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MotoGP, 150 anni nel mondo dei motori: la storia della Kawasaki

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Tra i numerosi team che hanno fatto la storia della MotoGP non può non essere nominata la Kawasaki. Nata a Tokyo, Giappone, dalle idee ed ambizioni di Shozo Kawasaki nel lontano 1868, il marchio orientale è da sempre simbolo di affidabilità, costanza e grande professionalità. Nato come cantiere navale diventa, con il tempo, prima una società che si occupa di costruire materiale per le ferrovie lapponiche e poi produttrice di materiali rotabili ed aerospaziali. Il posto in MotoGP e il ruolo centrale che occupa nel mondo dei motori sono arrivati in tempi più recenti.

La storia della Kawasaki è fatta di momenti difficili e di molte delusioni, ma è risaputo che i campioni sanno rialzarsi e distinguersi nei momenti di maggiore difficoltà. Questo team e il motto che lo contraddistingue “Let the good times roll” dimostrano, però, che ci sono stati anche tanti periodi positivi. Per comprendere e ripercorrere al meglio il suo percorso bisogna, però, tornare all’inizio di tutto. Ripercorriamo, quindi, insieme la storia del team Kawasaki.

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MotoGP, Kawasaki: le origini di una grande squadra

Shozo Kawasaki

Nato a Kagoshima nel 1836, Shozo Kawasaki entra in contatto con l’industria meccanica – e più nello specifico con quella marina – fin dalla tenera età. Tuttavia, a convincerlo a specializzarsi in questo settore è un terribile evento: un doppio naufragio. Dopo essersi ripreso da questo disastro, all’età di 27 anni, Kawasaki prende la decisione di studiare attentamente l’industria dei trasporti giapponese e si impegna a creare alcune innovazioni tecnologiche. Nel 1869, poi, inizia a lavorare – sempre nell’ambito dei trasporti – con una compagnia che si occupa di produzione di zucchero. È solo dopo quasi dieci anni di impegno e duro lavoro che arrivano i primi clienti e i primi ordini. Questo può essere considerato il periodo in cui la compagnia di Kawasaki ha iniziato a farsi notare sul mercato.

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Nel 1886, Kawasaki decide di trasferire il suo business da Tokyo a Hyogo per permettere alla compagnia un ulteriore espansione. È in questi anni che l’azienda cambia anche nome diventando prima la Kawasaki Dockyard e poi la Kawasaki Dockyard Co quando gli ordini aumentarono – nel 1894 – a causa della guerra sino-giapponese. Un decennio dopo, in seguito all’apertura di una nuova fabbrica, Kawasaki decide di ampliare i propri orizzonti di commercio e lanciarsi verso nuove sfide. A questo punto l’azienda inizia a produrre prodotti ferroviari, automotori e aerei. Se nel periodo della guerra i guadagni dell’azienda erano aumentati vertiginosamente, la fine del conflitto, il conseguente armistizio del 1912 e la successiva depressione economica innescano un periodo di declino del business di Shozo Kawasaki.

L’imprenditore Kawasaki deve aspettare una legge – varata dal governo giapponese nel 1947 – che prevedeva degli aiuti economici per le aziende, per vedere aumentare nuovamente i propri profitti. A questo punto la compagnia riesce a rimettersi in sesto e, negli anni Cinquanta, arriva ad essere l’azienda leader nel settore dell’ingegneria navale. Nei decenni successivi Kawasaki si convince a rivoluzionare nuovamente la sua impresa e decide di diversificare ancora una volta il proprio target. È così che inizia una nuova era per la Kawasaki, un’era all’insegna della produzione di ponti, jet skis, motocicli e velivoli di vario tipo. Inoltre, la compagnia inizia a fornire anche dei vagoni ferroviari dotati di diverse tecnologie avanzate per il sistema ferroviario newyorkese.

Nel 1995 la compagnia viene rinominata Kawasaki Heavy Industries e raggiunge un accordo con la Cina per produrre la più grande nave cargo mai esistita. Questo porta l’azienda ad annunciare i più alti profitti nella sua storia nel 1996. Ciononostante, poco tempo dopo i profitti crollano nuovamente. Le continue perdite registrate dalla compagnia si trascinano fino al 21° secolo e costringono la compagnia ad unirsi con un’altra azienda per formare la Ishikawajima-Harima Heavy Industries. Tuttavia, alla fine del 2001, l’accordo tra le due compagnie viene rescisso. Negli ultimi anni i profitti continuano ad avere diverse variazioni, subendo anche perdite importanti.

MotoGP, Kawasaki: gli anni all’insegna del Motomondiale

Kawasaki in MotoGP
Kawasaki in MotoGP

La Kawasaki esordisce nella classe 125 del Motomondiale nel 1966 con il pilota giapponese Toshiro Fuji, scomparso in quello stesso anno a causa di un incidente avvenuto durante il Tourist Trophy. Tre anni dopo, però, arriva il primo grande successo: il primo titolo mondiale. L’anno è il 1969 e il pilota è l’inglese Dave Simmonds, che conquista il titolo grazie alle sue otto vittorie stagionali. Negli anni successivi, poi, arriva il salto nella classe 500 con la H1R. Dopo diversi risultati deludenti, la Kawasaki decide di ritirarsi dal Mondiale per tornare più forte di prima – con la sua KR250-350, la moto che permette al pilota sudafricano Kirk Ballington e al tedesco Toni Mang di dominare le piste dal 1978 al 1982, vincendo nel complesso quattro titoli ciascuno tra classe 250 e 350. Al termine di questo brillante periodo, la Kawasaki decide di ritirarsi dalle competizioni per le successive stagioni.

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È solo nel 2002 – con l’introduzione della nuova classe del Motomondiale, la MotoGP – che la Kawasaki torna a partecipare ufficialmente alle gare. Le prime due stagioni risultano essere piuttosto deludenti, ma a cambiare tutto è il 2004. In quest’anno, infatti, avviene il passaggio dagli pneumatici Dunlop ai Bridgestone. Questi semplici cambiamenti fanno sì che la Kawasaki vinca il suo settimo titolo nella classifica costruttori. Tuttavia, l’annata più prolifica è quella del 2007. La Kawasaki cambia cilindrata e la combinazione con i nuovi ed efficaci pneumatici le fanno chiudere il Mondiale in settima posizione con 176 punti, punteggio massimo mai registrato nella storia della Kawasaki in MotoGP.

Il percorso della Kawasaki in MotoGP, però, dura meno di un decennio. Il 2008 è infatti l’ultimo anno prima di un ulteriore ritiro. Si tratta di una stagione difficile – priva di grandi risultati – che vede la scuderia chiudere in nona posizione nella classifica costruttori. È proprio a fine stagione, infatti, che arriva un doloroso ma necessario ritiro. Dopo due anni in cui le ZX-RR vengono affidate prima alla Hayate (oggi Forward) e poi alla Gresini Racing, alla fine del 2010 termina definitivamente l’avventura della Kawasaki in MotoGP.

Fonte: footballnews24.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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