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Morto Gian Adelio Maletti, custode di segreti tra stragi, golpe e strategia della tensione

I punti chiave

2′ di lettura

Muore Gian Adelio Maletti in Sudafrica e porta con sé una parte cospicua dei segreti d’Italia mai rivelati. Conosceva, per esempio, le vicende dell’omicidio-suicidio dell’anarchico Pino Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, ne aveva parlato di recente. Ma soprattutto era stato al centro delle trame golpiste e stragiste in base alle inchieste giudiziarie dove viene coinvolto. Tanto che nel 1987 il generale decise di trasferirsi a Johannesburg.

Il tratto di un militare severo e glaciale

Maletti era nato a Milano, di famiglia torinese. Il padre, Pietro, generale dell’Esercito, partecipò alla prima guerra mondiale e poi a tutte le azioni belliche decise dal fascismo, gli valsero la promozione straordinaria a generale di divisione. Forse anche questo spiega la vicinanza di Gian Adelio agli ambienti di destra. Quando arriva al Sid, il servizio segreto militare poi soppresso nel 1977 per essere sostituito dal Sismi (oggi Aise-agenzia informazioni e servizi esteri), Maletti ha fama di duro. Severo, spregiudicato, entra nel 1971 al servizio segreto dove diventerà capo del reparto D, controspionaggio, il più importante. Forte della fama di essere «amico dei colonnelli greci, è ad Atene quando il Sid organizza un viaggio di istruzione per circa 200 fascisti guidati da Stefano Delle Chiaie e Pino Rauti» scrive Stefania Limiti, tra le massime esperte di quegli anni.

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Le inchieste giudiziarie

Il 28 febbraio 1976 Maletti e il capitano Antonio Labruna, suo stretto collaboratore, furono arrestati con due accuse: aver cercato di far evadere Giovanni Ventura, terrorista neofascista di Ordine Nuovo; falso ideologico in atto pubblico e favoreggiamento personale nei confronti di Guido Giannettini e Marco Pozzan nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di piazza Fontana. La condanna a due anni diventa definitiva in Cassazione. Maletti fu accusato anche di essere stato un depistatore nella vicenda del golpe Borghese, un tentato colpo di Stato avvenuto in Italia la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e organizzato da Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale. Per la cronaca, tutti gli accusati del golpe furono assolti. A Maletti fu imputato di voler scagionare personaggi sospetti del calibro dell’ammiraglio Giovanni Torrisi, capo di stato maggiore della Marina e poi della Difesa, e soprattutto di Licio Gelli, numero uno della P2. Maletti, tuttavia, seppe tenere i suoi segreti. In pochi, ormai, sono i superstiti che potrebbero fare luce sui buchi neri della storia d’Italia.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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