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Moto con motori di auto: dal V8 Chevrolet al 1.600 Vw del Maggiolino

La Amazonas sfruttava il 1.600 Volkswagen, mentre sulla Boss Hoss sono riusciti a montare un Chevrolet V8 da 500 Cv. I motori boxer i più utilizzati, ma è apparso anche qualche Wankel e un Diesel

Münch Mammut e Shifty ma non solo. La rassegna delle moto equipaggiate con motore automobilistico è ampia e diversificata: ce n’è davvero per tutti i gusti nel panorama mondiale. Esagerazioni comprese. Quasi tutte sono praticamente sconosciute in Italia e nessun collezionista italiano ne possiede un esemplare.

V8 da 500 Cv

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Passiamole in rassegna iniziando dalla più esagerata: l’americana del Tennessee Boss Hoss che monta un motore Chevrolet V8 con una cubatura monstre che va dai 5700 ai 6200 cc, una potenza di ben 500 Cv e un peso di circa 500 kg. Non è importata in Italia e il suo prezzo è inevitabilmente proibitivo: a seconda delle versioni va dai 55.000 a 67.000 euro.

Motore del Maggiolino

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In Brasile, alla fine degli Anni ’70, è stata costruita la Amazonas con motore Volkswagen Maggiolino 1600 quattro cilindri boxer. Ne venne fatta una piccola serie che fu adottata anche dalla polizia del suo paese natale e fu l’unica moto con motore automobilistico ad aver avuto una commercializzazione e una diffusione importante. I motori boxer per la loro conformazione (Bmw insegna) sono quelli che meglio si adattano a venir installati su una moto. La maggior parte dei propulsori automobilistici montati su un mezzo a due ruote, infatti, hanno questa conformazione tecnica. Sempre con motore Maggiolino Volkswagen boxer, il customizer Von Dutch ha realizzato una moto, la Xavw, frutto di un lavoro impegnativo e certosino. Un mix di componenti quali il serbatoio di una Honda 450, forcelle Guzzi Anni ’50 e un telaio derivato sempre da una Guzzi a cui è stata allungata e allargata la culla per far entrare l’ingombrante motore del Maggiolino che il genialoide tecnico ha dotato anche di un kickstarter da lui realizzato per l’avviamento.

Sempre boxer

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Rimanendo in tema di propulsori boxer, nella seconda metà degli Anni 60 il francese Jean Paul Bucher realizzò la Tiger, installando su un telaio Bmw un motore bicilindrico Panhard di 851 cc con una potenza di circa 50 Cv. Alla fantasia proprio non c’è limite. Nel 1952 venne installato su una Sunbeam un quattro cilindri Porsche e proprio questa moto pochi mesi fa è stata venduta a un’asta di Bonhams al prezzo di 9.975 euro. E perfino l’Audi nel 1976 allestì un prototipo con motore Volkswagen Polo di 900 cc.

Wankel e Diesel

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Non solo i motori boxer ma anche quelli a ciclo Wankel, per le loro dimensioni compatte hanno avuto un “successo motociclistico”. Il tecnico olandese Klusowski montò negli Anni ’70 un motore Van Veen (un marchio noto per le Kreidler 50 pluriiridate nel motomondiale) su ciclistica e carrozzeria di una Guzzi V7 Special. Una moto che non era il massimo della bellezza. Successivamente la Van Veen ci riprovò con la OCR 1000, montando un motore rotativo Mazda di 996 cc su una ciclistica Van Veen, una moto bella, ma eccessivamente costosa. Ne furono costruiti solo due esemplari che rimasero allo stato di prototipo. Del resto, era impensabile produrla anche in piccola serie perché costava una cifra folle: ben 125,000 dollari. Più economica ma assai bruttina una moto con motore quattro cilindri in linea Volkswagen Diesel realizzata da un appassionato tedesco e dotata pure di un carrozzino.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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