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Motore elettrico: il trionfo della semplicità – Quattroruote.it

Di motori elettrici ne esistono di molti tipi, ma il loro principio di funzionamento è sempre lo stesso. Quando una spira (un cavo avvolto ad anello) soggetta a un campo magnetico è percorsa dalla corrente elettrica, viene sottoposta a forze che la fanno ruotare. Se le spire sono numerose e sono avvolte intorno a un nucleo con un albero, quest’ultimo viene messo in rotazione, producendo potenza e coppia. Il motore elettrico offre molti vantaggi. La prima peculiarità è che, a differenza di quello termico, non deve ruotare a vuoto al minimo, ma parte subito, senza che sia necessario scollegarlo dalla trasmissione del veicolo. Poi, il fatto che l’erogazione della coppia sia massima già allo spunto lo rende ideale per la trazione: non c’è, infatti, bisogno del cambio. Serve solo un riduttore, per moltiplicare la coppia disponibile alle ruote, che girano più lentamente del motore stesso. Il propulsore elettrico, dunque, è semplice e compatto, cosa che comporta anche una minore complessità delle auto a corrente rispetto a quelle con motore termico. E ha due ricadute positive importanti: minori costi di produzione e assenza di manutenzione. Inoltre, il sistema funziona anche al contrario: se si applicano forze che mettono in rotazione la spira in un campo magnetico, in essa si genera energia elettrica. Quindi, funziona anche da generatore, consentendo di recuperare energia cinetica nelle fasi di rilascio e frenata e di caricare la batteria.

Gli elementi. Le parti fondamentali di un motore elettrico sono il rotore e lo statore. Il primo segue il movimento del campo magnetico in cui è immerso, generato dallo statore, erogando la potenza meccanica che viene trasmessa alle ruote dell’auto. Lo statore, invece, è costituito da conduttori di rame, isolati e avvolti intorno a un nucleo di materiale ferromagnetico, e ha il compito di creare un campo magnetico rotante, in cui agisce il rotore.

Soluzioni diverse. Un motore elettrico può essere sincrono o asincrono. Nel primo, la velocità di rotazione dell’asse è vincolata rigidamente alla frequenza della corrente di alimentazione. In quello asincrono, invece, la velocità di rotazione è lievemente minore di quella del campo rotante. Un’altra distinzione importante è quella tra il motore a magneti permanenti e il motore a induzione. Nel motore a magneti permanenti, il campo magnetico rotante è creato da nuclei di ferro magnetico, circondati da avvolgimenti di rame, percorsi dalla corrente elettrica che alimenta il propulsore. Il rotore del motore a magneti permanenti prevede la presenza di numerose placchette di materiale magnetico, inserite nella cavità di dischi di acciaio laminato. Pure nei motori asincroni, detti anche a induzione, la corrente di alimentazione viene inviata agli avvolgimenti fissi dello statore, che creano un campo magnetico rotante: per induzione magnetica, anche nel rotore, costituito da barre di alluminio o di rame, si genera un campo magnetico, che ruota a velocità lievemente inferiore al primo.

Fonte: quattroruote.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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