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Nel paese delle Langhe trasformato in Far West la gente ha già assolto il gioielliere pistolero

I colpi secchi, le urla in strada. È un paese tramortito Gallo, frazione di Grinzane Cavour, mentre osserva due corpi a terra sull’asfalto, quello che resta di una rapina in gioielleria finita nel peggiore dei modi. “Una persona mite e altruista, buona, che aveva già subito in passato una rapina molto violenta”, si affrettano a dire lì attorno, già assolvendo chi ha sparato, Mario Roggero, 67 anni, prima ancora che le indagini siano iniziate.

Il sindaco

“Li conosciamo bene, la loro è una famiglia storica del paese che gestisce un’attività molto conosciuta – dice il sindaco Gianfranco Garau di Grinzane Cavour – Siamo molto colpiti da quello che è accaduto, naturalmente, ma su come si sono svolti i fatti sono in corso le indagini e quindi è presto per fare qualunque valutazione. Posso solo dire che è stata presa di mira una famiglia onesta e perbene, ora sotto choc”.

Paola Roggero, la figlia del gioielliere (ansa)

Prima che i carabinieri arrivassero a chiudere la strada per i rilievi, in molti sono rimasti sui marciapiedi, atterriti di fronte ai due corpi sull’asfalto. “Mi batte il cuore – dice una ragazza – è stato terribile: ho avuto paura di morire”.

Scene da Far West

Qualcuno tira fuori i cellulari e immortala la scena da Far West. Un cadavere lungo la linea di mezzeria a faccia in giù, l’altro appena voltato l’angolo in mezzo alle macchine parcheggiate. Il terzo bandito, raccontano i testimoni, in fuga – ferito – a piedi verso Alba, forse in mezzo ai campi. E rintracciato nella notte a Savigliano, trenta chilometri più a Ovest, dove ora è ricoverato in ospedale.

Il gioielliere Mario Roggero 

La dinamica per certi versi è semplice. Sono le sei e mezza di sera quando il traffico sulla strada principale, via Garibaldi, che da Alba porta a Diano, inizia a infittirsi ed è proprio nel via vai dell’ora di punta che una banda di tre malviventi si infila in gioielleria. In quel momento nel negozio ci sono, oltre al titolare, anche la moglie e la figlia. Dalle prime testimonianze sembra che i rapinatori abbiano sfoderato delle pistole puntandole contro la famiglia di gioiellieri. Ed è stato a quel punto che Roggero deve aver agito e nella colluttazione ha tirato fuori la pistola. Una vicenda che per certi versi ricorda quanto accaduto due anni fa a Pavone, alle porte di Ivrea, quando un tabaccaio aveva freddato un ladro in fuga.

Il puzzle della ricostruzione

Tuttavia in una ricostruzione che a grandi linee sembra fatta, ci sono diversi passaggi molto delicati sulle responsabilità di quello che è accaduto, per capire se possa sussistere la legittima difesa. E il punto fondamentale è che i rapinatori, usciti senza bottino, sono stati uccisi quando erano fuori dal negozio, già in fuga. Molti testimoni sono usciti in strada quando hanno sentito i colpi. “Stavamo preparando i lavori del Consiglio comunale, quando abbiamo sentito gli spari in strada e siamo scesi per vedere cosa fosse successo, perché il municipio è vicino alla gioielleria”, continua il sindaco.

Il precedente di sei anni fa

Stavolta Mario non ci ha più visto. Gli hanno di nuovo toccato la moglie e la figlia”, dice un compaesano. Nessuno ha scordato, infatti, quanto accaduto nel maggio 2015, quando due banditi, tra cui uno vestito da donna, avevano sequestrato il titolare e la figlia legandoli con delle fascette di plastica e malmenandoli fino a spaccargli il naso, prima di portar via tutto il bottino contenuto nella cassaforte.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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