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Pagani: ecco come nascono le sue hypercar da sogno

Per i Gazzetta Motori Days, Horacio Pagani ci ha aperto le porte del suo studio-laboratorio-fabbrica, il luogo dove nascono le fuoriserie che fondono prestazioni, stile, ricercatezza ed esclusività

Pagani Automobili è sinonimo di emozione pura. Prestazioni figlie delle soluzioni ingegneristiche più estreme, combinate con l’esclusività trasmessa dall’accuratezza della lavorazione artigianale. In occasione dei Gazzetta Motori Days, Horacio Pagani, l’uomo che da bambino sognava di costruire l’auto più bella del mondo, ci ha aperto le porte del luogo dove nascono le sue leggendarie hypercar.

La nonna

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Horacio Pagani ci attende in un’area del museo omonimo in cui è allestita la replica della sua prima officina, una piccola area di 8 metri per 10 in cui sono sparsi i primi concept da lui costruiti. La visita prosegue nello stanzone dove sono esposte le hypercar, a partire dal concept definito “la nonna”, la prima auto movente firmata Pagani. “Avevamo pochi soldi per lo sviluppo e utilizzavamo lei per fare tutto. Siamo partiti con un motore da 400 Cv con cui abbiamo percorso un milione di chilometri. Per il mio compleanno l’hanno completamente restaurata e me l’hanno consegnata con la scritta Zonda La Nonna”.

Come nasce il sogno Pagani?
“L’idea di costruire auto a Modena era un sogno che avevo da quando vivevo in Argentina. Io sono nato nella Pampa, dove non c’è cultura automobilistica, mi informavo tramite le riviste nelle quali si parlava di supercar come la Ferrari, e tutte avevano lo stesso comune denominatore, ovvero Modena. Da li nacque il sogno di venire a costruire auto a Modena, ma ero veramente un ragazzino.”

Come si conciliano bellezza ed eleganza con le prestazioni e le soluzioni ingegneristiche più estreme?
“Sicuramente sono discipline che spesso camminano su binari paralleli e per risolvere i problemi ci vogliono volontà e curiosità. Il braccio di una sospensione, ad esempio, è un elemento puramente tecnico, ma se viene fatto anche bello esteticamente assume quasi una doppia funzione, ovvero quella di sostenere la ruota e di essere gradevole allo sguardo. Questo è stato l’aspetto più complicato nel percorso fatto fino ad ora, ovvero quello di trasmettere questo tipo di mentalità a designer e ingegneri che venivano a lavorare qui.”

Come nasce il concept di una vettura? Qual’è la filosofia che ispira il design?
“Tra gli obiettivi del design c’è quello di migliorare la qualità della vita. Noi partiamo dal principio di creare qualcosa che piaccia alle persone, non per forza a noi. Designer, ingegneri meccanici, elettronici, esperti in materiali speciali, qui da noi convivono tutti nello stesso ambiente. Lo stesso dove da anni vengono sviluppate le idee, un tempo solo su carta, mentre oggi siamo agevolati dalla tecnologia, dal numero di dipendenti, dalle risorse maggiori”.

Il rapporto con le proprie auto è vissuto con passione, ma senza farsi travolgere dalle emozioni?
“Sono molto critico con le mie auto, faccio il mio lavoro con passione, ma non mi innamoro di oggetti così tecnici, potrebbe farmi perdere l’oggettività”.

Quindi Pagani, cosa è per lei?
“Ormai ci sono due Pagani. Uno è Horacio Pagani, l’altro è Pagani Automobili e spesso si incontrano. È sempre una sfida ed è gratificante avere un patrimonio di clienti che sono persone squisite, dalle quali c’è molto da imparare. La Pagani è un viaggio, il viaggio di una vita fatto di belle esperienze, belle persone incontrate e belle auto”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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