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Nsu Ro 80: perchè l’auto con motore rotativo non ebbe successo

Il propulsore Wankel destò la curiosità di molte Case. L’auto fu persino premiata “Auto dell’Anno” nel 1968, ma la fragilità del rotativo condannò il marchio Nsu

Quando apparve nel 1967, la Nsu Ro 80 rappresentò uno shock per il mercato automobilistico. Uno shock simile a quello provocato nel 1955 dalla Citroen Ds. Si trattava infatti di un mezzo che appariva di una generazione avanti rispetto al parco circolante. Ovviamente il suo fulcro era il propulsore Wankel, che a quell’epoca veniva considerato il motore del futuro. Nelle intenzioni della Nsu, la Ro 80 doveva essere il manifesto viaggiante dell’innovativo motore rotativo, di cui la casa tedesca, grazie ad un accordo di collaborazione con l’ingegnere Felix Wankel stesso, deteneva il brevetto. General Motors, Ford, Mercedes, Citroen, Nissan e Mazda avevano già acquisito da Nsu i diritti per svilupparne la tecnologia, e la casa tedesca, fino ad allora celebre per le moto e per le utilitarie bicilindriche “Prinz”, presentava il suo capolavoro, che avrebbe dovuto convincere definitivamente dei vantaggi del rotore.

Nsu Ro 80: il motore rotativo

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In effetti questo propulsore, il cui principio di funzionamento vede un rotore a tre lobi ruotare eccentricamente intorno all’albero motore, generando con il suo movimento camere di lavoro, all’interno delle quali si compiono ciclicamente le quattro classiche fasi di aspirazione, compressione, combustione/scoppio e scarico, presentava degli indubbi vantaggi: silenziosità, assenza di vibrazioni, fluidità e leggerezza, dovute alla maggiore semplicità costruttiva rispetto ad un motore tradizionale, oltre ad una potenza specifica elevata (anche se con minore coppia). In linea teorica, il Wankel doveva anche garantire una manutenzione semplificata e costi di produzione inferiori, avendo pochissime parti in movimento.

Nsu Ro 80: Auto dell’Anno nel 1968

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La Nsu Ro 80 disponeva anche di altre soluzioni innovative, a cominciare da un design modernissimo, luminoso ed aerodinamico, favorito anche dagli ingombri limitati del motore. C’erano poi quattro freni a disco, un cambio a tre rapporti con frizione semiautomatica, sofisticate sospensioni indipendenti sulle quattro ruote, servosterzo e una plancia razionale e moderna. In virtù di queste qualità, la Ro 80 venne premiata nel 1968 dalla stampa mondiale con l’allora ambitissimo titolo di “Auto dell’Anno”. Nonostante per prezzo andasse a scontrarsi con vetture di classe come Jaguar Xj6 e Mercedes 280Se, rispetto alle quali i 115 Cv del suo rotativo 995cc (equivalenti circa a 2000 cc di un propulsore convenzionale) la facevano arrancare, la Ro 80 venne valutata molto positivamente grazie alla sua modernità, al confort ed alla tenuta con poco sottosterzo nonostante la trazione anteriore.

Nsu Ro 80: un problema non da poco

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Purtroppo, l’ammiraglia Nsu si scontrò con una affidabilità catastrofica. Probabilmente non è vera la leggenda che quando due guidatori di Ro 80 si incrociavano erano soliti scambiarsi segno con le mani di quanti motori avessero sostituito, ma è un fatto che le rotture furono tantissime, principalmente dovute al cedimento dei segmenti di tenuta. Oltre che una pessima fama, queste rotture portarono ad una catastrofe finanziaria. Migliaia di motori dovettero essere sostituiti. Oltretutto, si narra che molti proprietari alla soglia del fine garanzia facevano scoppiare i propulsori per averne di nuovi e più affidabili. Insomma, tutti i guadagni che la tecnologia Wankel aveva garantito alla Nsu furono erosi dalla superficialità progettuale e la casa nel 1969 si trovò nella necessità di essere assorbita dal gruppo Volkswagen/Audi.

Nsu: la fine del marchio

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Dal 1974, con la crisi energetica, il poco parsimonioso (ed inquinante) Wankel riceve in tutto il mondo una batosta, raffreddando gli entusiasmi sul suo futuro e le vendite della Ro 80 scendono drasticamente. Che i problemi di affidabilità non fossero del tutto superati lo dimostra la Citroen Gs Birotor del 1973, i cui 873 esemplari, con motore di derivazione Nsu, vennero quasi tutti ritirati e distrutti dalla casa nel giro di due anni. L’ultima Ro 80, l’esemplare 37.242, esce dalle catene ad aprile 1977, donata al Deutsches Museum di Monaco. È anche, dopo quasi 90 anni, l’ultima volta che compare il marchio Nsu, in quanto la K70, con un tradizionale motore a quattro cilindri (dove K stava per “Kolben”, cioè pistone, mentre Ro significava “Rotationskolben”, ossia pistone rotante), prevista come modello di congiunzione tra Prinz e ammiraglia, era già stata presentata come Volkswagen. Scomparsa la Nsu, dopo gli Anni Settanta la tradizione del Wankel fu proseguita dalla sola Mazda.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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