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Papa Francesco: “La pandemia ha accresciuto in tutto il mondo il senso di smarrimento”

“Questo tempo di pandemia ha accresciuto in tutto il mondo il senso di smarrimento. Dopo una prima fase di reazione, in cui ci siamo sentiti solidali sulla stessa barca, si è diffusa la tentazione del “si salvi chi può”. Ma grazie a Dio abbiamo reagito di nuovo, con il senso di responsabilità. Veramente possiamo e dobbiamo dire “grazie a Dio”, perché la scelta della responsabilità solidale non viene dal mondo: viene da Dio; anzi, viene da Gesù Cristo, che ha impresso una volta per sempre nella nostra storia la ‘rotta’ della sua vocazione originaria: essere tutti sorelle e fratelli, figli dell’unico Padre”. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia per i vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nel Te Deum di ringraziamento per l’anno trascorso.

Il Pontefice ha quindi parlato del Natale e dello stupore che provoca in ognuno di noi : “E’ così: non si può celebrare il Natale senza stupore. Però uno stupore che non si limiti a un’emozione superficiale – questo non è stupore – legata all’esteriorità della festa, o peggio ancora alla frenesia consumistica. Se il Natale si riduce a questo, nulla cambia: domani sarà uguale a ieri, l’anno prossimo sarà come quello passato, e così via. Vorrebbe dire riscaldarsi per pochi istanti a un fuoco di paglia, e non invece esporsi con tutto il nostro essere alla forza dell’Avvenimento, non cogliere il centro del mistero della nascita di Cristo”, ha sottolineato il Pontefice.

“Lo stupore cristiano non trae origine da effetti speciali, da mondi fantastici, ma dal mistero della realtà: non c’è nulla di più meraviglioso e stupefacente della realtà! Un fiore, una zolla di terra, una storia di vita, un incontro… Il volto rugoso di un vecchio e il viso appena sbocciato di un bimbo. Una mamma che tiene in braccio il suo bambino e lo allatta. Il mistero traspare lì”.

Nell’omelia, Bergoglio ha quindi parlato di Roma: “Sembra che tutti si sentono fratelli; in un certo senso, tutti si sentono a casa, perché questa città custodisce in sé un’apertura universale. Oso dire: è la città universale. Viene dalla sua storia, dalla sua cultura, principalmente dal Vangelo di Cristo, che qui ha messo radici profonde fecondate dal sangue dei martiri, cominciando da Pietro e Paolo. Ma anche in questo caso, stiamo attenti: una città accogliente e fraterna non si riconosce dalla “facciata” – ha sottolineato il Papa che è il vescovo di Roma – dalle parole, dagli eventi altisonanti. No. Si riconosce dall’attenzione quotidiana, “feriale” a chi fa più fatica, alle famiglie che sentono di più il peso della crisi ,alle persone con disabilità gravi e ai loro familiari, a quanti hanno necessità ogni giorno dei trasporti pubblici per andare al lavoro, a quanti vivono nelle periferie, a coloro che sono stati travolti da qualche fallimento nella loro vita e hanno bisogno dei servizi sociali, e così via. E’ la città che guarda a ognuno dei suoi figli, a ognuno dei suoi abitanti. Anzi, a ognuno dei suoi ospiti”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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