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“Ogni bolletta è un dramma. Fermare subito la tempesta”

Gli incontri che ha avuto con lei da premier, Silvio Berlusconi li ricorda tutti. E quando ne parla appare commosso. «Elisabetta II – racconta – sapeva unire una straordinaria autorevolezza e uno stile inimitabile ad un garbo spontaneo, una viva simpatia e un sorprendente senso dell’umorismo. Scompare una figura di riferimento non solo per il Regno Unito ma per il mondo intero». Il primo pensiero non poteva non andare al lutto che ha colpito l’Inghilterra poi la commozione lascia il passo alle questioni del presente che non sono poche e preoccupano.

Presidente, il caro bollette è diventato il problema dei problemi. Nel centro-destra Salvini ipotizza uno scostamento di bilancio per dare subito un aiuto alle imprese. La Meloni non è d’accordo. Lei cosa ne pensa?

«La cosa fondamentale è intervenire subito. Se si può farlo evitando uno scostamento di bilancio naturalmente è molto meglio. Esistono altre strade possibili, per esempio un fondo per il finanziamento ultra-agevolato e garantito dallo Stato alle aziende distributrici di energia che si impegnino a limitare gli aumenti. Però lo ripeto, i tempi sono l’essenziale. Ogni bolletta che arriva ad una famiglia o ad un’impresa può scatenare un autentico dramma. La chiusura di un’azienda, la perdita di posti di lavoro, famiglie che non sanno più se pagare la bolletta o fare la spesa. Si rischia una nuova recessione, accompagnata in questo caso dall’inflazione. La tempesta perfetta, da fermare subito».

Naturalmente la linea dura della Russia contro l’Europa – o cambiate politica sull’Ucraina, o chiudo i rubinetti del gas – ripropone la questione delle sanzioni economiche. Anche qui Salvini ha qualche riserva, la Meloni invece è convinta che l’Europa e l’Occidente debbano tenere il punto. Lei che posizione ha?

«Bisogna fare tutto il necessario per evitare che l’effetto delle sanzioni si ripercuota in maniera grave sulle nostre economie. Sulle forme e sui modi delle sanzioni naturalmente ci possono essere opinioni diverse, ma in questo momento la solidarietà e la compattezza dell’Europa e dell’Occidente vengono prima di tutto. Naturalmente io spero che questa terribile situazione del conflitto ucraino si concluda al più presto e che la diplomazia prenda il posto delle armi. Non lo dico solo per ragioni economiche, che sono importantissime, lo dico anche perché mi risulta ogni giorno più difficile concepire che degli esseri umani facciano a degli altri esseri umani quello che sta accadendo in Ucraina. La guerra è davvero la follia delle follie, è la negazione della sacralità della persona, che per me è un principio fondamentale».

Le ho fatto due domande sui punti di vista diversi che convivono nel centro-destra. Lei è sempre riuscito a far convivere le diverse anime presenti nella coalizione. Crede che debba essere questa la funzione di Forza Italia?

«Da leader del centro destra la mia preoccupazione è sempre stata quella di fare sintesi delle sensibilità di tutti, a costo di rinunciare a qualche battaglia identitaria di Forza Italia. Non sempre i miei alleati di allora (penso a Fini e a Casini) mi hanno ripagato con lo stesso spirito costruttivo: è alle loro resistenze che si deve il fatto che alcune riforme importanti, dalla flat-tax alla giustizia, non siano andate avanti. Oggi le differenze ci sono, non siamo un partito unico, ma credo siamo animati tutti dalla volontà di mantenere gli impegni presi con gli Italiani. E papà Silvio ce la metterà tutta per convincere i figli suoi».

Oltre al ruolo di cerniera della coalizione Forza Italia, secondo me, ne ha uno ancora più delicato. Al di là di quello che dicono Salvini e la Meloni, Lega e Fratelli d’Italia rappresentano due versioni della destra italiana. Non per nulla il primo in Europa si ritrova insieme alla Le Pen mentre la seconda con gli spagnoli di Vox. In fondo nella coalizione il contributo moderato, liberale, europeista è garantito solo da Forza Italia. Un ruolo importante visto che il centro-destra si avvia, secondo tutti i pronostici, a vincere le elezioni. E’ questa la funzione che voi offrite agli italiani, la ragione per cui votare Forza Italia può essere considerato un voto utile per tenere in equilibrio il Paese?

«Lo ha detto lei, caro direttore. Noi costituiamo il centro nel senso europeo della parola, il centro del Partito Popolare Europeo che abbiamo l’orgoglio di rappresentare in Italia. Il Presidente del PPE, Manfred Weber, è venuto in Italia proprio per dirci che l’Europa si aspetta che noi svolgiamo questo ruolo importante. Quello di garantire, come lei dice, il profilo liberale, cristiano, garantista e io aggiungo europeista e atlantico del futuro governo del Paese. Siamo pronti a farlo, ma naturalmente lo potremo fare con tanto maggiore efficacia quanto più consenso ci daranno gli elettori italiani».

Ha il sospetto che l’aut aut posto dal Cremlino «sanzioni-gas» sia un modo per interferire nelle elezioni italiane, un modo per convincere un’opinione pubblica disorientata dall’aumento verticale delle bollette che quella in Ucraina non è la sua guerra?

