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“Per il fascismo guardate a Mosca, non a Roma”. Il Financial Times zittisce la sinistra

Alcuni italiani hanno una visione clemente dell’era mussoliniana, ma i veri fascisti sono altrove. Così, sul Financial Times, lo storico Timothy Garton Ash. Un editoriale che smentisce senza mezzi termini gli allarmi strumentali lanciati dalla sinistra (prima e) dopo la vittoria del centrodestra a trazione Giorgia Meloni. “Per il rischio fascismo bisogna guardare a Mosca non a Roma”, l’analisi tranchant del saggista britannico.

Il Financial Times zittisce la sinistra

L’esperto ha ripercorso la parabola politica della leader di Fratelli d’Italia e ha subito precisato che “presentarla come leader nazionale in continuazione con Mussolini è un’esagerazione giornalistica”. La Meloni, ha proseguito sul Financial Times, è ”senza dubbio una populista di destra, anti-immigrazione, conservatrice e un nazionalista euroscettica”, citando “l’infuocata retorica” di “Dio, patria e famiglia”. E ancora, ha citato i complimenti arrivati da politici di destra come Marine Le Pen e Viktor Orban.

Secondo Timothy Garton Ash, inoltre, l’Italia ha una peculiarità tutta sua legata a “un atteggiamento un po’ rilassato, persino indulgente nei confronti del fascismo di Mussolini, in particolare in alcuni settori della destra italiana”. A confermare questa presunta caratteristica, le dichiarazioni di alcuni politici e la candidatura con FdI di due nipoti del Duce. Ma parlare di rischio dittatura di estrema destra è una sciocchezza e anche il saggista del FT ha le idee chiare sul punto.

“Democrazia italiana meno minacciata di quella americana”

L’Italia vanta forti controlli ed equilibri costituzionali e, secondo lo storico, la “democrazia italiana oggi è minacciata meno seriamente di quella americana”. Parlare di fascismo è sbagliato, scorretto. Semplicemente strumentale. Ma non solo. Il partito della Meloni “ha poco o nulla della glorificazione e della violenza marziale, per non parlare della violenza effettiva, che sono caratteristiche del fascismo”. Per questo motivo, ha aggiunto, per un revival del regime mussoliniano bisogna guardare a Mosca e non a Roma. Il regime di Vladimir Putin vanta diversi connotati della politica del Duce: dal culto organizzato dallo Stato di un unico leader alla coltivazione di un profondo senso di risentimento storico, passando per l’indottrinamento dei giovani e la demonizzazione del nemico. Senza dimenticare la propaganda delle bugie, come l’impronta nazista ucraina: “Per Putin gli ucraini non esistono realmente, sono solo una variante dei russi. Un’estetica di machismo marziale e massacro eroico e soprattutto, la pratica della feroce repressione in patria e della violenza genocida all’estero”. E tanti saluti ai compagni allarmisti.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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