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Moreno Zebi ha validissime ragioni per accogliere a braccia aperte la galassia del tifo bianconero in procinto di tornare sugli spalti. L’impatto del dodicesimo uomo, si dirà, è sempre decisivo. Incontestabile, ma non esauriente. Non ora, mentre siamo alle prese col colpo decisivo da assestare alla pandemia.

La normalità si misura depennando le eccezioni e gli impianti sportivi vuoti o semivuoti erano una delle tante che stavano diventando assodate: se sei un atleta vivi per il contatto col pubblico, se sei un tifoso vivi per essere lì, a goderti lo spettacolo in presa diretta, da condividere con chiunque occupi un posto importante al tuo fianco. Perché il sale della vita è la passione che brucia: il covid ha provato a spegnerla per lunghi mesi. Non più. Forse. Magari. E’ per questo che serve esserci. Perché le squadre hanno bisogno dell’uomo in più da portare in campo, perché le società coi botteghini aperti possono rifiatare e perché i tifosi senza il loro mondo non sono gli stessi.

I campionati sono iniziati con le porte aperte e con gli spalti molto meno affollati di quanto sarebbe stato possibile. Scelte dei gruppi organizzati, famiglie in punta di piedi. Così era un pareggio e nello sport un pareggio è quasi sempre molto più simile a una sconfitta che a una vittoria. Serve di più e quel di più finalmente sta arrivando. Per questo Zebi fa benissimo a stare sulla porta a braccia aperte.

ilrestodelcarlino.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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