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Motori, arte e sostenibilità. La storia di FPT Industrial

Intervista a Carlo Moroni, Head of Communication di FPT Industrial, colosso multinazionale nella realizzazione di motori industriali, promotore di FPT for Sustainable Art, il premio assegnato a Renato Leotta nell’ambito di Artissima.

Sempre più aziende guardano all’arte come un soggetto da includere nel proprio orizzonte, affiancandolo spesso a una riflessione, quanto mai attuale, sui temi della sostenibilità e di cambiamenti virtuosi a livello produttivo e globale. Ne è un esempio FPT Industrial, azienda leader nel campo dei motori industriali, che da tempo trova nel linguaggio creativo uno stimolante terreno di crescita e confronto. Lo dimostrano il ruolo di main sponsor del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 2019 e la recente collaborazione con Artissima al premio FPT for Sustainable Art, che ha visto trionfare Renato Leotta grazie all’opera MARE, presentata alla GAM di Torino all’interno di Artissima Unplugged Stasi Frenetica. Ne abbiamo parlato con Carlo Moroni, Head of Communication di FPT Industrial.

Il dialogo tra FPT Industrial e il mondo della creatività è ormai consolidato. Dal ruolo di main sponsor del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 2019 alla promozione dell’intervento di Christian Holstad fino a quello di Roberto Cuoghi per Luci d’Artista, la vostra azienda ha trovato nell’arte un interlocutore costante. Che cosa vi ha spinti a fare questa scelta? Quali sono i punti di contatto?
La volontà di FPT Industrial di costruire un dialogo con l’arte contemporanea è nata dal desiderio di promuovere il nostro impegno nell’ambito della sostenibilità. Essendo un’azienda multinazionale che produce motori industriali – “cuore” nascosto e pulsante di veicoli per il trasporto di merci su terra e mare, per macchine agricole, per imbarcazioni, macchine movimento terra e tante altre applicazioni –, la nostra attenzione alla salvaguardia dell’ambiente è un dovere che ci guida in ogni aspetto del nostro agire, nella consapevolezza del ruolo che una grande azienda come la nostra deve avere in questo urgente momento di transizione energetica.
Il sostegno all’arte contemporanea rientra proprio in questa visione orientata alla sostenibilità: i progetti a cui ci siamo legati, come sponsor (ad esempio la magica installazione di Roberto Cuoghi per Luci d’Artista) o come promotori (l’opera di Christian Holstad per riflettere sul grave problema delle plastiche nei mari), sono stati tutti fortemente connessi alla nostra identità e al nostro impegno ambientale, e ci hanno permesso di raggiungere un pubblico nuovo, solitamente distante da noi, veicolando dei messaggi, mai come oggi necessari, attraverso la potenza del linguaggio dell’arte.

Carlo Moroni, Head of Communication FPT Industrial. Photo Marco Antinori
Carlo Moroni, Head of Communication FPT Industrial. Photo Marco Antinori

IL PREMIO FPT FOR SUSTAINABLE ART

Nonostante le note difficoltà che il mondo intero sta affrontando, quest’anno avete collaborato con Artissima al premio FPT for Sustainable Art, conferito a Renato Leotta. Anche in questo caso, quali sono le ragioni che vi hanno ispirati?
Torino è la nostra città e fin da subito, quando abbiamo deciso di impegnarci nell’arte, abbiamo intrapreso un dialogo con un’eccellenza come Artissima e la direttrice Ilaria Bonacossa. Dopo l’esposizione dell’installazione di Holstad Consider yourself as a guest (Cornucopia) all’ingresso del padiglione della fiera nel 2019, la volontà era quella di far evolvere questa collaborazione.
Il premio era un’idea di cui con il team di Artissima stavamo parlando da tempo e quest’anno, proprio per le difficoltà imposte dalla situazione, ci è sembrato il momento corretto per inaugurarlo. Abbiamo così immaginato una modalità che fosse percorribile e che ci consentisse di mantenere la costanza dell’impegno preso.