«Col Presidente Putin io in passato ho provato a costruire un dialogo utile e importante per tutto l’Occidente. Voglio ricordare che nel 2002, agendo in pieno accordo con l’amministrazione USA e gli altri nostri alleati, eravamo giunti a quell’accordo Nato-Russia di Pratica di Mare che poneva fine ad oltre mezzo secolo di guerra fredda. E a riconoscimento del nostro ruolo, Americani e Russi accettarono che fosse firmato proprio in Italia, a Pratica di Mare. Era il 2002, allora sognavamo un mondo nel quale la democrazia liberale diventasse il sistema politico dominante e che l’unico competitore globale fosse la Cina ancora comunista. Non è andata così: oggi su 8 miliardi di essere umani sulla terra, meno di un quarto vive in sistemi democratici. Io ho provato a fare la mia parte anche successivamente quando tentai di far entrare la Federazione Russa nell’Unione Europea. Ma due stati europei dissero di no. La situazione si è rovesciata perché la Russia si è avvicinata al totalitarismo comunista cinese che, lo sappiamo bene, ha un programma di globalizzazione mondiale che continua a perseguire inesorabilmente».

Più si avvicina il voto e più la campagna elettorale diventa feroce. Ma l’esito scontato è stato determinato però da errori grossolani commessi dal centro-sinistra. Mentre il centro-destra è unito, loro sono divisi in tre tronconi. La responsabilità è di chi, vedi Letta, ha tentato di mettere insieme tutto e il contrario di tutto e si è ritrovato in mano un pugno di mosche per cui non gli resta che demonizzare il futuro governo di centro-destra evocando il fascismo e stravolgimenti alla Costituzione?

«La demonizzazione degli avversari è una pratica triste ma scontata da parte della sinistra: è l’unico modo che hanno per cercare di stare uniti ma credo che nessun elettore si faccia più convincere da questi argomenti. Però sta succedendo qualcosa di più grave: Enrico Letta e gli altri dirigenti del PD, nell’ansia di distinguersi da Renzi, stanno operando una trasformazione inquietante nel partito guida della sinistra italiana. Letta indica esplicitamente come modello il governo spagnolo, retto da una maggioranza fra i socialisti e Podemos, i grillini locali, e la sua politica fatta di vincoli alle imprese e di rigidità nel mercato del lavoro. Credo che Letta, consapevole di andare incontro a una grave sconfitta, cerchi di coprirsi le spalle dagli avversari interni della sinistra. Ma la cosa è ugualmente negativa perché in ogni caso il partito Democratico rimarrà la maggiore forza di opposizione, l’unica ad avere una presenza parlamentare significativa e a governare molte amministrazioni locali».

Non le fa impressione il comportamento di Giuseppe Conte e dei grillini? Nel giro di due settimane Conte si è dimenticato di essere stato Premier due volte in questa legislatura mentre i 5 stelle hanno rimosso il dato che sono stati il partito che è stato ininterrottamente al governo negli ultimi cinque anni, e sono tornati alle origini, a fare i barricadieri di professione. Ora anche con la benedizione di Trump. Non le pare una presa in giro?

«Conte si dimentica molte cose, anche di come ho aiutato il suo governo nel convincere l’Europa ad accettare di stanziare 209 miliardi per il PNRR italiano. Non sarebbe stato possibile senza l’impulso della signora Merkel e degli altri leader del PPE che io ho convinto. Ma del resto fare il leader di quello che resta dei Cinque Stelle è evidentemente un compito molto difficile».

Calenda e Renzi puntano a contendere a Forza Italia la rappresentanza di un centro moderato e liberale, quanto sono credibili? Esiste lo spazio per una politica stile Macron in Italia?

«Credo che si tratti di un paragone un po’ svilente per il Presidente Francese, un leader politico che ha un ruolo importante in Europa. Mi limito ad un’osservazione: il cosiddetto centro di Calenda e Renzi, qualunque sia il suo risultato elettorale, avrà pochissimi rappresentanti in parlamento, e sarà del tutto ininfluente ai fini di una maggioranza. Tutti sono consapevoli che le elezioni le vincerà il centro-destra con largo margine. Quindi l’unica componente di centro che condizionerà il futuro governo del Paese, e che avrà un ruolo politico davvero importante, è Forza Italia. Anche perché nella prossima maggioranza saremo numericamente e politicamente decisivi. Non è dunque difficile capire per un elettore centrista quale sia il vero voto utile, per far valere nell’azione di governo i principi liberali e cristiani. Quello per noi, per Forza Italia».

Dopo il referendum la questione giustizia è tornata di nuovo nel limbo. Lei però dice che la riforma della giustizia è uno dei principali obiettivi del prossimo governo di centro-destra. Per questo compito lei vedrebbe meglio come Guardasigilli un tecnico o un politico?

«Vedo assolutamente meglio un garantista che sappia ben operare per diminuire la durata dei processi entro i 400 giorni europei, che consolidi la presunzione di innocenza, che introduca la inappellabilità delle sentenze di assoluzione e che parifichi i diritti degli avvocati dell’accusa, i PM di oggi, con quelli degli avvocati della difesa».

Tutti parlano della Meloni come del prossimo Premier, considerano la sua nomina quasi figlia di un automatismo. Lei la pensa allo stesso modo o è ancora presto?

«Non c’è nessun automatismo, ovviamente: la nomina spetta solo al Capo dello Stato. Da parte nostra ci atterremo a quando abbiamo concordato: proporremo al Presidente della Repubblica il nome indicato da chi avrà ottenuto, nell’ambito della nostra coalizione, il maggior numero di voti».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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