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Pass vaccinale, il no dei medici, la Regione Lazio: lo devono rilasciare

La direttiva rimbalza da ieri nelle chat dei medici di base di Roma: non rilasciate il certificato del pass vaccinale, almeno fino a quando non si chiariranno i dubbi avanzati dal Garante della privacy. Alla Regione c’è preoccupazione. L’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, spiega che «non c’è motivo di rifiutare il pass, basta che sia chiaro il consenso del paziente». Eppure la Fimmg (federazione medici di medicina generale) è stata categorica: «Invitiamo i medici di famiglia a soprassedere al rilascio di certificazioni inerenti il Green Pass, in attesa di maggiori chiarimenti», si legge nella nota spedita ai camici bianchi il 26 aprile. «Tutto questo – prosegue la circolare – a seguito del provvedimento di avvertimento in merito ai trattamenti effettuati da parte del Garante per la protezione dei dati personali».

Niente pass dal dottore di famiglia quindi. «Fino a quando non ci sarà un pronunciamento definitivo sulle questioni sollevate dall’Authority, non rilasceremo il certificato», ribadisce Giampiero Pirro, medico di Portonaccio e responsabile comunicazione della Fimmg di Roma. «Firmeremo il semplice attestato vaccinale – precisa – che non è il pass, e solo per le poche iniezioni avvenute negli studi medici, non per quelle degli hub. Non rilasceremo nemmeno il certificato di avvenuta guarigione dal Covid», un documento che interessa oltre 270mila cittadini nel Lazio.

Green pass, come ottenerlo: necessarie due dosi di vaccino o tampone negativo

IL CONSENSO
Dalla Pisana ieri è arrivata una prima risposta: «Non c’è motivo di rifiutare la certificazione se il medico viene espressamente autorizzato dal suo assistito», replica l’assessore alla Sanità, D’Amato. Di fatto, aggiunge, «non è un rilascio, è una condivisione del dato, con il consenso dell’assistito. Significa che se un anziano autorizza il proprio medico, il dottore manda via mail il certificato vaccinale al proprio paziente. Tutto qui. La logica del fascicolo sanitario è proprio quella di agevolare il rapporto tra medico e assistito». Invece la questione, anziché semplificarsi, inaspettatamente si ingarbuglia.
Il 15 aprile la Pisana ha attivato la piattaforma per scaricare il certificato che permette di spostarsi liberamente tra regioni di colore differente. Solo il primo giorno sono stati riversati sul portale 100mila attestati. Ma chi non ha la possibilità di collegarsi al pc – pensiamo ai più anziani – oppure chi è guarito dal Covid, deve ricorrere al dottore di famiglia. Operazione, per ora, congelata dalla burocrazia.

LE CONTESTAZIONI
Il 22 aprile il Garante della privacy ha inviato un avvertimento formale a tutti i ministeri e a Palazzo Chigi. Con diverse contestazioni. «La norma – si legge nella nota ufficiale – presenta criticità tali da inficiare la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia». Nello specifico, per l’Autorità il decreto del pass non rispetta i principi di tutela dei dati personali previsti dal regolamento Ue. Da qui la richiesta di cambiare la norma, «con un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone».
In attesa di capire le mosse del governo, i camici bianchi ripongono i blocchetti nel cassetto. «Non rilascio alcun certificato, soprattutto se il paziente non è stato vaccinato da me», attacca Michele Lepore, dottore di base con 1.600 mutuati tra il Tufello, Monte Sacro e Vigne Nuove. «La questione andava condivisa e affrontata con noi medici e non calata dall’alto. Non ci resta che aspettare le decisioni sia a livello regionale che nazionale». Per Fabio Valente, medico di famiglia di Ostia e vice coordinatore delle Uscar, le unità speciali che si occupano di tamponi e vaccini a domicilio, «non spetta certo a noi medici risolvere una questione che investe la libertà di spostamento. Sul passaporto c’è troppa confusione».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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