Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Obiettivo di Cts e governo: evitare una nuova Lombardia

Marco Cantile via Getty Images

CASAL DI PRINCIPE, ITALY – 2020/07/04: The Italian Minister of Health, Roberto Speranza, speaks at the Don Diana National Award, organized by don Diana House, an anti-mafia association based in a villa seized from the organized crime Camorra. (Photo by Marco Cantile/LightRocket via Getty Images)

Tamponi rapidi negli studi dei medici di base e dei pediatri di famiglia e riduzione, dai 21 attuali a un massimo di 5, degli indicatori che consentono di monitorare l’andamento dell’epidemia e dunque di programmare le risposte per fermare il contagio.

Sarà incardinata su queste due questioni la riunione del Comitato tecnico scientifico fissata per domani su richiesta del ministro della Salute, Roberto Speranza, nella quale ministro ed esperti, alla luce della crescita esponenziale che si è registrata negli ultimi giorni nei numeri dei contagi e tenendo presenti anche quelli che saranno i dati del bollettino di oggi, valuteranno le scelte da compiere e le misure da mettere in campo per tentare di frenare la crescita della curva epidemica. La parola d’ordine è “velocità”, il timore “che alcune regioni, soprattutto al Sud, facciano la fine della Lombardia nella prima fase”, dicono ad HuffPost dallo staff di Speranza.

L’obiettivo è cercare di evitare un nuovo lockdown, per questo – come ha detto oggi il ministro – “serve di nuovo un profondo contributo di tutti” e, dopo l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto, si valuteranno altre restrizioni, che dovrebbero essere definite nella riunione di domani col Cts. Per accelerare la capacità di reazione si discuterà sull’ipotesi di abbassare dai 21 attuali a un massimo di 4 o 5, il numero degli indicatori dei dati forniti al Governo dalle Regioni – e a queste ultime dagli Enti locali – sulla base dei quali si monitorano le situazioni, stabilendo il grado di rischio, per poi programmare interventi e risposte specifiche. Un sistema complesso che però – specie se, come è avvenuto, non sempre sono stati forniti tutti i dati – non consente risposte rapide “che sono quelle che servono oggi, in una situazione di emergenza”, ragionano al Ministero della Salute. Emergenza, quella in corso, acuita dal fatto che tanti ospedali non sono stati organizzati secondo le regole anti contagio che prevedono una distinzione netta tra percorsi Covid e percorsi Covid free. Col rischio che, come è accaduto in Lombardia nei mesi più critici della prima fase della pandemia in corso, gli ospedali si trasformino in focolai, centri propulsori del contagio. E stavolta al Sud, dove il sistema sanitario è storicamente più fragile rispetto a quello del Nord. “Con 4 o 5 indicatori sarà più facile monitorare la situazione e procedere con risposte rapide”, spiegano dallo staff di Speranza.

Altra strada per velocizzare il sistema di testing ormai ingolfato – coi drive-in al collasso, le file infinite per sottoporsi al test e l’esito che arriva dopo giorni e giorni – sarà puntare sui test rapidi, che si potranno fare negli studi dei medici di base e dei pediatri di famiglia, con modalità che sarà il Governo a dover definire. L’obiettivo è alleggerire la pressione sulla rete sanitaria, che comincia a sentirsi anche nei pronto soccorso e negli ospedali. Alle prese, questi ultimi, pure con le difficoltà che si registrano, via via che i posti letto vengono occupati, nei reparti di terapia intensiva. Un problema che affligge in particolare le strutture ospedaliere del Sud, come ha segnalato ieri anche il presidente dell’Associazione Anestesisti e Rianimatori Aaroi-Emac, Alessandro Vergallo. Regioni più a rischio, Campania e Lazio. Oggi, stando a quel che risulta ad HuffPost, il Cts avrebbe ricevuto segnalazioni di un possibile peggioramento della situazione da tre grandi e importanti strutture di Roma: l’Ospedale del Celio, il “Gemelli” e l’”Umberto I”.

Il contagio corre troppo velocemente, serve una reazione – e risposte – altrettanto rapide. Per questo nel Dpcm che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si appresta a firmare, saranno inserite altre misure, rigorose almeno quanto l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. L’ultimo passo “prima di arrivare – si sottolinea – a decisioni radicali” che inciderebbero pesantemente sulla vita sociale ed economica del Paese. Il ragionamento che, numeri alla mano, si fa in queste ore, è semplice: la situazione rischia di sfuggire di mano e, considerato che non si è ancora entrati nella stagione influenzale – che potrebbe avere il picco tra febbraio e marzo – potrebbero servire misure per 6 mesi. Dunque serve muoversi ora, con interventi “mirati e localizzati”.

Si ragionerà, dunque sulla possibilità di rafforzareil distanziamento con ‘zone rosse’ locali, potenziamento dello smart working e chiusuradelle scuole a seconda del numero di contagi registrati. Stretta accompagnata dalla contrazione degli orari di apertura di locali, di bar e ristoranti, e da nuove regole sullemodalità di frequentarli. Lo stazionamento al di fuori di bar e locali, per esempio, potrebbe essere vietato. Ma sul tavolo c’è anche l’ipotesidivietaregli spostamenti tra le regioni e ridurreil numero delle ore di lezione in presenza a scuola. Ancora, una serie di restrizioni potrebberolimitare il numero massimo di invitati a cerimonie come i matrimoni e a cene e feste in case private. “Chi sostiene che le misure di prevenzione siano soltanto lacci e lacciuoli dice una enorme sciocchezza – ha detto stamattina Speranza – Soltanto un Paese sicuro può correre più veloce e ripartire con più energia e determinazione”. Ma ora bisogna correre per metterlo in sicurezza.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *