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Motori elettrici ea idrogeno, banda larga, indotto in Valle Ufita e più soldi agli operai: «IIA, costruiamo il Polo del Tpl sostenibile con il Recovery»

Un accordo sindacato-imprenditori-politica per trasformare Industria Italiana Autobus nel Polo del trasporto pubblico ecosostenibile con i fondi del “Recovery”. La proposta, chiara e circostanziata, arriva dalla Fiom Cgil di Avellino, appena affermatasi nel Consiglio di fabbrica dell’azienda di Valle Ufita. E suona come una sfida al mondo produttivo e istituzionale della provincia di Avellino, che in termini di politiche industriali non sembra aver ancora prodotto un solo progetto organico e d’avanguardia rispetto alla mole di finanziamenti del Recovery.

Industria Italiana Autobus, infatti, sta già vivendo una fase di espansione: dai 250 dipendenti del 2019, oggi siamo a 367. E la produzione dei bus è passata dai 57 di due anni fa ai 287 del 2020, grazie all’internalizzazione della commesse precedentemente svolte in Turchia. «Ma l’azienda – è la premessa del segretario provinciale della Fiom Cgil, Giuseppe Morsa – è ad un passaggio importante, che nasce dalla transizione ecologica e dal Pnrr».

Ci sono, infatti, centinaia di milioni di euro destinati al trasporto locale, per i veicoli a idrogeno ed elettrici. Ed ecco la prima proposta: «Sostituire la produzione attuale, basata sui bus con motori a diesel o metano. Un dato – evidenzia il sindacalista – ancor più impellente visto che dall’anno prossimo le gare pubbliche per questo tipo di bus non ci saranno più». La Fiom propone di conseguenza «una transizione anche nella tipologia di produzione, dall’attuale modello artigianale a quello industriale, con ulteriori investimenti».

Imprescindibile, allora, diventa il nodo della proprietà. Attualmente, I.I.A. è composta da Invitalia-Leonardo, Finmeccanica e Karsan. La prima e l’ultima dovevano svolgere una partecipazione temporanea: «Verifichiamo – è l’altra proposta – subito la permanenza di Invitali e Karsan – continua Morsa – Evitiamo questo clima di incertezza».

C’è poi il nodo dell’area industriale di Flumeri e dei terreni su cui sorge I.I.A. Area Zes, fa gola a moltissimi player. Rispetto alle mire dei tanti che vedono la ghiotta opportunità col-legata pure all’Alta Capacità e alla Logistica, Morsa chiama gli attori irpini: «Diventi il Polo pubblico dei bus. Creiamo un polo in cui sorgano aziende dell’indotto che producano semilavorati per I.I.A. – argomenta – Evitiamo di rincorrere iniziative diverse che potrebbero solo danneggiare il progetto». L’occasione che si intreccia con la stazione Hirpinia e il Polo della logistica – questo l’assunto – è storica.

E poi le infrastrutture immateriali. Anche qui i soldi non mancano. Ma l’area industriale più appetibile della provincia di Avellino non è attrezzata con la banda larga. «E’ assurdo – evidenzia Morsa – e dobbiamo continuare a segnalare in merito la scarsa attenzione dei nostri riferimenti politici. Spingiamo insieme per l’indispensabile dotazione».

Per finire, Fiom propone – qui soprattutto agli altri sindacati – un piano per «migliorare le condizioni economiche e lavorative degli addetti di I.I.A. «Siamo in una fase di sviluppo aziendale – ricorda – chiediamo maggior salario e un contesto migliore. Possiamo farlo – aggiunge – con la contrattazione di secondo livello. Sì ad una piattaforma rivendicativa insieme alle altre sigle sindacali».

Fonte: orticalab.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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