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Morisi non era solo l’uomo dei social di Salvini

“Cari amici, mi avete scritto in tanti. Ringrazio tutti per l’interesse e l’amicizia: sto bene, non c’è alcun problema politico, in questo periodo ho solo la necessità di staccare per un po’ di tempo per questioni famigliari. Un abbraccio e ancora grazie”. Dopo giorni di rumors, Luca Morisi, lo storico capo della comunicazione social del segretario del Carroccio, Matteo Salvini, ha annunciato, in una lettera ai parlamentari leghisti, la decisione di abbandonare il suo incarico.

Morisi lascia: Salvini perde il suo “guru”

Guru dell’informazione online, professore a contratto dell’Università di Verona, quasi dieci anni fa era stato scelto da Salvini per curare la comunicazione sul web del partito. Morisi è considerato il padre della cosiddetta “Bestia”, la potente (non raffinata ma efficace) macchina social della Lega: Morisi ha portato la pagina Facebook di Salvini dai 500mila like del 2013 ai quattro milioni e rotti di adesso, a colpi anche di post sponsorizzati (costati centinaia di migliaia di euro, ma ogni grande partito ha fondi – pubblici – ingenti per la comunicazione e li usa come vuole). Un “patrimonio” social che ora gestirà qualcun altro del team che l’ormai ex capo della comunicazione ha fatto crescere negli anni. Un anno fa Morisi era stato anche cooptato nella segreteria politica “allargata” della Lega. In realtà la sua collaborazione era stata interrotta già a partire dai primi giorni di agosto.

Morisi prima di altri in Italia aveva compreso le potenzialità dei social nella comunicazione politica. Puntare in maniera coordinata su televisione, social network e territorio ha reso pervasivo il messaggio della Lega. L’unica sua “sfortuna” è stata quella di aiutare il partito ad arrivare oltre al 30 per cento nei sondaggi nel momento tatticamente “sbagliato”, ovvero non prima delle elezioni politiche 2018 ma solo l’anno successivo, col governo Conte in carica da un anno. Il “famoso” tentativo di spallata dell’estate 2019, con la Lega che dall’oggi al domani si è ritrovata all’opposizione e pian piano è tornata intorno al 20 per cento di consenso. 

Se la Lega arrivò all’incredibile 34 per cento nei sondaggi, gran parte del merito è di Morisi e del suo ristretto piccolo team di persone, abile a intercettare i trend e gli umori della pancia del popolo dei social (di Facebook soprattutto), diluendola in post aggressivi, polemici, sul perenne crinale che separa demagogia e aggressività verbale, che hanno portato Matteo Salvini a essere la figura di riferimento a destra in questa legislatura fino al boom di Giorgia Meloni. Le strade di Salvini e Morisi ora si separano. Leghista sin da giovane, era tornato nel partito proprio con Matteo Salvini che gli aveva affidato le chiavi della comunicazione e della strategia politica. Non è un segreto che la Lega stia affrontando una fase complicata, col partito diviso in due. Non è dato sapere se l’addio di Morisi rientri in questo scenario o se sia una “normale” scelta professionale. Morisi se ne va, la “Bestia” resta più attiva che mai: le regole sono precise, il copione rigido e pure abbastanza banale. La gestione delle pagine Facebook salviniane è stata presa a modello da altri partiti in questi anni, e Morisi ha anche tenuto “lezioni” in convegni e appuntamenti vari a cui hanno partecipato professionisti del settore di varia provenienza politica.

La “Bestia” non è solo web

In questi anni Morisi è stato decisivo nel costruire il personaggio Salvini, spingendo molto – anche via social – tutti gli appuntamenti del leader leghista sul territorio. Non era infatti solo “web e social” la strategia del comunicatore dietro all’ascesa dell’ex ministro dell’Interno. Anzi. Più che a un comizio, sembrava spesso di assistere a un “format” rodatissimo, a una delle tante dirette Facebook a cui il segretario della Lega aveva abituato i suoi sostenitori. Salvini nel suo “neverending tour” del 2018-19 che lo vedeva più in giro per l’Italia che al Viminale saliva sul palco, in piazza tutti alzavano gli smartphone per immortalare il momento, e il suo discorso era sempre una raccolta di “grandi classici” del repertorio, da Nord a Sud poco cambiava. I temi politici prettamente locali passavano sempre in secondo piano, per privilegiare battute e attacchi agli avversari politici nazionali. La sceneggiatura prevedeva spesso anche una divisa delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri e vigili del fuoco, ad Alghero addirittura quella dei Barracelli, un’istituzione pubblica di polizia rurale. Una strategia replicabile ovunque, c’era la sapiente mano di Morisi. C’erano una volta i soliti comizi politici: con Salvini nell’era pre-Covid erano quasi “immersioni” fisiche tra la “sua” gente, in regioni dove la Lega fino all’altroieri non era nemmeno presente. E se oggi la Lega anche al Sud c’è, pur se a macchia di leopardo, il merito è anche di Morisi. Forse soprattutto suo.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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