Sinora si sono qualificati 62 azzurri, ma il numero finale dovrebbe superare i cento. Il capo missione Carlo Mornati sta lavorando a tempo piano con lo staff della preparazione olimpica: la partenza della prima trance della spedizione azzurra è prevista da Milano il 28 gennaio. Ci saranno, oltre a Mornati, Giovanni Malagò che dovrà partecipare alle riunioni Cio dei primi di febbraio, Danilo Di Tommaso, capo della comunicazione del Coni, e altri dirigenti di Palazzo H. Fra cui Diego Nepi che si occuperà di Casa Italia anche in questa occasione.

Il protocollo previsto dagli organizzatori cinesi è pesantissimo: due tamponi prima della partenza per Pechino e uno all’arrivo, in caso di positività (anche se asintomatica) 21 giorni di quarantena e addio Olimpiadi. È logico che ci possano essere preoccupazioni, vista la situazione complicata non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Qualche timore lo aveva espresso anche il direttore esecutivo dei Giochi Olimpici, Christophe Dubi: “La mia preoccupazione principale è l’aumento del numero di casi tra gli atleti”. Dubi, alla televisione svizzera RTSsport, aveva poi aggiunto: “Ovviamente non ci piace perdere atleti qualche settimana prima delle Olimpiadi, che sono il loro obiettivo fissato da molti mesi, e soprattutto è per loro che organizziamo questo incredibile evento”.

Le stesse parole aveva detto Giovanni Malagò, n.1 dello sport italiano e membro Cio:”Gli atleti ci tengono tantissimo a questo appuntamento, non vedono l’ora di partire, hanno lavorato per questo”. Sofia Goggia, portabandiera all’inaugurazione del 4 febbraio e atleta di punta azzurra, aveva espresso i suoi timori in occasione della cerimonia al Quirinale. Ha fatto miracoli per tornare al vertice: non vuole certo rinunciare. Lei come gli altri oltre tremila atleti di tutto il mondo che aspettano con ansia questi Giochi, forse i più complicati di tutta la storia.

Barelli: “Super Green Pass per gli sportivi? Mi affido alla comunità scientifica”

“Su questi argomenti stiamo diventando tutti tifosi, abbiamo tutti una opinione. Io preferisco affidarmi a quello che dice la comunità scientifica”. Lo spiega il presidente della Fin, Paolo Barelli, in merito all’ipotesi di obbligo di estendere il super green pass agli sportivi. “Stiamo cercando di arginare una pandemia con dati che peggiorano di giorno in giorno -sottolinea ancora Barelli-. Gli scienziati ci dicono che il vaccino è, al momento, la soluzione migliore per contrastare il Covid e quindi ci può stare di estendere l’obbligo vaccinale agli sportivi agonisti che nel nostro Paese sono qualche milione”. “Io però vorrei sottolineare anche i problemi che riguardano le società sportive che hanno chiuso o sono in procinto di farlo perché l’aumento delle bollette ha aumentato enormemente i costi di gestione. E’ un problema che passa sotto traccia ed è un grave errore perché sono le società che reggono in larga parte il sistema sportivo italiano”.

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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