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Opel Ascona, gli anni Settanta del catalizzatore

Chissà se la cittadina svizzera di Ascona, sul Lago Maggiore nel Canton Ticino, ha mai dedicato una targa o una strada ad una delle vetture di fascia medio-alta più popolari del Vecchio Continente. Perché è proprio da questa ridente località popolata da circa cinquemila anime che la Opel di cui stiamo per parlare prende il nome. Non basterebbe un giorno intero per parlare della in generale della Ascona,, prodotta dal 1970 al 1988 in tre serie, mentre invece va sottolineato il fatto che fu la prima auto tedesca ad essere dotata di un catalizzatore sviluppato appositamente per il mercato europeo.
Era il 1984 e le forze di polizia della Renania-Palatinato presero in consegna la prima Ascona 1.8i con catalizzatore a tre vie prodotto in Europa qualche giorno prima di Natale, precisamente il 7 dicembre. Nel corso dell’anno successivo, Opel introdusse i catalizzatori su tutta la gamma di modelli: da Corsa, Kadett e Ascona, a Rekord, Monza e Senator. La casa automobilistica tedesca è stata così la prima europea a offrire catalizzatori standard a tre vie.
Ma perché questo sforzo immane? Perché il traffico europeo chiedeva tecnologia e qualità adeguate. Gli ingegneroni teutonici svilupparono quindi un catalizzatore adatto alle condizioni di guida europee, proprio come quando si era trattato di progettare la carrozzeria, le sospensioni, i motori e i freni.
“Per Opel, non si trattava solo di installare un catalizzatore nel sistema di scarico; la riduzione delle emissioni tramite catalizzatore rappresentava un’operazione complicata sugli “organi interni” dell’automobile”, raccontano alla Opel.

Le modifiche furono parecchie quando fu il momento di riprogettare l’auto. Il catalizzatore emette infatti molto calore quando raggiunge la sua temperatura di esercizio (600 gradi Celsius), e quindi i componenti sensibili al calore e l’abitacolo necessitavano di un sistema di protezione con schermi riflettenti. “Affinché il catalizzatore funzionasse alla massima efficienza, era richiesto un sistema elettronico di preparazione della miscela e una serie di controlli, che a loro volta rendevano necessarie ulteriori modifiche”, spiegano ancora alla Opel. “Anche il bocchettone di riempimento del serbatoio del carburante aveva bisogno di una riprogettazione per impedire ai guidatori di riempire erroneamente il serbatoio con benzina al piombo anziché senza piombo”.
L’investimento per poter realizzare tutto questo fu da capogiro. Opel spese oltre un miliardo di Marchi tedeschi, e di questi solo 100 milioni servirono per sviluppare nuovi banchi e apparecchiature di prova per la durata e i test ad alta velocità. Le nuove strutture includevano anche una “torre” di 13 piani dove potevano essere preparate oltre 130 auto contemporaneamente per i test delle emissioni. Gli standard prescrivevano che, prima della prova delle emissioni, ogni vettura dovesse essere conservata per almeno 12 ore a una temperatura compresa tra 20 e 25 gradi Celsius.
Insomma è una storia fatta di passione e tecnologia, senza le quali le attuali automobili non disporrebbero delle stesse caratteristiche a tutela dell’ambiente. Del resto Ascona – la cittadina non la macchina – guarda verso le Alpi innevate, dove l’aria pulita è un’esigenza irrinunciabile.
 

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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