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‘Ndrangheta, arrestato in Brasile Rocco Morabito: era il numero 2 dei latitanti italiani dopo Messina Denaro

È finita la fuga del superbroker della droga Rocco Morabito. Il Tamunga, così era noto fra la Calabria e Milano dove ha mosso i suoi primi passi da grande trafficante, è stato individuato dagli investigatori del Ros nel Nord del  Brasile, coordinati dalle procure antimafia di Reggio Calabria e di Torino, a Joao Pessoa, capitale dello stato brasiliano di Paraiba insieme ad un altro latitante, Vincenzo Pasquino.  

Attualmente considerato il più noto narcobroker della ‘Ndrangheta in circolazione e in ordine di importanza il secondo latitante più ricercato dopo Matteo Messina Denaro, Morabito, in Italia già condannato a 30 anni per narcotraffico, era sparito nel giugno del 2019, a pochi giorni dall’estradizione in Italia, con un’evasione da film dal carcere di Montevideo. Le ultime notizie su di lui, almeno ufficialmente, le aveva date Elida Ituarte, la donna che nel giugno 2019, in piena notte, se lo era ritrovato in casa.  

Il Tamunga, insieme ad alcuni complici, era fuggito dal tetto del carcere di Montevideo, casa circondariale nel pieno centro della capitale, per atterrare sulla veranda dell’abitazione  più vicina. Modi garbati ma decisi, il superbroker della coca ha ripulito la signora di tutti i contanti che aveva in casa, poi dopo essersi scusato per l’irruzione, è sparito. “Mia figlia sta molto male”  ha detto a mo’ di scusa alla signora prima di ripulirle cassetti e portafoglio. Poi è diventato vento. Chi quella notte è evaso con lui, nel corso dei mesi è stato catturato. Lui no. Sparito, senza lasciare alcuna traccia. 

 A quasi due anni da quella notte di fine giugno 2019, il Ros dei carabinieri, con il supporto della Fbi  e della Dea statunitense, lo ha individuato a Nord del Brasile, lì dove a gestire la frontiera è secondo fonti latinoamericane Primeiro Comando da Capital, l’organizzazione che con le sue “sintonias” si è allargata a macchia d’olio fra Brasile e Uruguay e negli ultimi anni, secondo fonti brasiliane, avrebbe sviluppato una serie di traffici con i clan calabresi. Se è in che misura ci siano mai stati contatti fra il Pcc e la rete di Morabito non è dato sapere. Ma al momento, sulla sua cattura filtrano solo notizie parziali. 

Sopracciglia folte che sempre lo hanno tradito, ‘U Tamungà – soprannome curioso, forse legato al Dkw Munga, fuoristrada militare tedesco, considerato pressoché indistruttibile, con cui pare che da giovane scorrazzasse per le strade di Africo – giovanissimo è approdato a Milano dove ha cambiato modi e pelle, ma non missione. Volto noto fra gioventù dorata milanese, l’allora giovane “africoto” – erede di una dinastia mafiosa che ha scritto di proprio pugno la storia della ‘Ndrangheta – ha tessuto la sua tela per portare avanti l’attività di famiglia, il narcotraffico. Poi, quando gli investigatori si sono fatti troppo vicini, è diventato un’ombra.  

Arrivato in Uruguay nel 2002, “U Tamunga” si è installato a Punta del Este, una delle più note località turistiche dell’Uruguay. E come a Milano, non ha rinunciato ad una vita di lussi. Base a Punta del Este, nei pressi dell’esclusivo quartiere di Beverly Hills, scopiazzato in tutto e per tutto dall’omonima città californiana, Morabito per anni ha vestito i panni dell’imprenditore Francisco Antonio Capeletto Souza, attivo nel settore dell’import-export e nella coltivazione intensiva di soia. Un’identità di copertura che ha resistito anni, fino alla sua individuazione nel ricco sobborgo di Punta del Este, dove viveva tranquillo dopo 23 anni di latitanza. Poi l’arresto nel 2017 nella hall di un lussuoso hotel di  Montevideo. Ma in carcere ci è rimasto poco. Giusto il tempo di tessere la tela necessaria per trasformarsi nuovamente in un fantasma, operativo fra Uruguay e Brasile. Ma ancora una volta è stato stanato.  

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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