Cosa significa per l’azienda promuovere una iniziativa che tiene accesi i riflettori sull’arte e i suoi protagonisti in un momento in cui, soprattutto in Italia, il settore culturale sta tragicamente pagando il prezzo della pandemia?
Il significato del premio FPT for Sustainable Art è sicuramente frutto della situazione che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo: bisogna agire per modificare dinamiche che non sono più sostenibili, è necessaria una riflessione ampia sulla sostenibilità, che prenda in considerazione la complessità dei processi nella loro totalità, che si tratti di un prodotto, di un motore, di un’opera, dell’organizzazione della nostra vita quotidiana.
L’approccio di Renato Leotta, individuato dalla giuria come vincitore con l’opera Mare esposta ad Artissima, rappresenta poeticamente proprio questa necessità; il suo lavoro infatti è in grado di farci vedere la rilevanza di una connessione con la natura che è sostanziale e non didascalica, e che si manifesta con cura e coerenza in tutto il processo creativo.

Renato Leotta. MARE. Installation view at GAM, Torino 2020. Photo Marco Antinori
Renato Leotta. MARE. Installation view at GAM, Torino 2020. Photo Marco Antinori

INDUSTRIA E SOSTENIBILITÀ

Come chiarisce anche il nome stesso del premio, la sostenibilità gioca un ruolo importante nelle vostre politiche aziendali. In cosa si traduce concretamente tutto ciò? E quali strategie state adottando per rispondere alle urgenze ambientali che la pandemia ha reso ancora più impellenti?
In FPT Industrial la sostenibilità è declinata in tutte le fasi del processo, produttivo, logistico, distributivo.
Per questo monitoriamo l’intero processo di produzione e la relativa filiera, così da ottimizzare ogni giorno di più le nostre attività. Questo significa per noi puntare anche sul “Life Cycle Thinking”, ovvero studiare come poter allungare la vita dei nostri prodotti, sfruttando anche lo strumento di analisi del Life Cycle Assessment. Inoltre, grazie all’introduzione nei nostri stabilimenti del WCM (World Class Manufacturing) – programma di innovazione basato sul concetto di miglioramento continuo –, riusciamo a gestire in maniera sempre più sostenibile i processi. Ogni dipendente viene coinvolto nel processo e può contribuire con le proprie idee e suggerimenti, e riusciamo così a progredire insieme.
Sosteniamo inoltre diversi progetti rivolti all’ambiente e alle comunità di tutto il mondo: a Torino abbiamo promosso Urban Forestry per la nascita di una foresta urbana con la piantumazione di 1000 alberi; in Africa siamo impegnati nell’iniziativa Yes, we Kenya, con cui abbiamo donato un sistema di irrigazione all’università di Nairobi e soprattutto realizzato un training dedicato per aiutare l’agricoltura sostenibile nel Paese; e ancora, grazie alla partnership con il progetto A pesca di plastica, siamo attivi nella salvaguardia dei mari dall’inquinamento dei rifiuti.

Avete in programma nuove collaborazioni sul fronte artistico? Il premio assegnato nell’ambito di Artissima è da considerarsi il primo di una serie?
L’obiettivo è quello di dare continuità e costanza ai passi percorsi fino a oggi. Purtroppo l’indeterminatezza della situazione mondiale, che ha totalmente scardinato quei punti fissi di “incontro” (fiere, manifestazioni, biennali…) ci imporrà di essere flessibili e veloci nel pianificare attività in tempi brevi. Il legame con Artissima è sicuramente consolidato e la volontà di proseguire questo dialogo anche in futuro è presente.

Sempre più aziende mettono a disposizione degli artisti opportunità di residenza o programmi di collaborazione internazionali. Anche FPT Industrial intraprenderà questa strada nell’ottica di dare concretezza al gesto creativo (penso ad esempio al dialogo avviato con IED Torino)?
La collaborazione IED Torino è stata sviluppata, da un lato, per proporre alle nuove generazioni di designer un dialogo e un contatto ravvicinato con una grande realtà aziendale della loro città, dall’altro, per offrire un territorio nuovo di conoscenza agli studenti, “aprendo il sipario” sui nostri motori, oggetti molto complessi dall’elevata innovazione ingegneristica.
Nelle attività che seguiamo puntiamo sempre ad avvicinare mondi diversi dando origine a sinergie inedite e concrete, ad esempio Christian Holstad aveva partecipato a San Benedetto del Tronto alle attività di A pesca di plastica e, proprio a seguito di questa esperienza sul campo, era nata l’idea della Cornucopia di rifiuti plastici. Non ci poniamo limiti, per cui un’esplorazione in questa direzione potrebbe sicuramente essere possibile.

Arianna Testino

www.fptindustrial.com/global/it

Fonte: artribune.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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