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“Nebbie fitte sulle elezioni Usa”. La guerra per il dopo Trump

L’assalto al Campidoglio dei sostenitori del presidente Donald Trump ha lasciato sgomento tutto il mondo. Per la rubrica il bianco e il nero abbiamo chiesto l’opinione dei giornalisti Gad Lerner e Maria Giovanna Maglie.

Cosa pensa di quanto accaduto ieri a Capital Hill?

Lerner: “Penso che sia stato un episodio ai limiti del golpismo, di natura certamente eversiva. Come tale concepito, convocato e benedetto dal presidente Trump e ciò conferma la natura spinto-eversiva della sua leadership”.

Maglie: “Penso che sia stato un episodio di violenza estrema, frutto di due mesi di esasperazione popolare per delle elezioni che sono avvolte da una fitta ombra di dubbi e che più di metà della popolazione americana ritiene un imbroglio o una truffa”.

Ma questi rivoltosi sono dei pericolosi rivoluzionari oppure semplici mitomani e pagliacci?

Lerner: “Anche le camicie nere che marciavano su Roma avevano un aspetto da pagliacci. Anche le camicie verdi che organizzavano le ronde e proclamavano la secessione della Padania dalla Repubblica italiana portavano le corna come qualcuno dei delinquenti di ieri. È squadrismo quel che, purtroppo, la destra liberale, purtroppo colpevolmente, la destra liberale ha cercato di minimizzare come se si trattasse di folklore. Non c’è niente di folkloristico nello squadrismo che abbiamo vito a Capital Hill”.

Maglie: “Né l’uno né l’altro. Sono la frangia più esasperata ed estremista di un popolo profondamente deluso dei risultati elettorali che li ritiene frutto di un imbroglio. I più facinorosi hanno capeggiato una marcia di massa e hanno voluto questa forma di degenerazione. Non sono stati particolarmente intelligenti nel farlo perché provocato la reazione del mondo contro l’intero movimento, però era scontato che accadesse. Vorrei ricordare che il 3 novembre sono arrivati circa 100 milioni di voti postali raccolti in deroga alla Costituzione che li prevede solo per casi eccezionali: diplomatici, militari in missione e luoghi nei quali è impervio muoversi per ragioni metereologiche. Il Covid ha fatto sì che alcuni Stati decidessero di estendere a dismisura il voto postale, attingendo i nomi dall’anagrafe e non dai registri elettorali. Questo ha generato una serie di falsi non controllabili”.

C’è una narrazione esagerata quando si parla di attacco al cuore dell’America?

Lerner: “Cosa può esserci di meno che attaccare e occupare l’Aula del Parlamento trasformandola in un bivacco di un manipolo di squadristi, come avrebbe detto Mussolini poco meno di un secolo fa? Cosa dovevano fare di più perché si considerasse questo gesto come un attentato supremo e inaccettabile per le regole democratiche?”.

Maglie: “La reazione è esagarata per due motivi. Il primo strettamente strumentale e manipolativo: cercare di coprire qualunque dibattito sul modo in cui è avvenuta la vittoria di Biden, addossando tutta la colpa al ‘popolo bue’, al ‘branco di miserabili’ come Hillary, a suo tempo, definì il popolo di Trump. La seconda ragione di profonda ignoranza della storia e della struttura degli Stati Uniti d’America è che, tanto col secondo emendamento che dà il diritto di essere armati quanto con la dichiarazione d’indipendenza e nella Costituzione, si prevede la ribellione del popolo contro lo Stato se ci sono elementi di tirannia. E i brogli elettorali sono considerati elementi di tirannia provata”.

Secondo lei Trump è colpevole? E se sì, quanto?

Lerner: “Non abbiamo bisogno di giudicarlo noi perché lui, attribuendo la qualifica di patrioti a questa descamisados che sono quasi come una sua truppa irregolare, rivendica di essere una incarnazione moderna del fascismo inteso come potere che si esercita attraverso la forza. Sulle loro bandiere c’era scritto “Trump” e lui, anche dopo aver verificato quel che avevano fatto, li ha chiamati patrioti anziché delinquenti”.

Maglie: “Trump ha sicuramente istigato una prova di forza popolare perché, dopo aver tentato per due mesi qualunque forma di ricorso legale ed esserselo visto bloccato, anche quando i ricorsi erano del tutto legittimi perché il sistema ha reagito chiudendosi a riccio (anche se non è ancora finito), ha ritenuto che la sua prova di forza nel Paese e nei confronti del Partito Repubblicano andasse tentata fino in fondo. Se la domanda è: ‘Trump è colpevole di aver chiamato la piazza?’ Sì, lo è. La piazza aveva tutto il diritto di esprimersi? Sì”.

Secondo lei Trump come andrebbe defenestrato?

Lerner: “Credo che ci sia una colpa che qualche storico ha già definito la viltà dei moderati nel Partito Repubblicano che per convenienza ne ha subìto un’egemonia totale anche quando Trump contravveniva alle sue tradizioni e la sua cultura politica. È evidente che quest’uomo è pericoloso e non ha diritto di stare alla Casa Bianca. Vuole apparire l’eversore, il goplista e il fascista che è e credo che non so se da qui al 20 gennaio si riesce a mandarlo via, ma sarebbe più che legittimo farlo”.

Maglie: “Questa domanda è alquanto peregrina perché Trump, che partecipi oppure no alla trasmissione delle consegne, tra dodici giorni va a casa. Non credo che in dodici giorni possa sovvertire il sistema. Anche i tempi materiali per la scrittura della richiesta di sostituzione con il vice Pence sono burocraticamente superiori ai 12 giorni. Tenteranno di far fuori Trump per via giudiziaria, visto che politicamente è tutt’altro che finito”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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