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Miozzo ora si sfoga: “Eravamo impreparati. E sulla comunicazione…”

L’Italia ha affrontato l’emergenza Covid dello scorso anno alla bene e meglio, parola di Agostino Miozzo, che in quei mesi ricoprì il ruolo di coordinatore del Comitato tecnico-scientifico.

Un Paese assolutamente impreparato, spiega lo stesso nel corso di un webinar promosso da Altems Università Cattolica su Scienza e politica nella lotta contro la pandemia, come riportato da AdnKronos:“Ce la siamo cavata perché abbiamo una sorta di naturale resilienza perché viviamo ormai da secoli in un contesto emergenziale e siamo abituati ad adattarci al contesto in cui ci troviamo anche se questo contesto ci ha colpito in maniera devastante. Si può quindi solo dire che siamo sopravvissuti bene, siamo una popolazione preparata a rispondere e adattarsi”.

Miozzo difende l’operato suo e del Cts: troppo facile, secondo lui, parlare col senno di poi. “Comincio a vedere troppi professori. Nel momento in cui abbiamo cominciato a lavorare, eravamo soli noi del Cts, con una sorta di mega cerino in mano, con la responsabilità di decidere della vita e della morte”. Ecco spiegato il motivo per il quale era stata esplicitamente richiesta per i componenti del Cts una speciale tutela di carattere normativo, prosegue Miozzo, “proprio perché avevo già visto troppe volte i professori del senno del poi giudicare situazioni critiche in contesto, dopo mesi e anni, in cui perdi contezza del pathos emergenziale e dello stress vissuto giorno e notte, delle telefonate, delle persone che morivano, dell’ossigeno che mancava, degli infermieri senza mascherine, dei medici che mettevano la sciarpa per proteggersi…”.

Tra l’altro, puntualizza l’ex coordinatore del Cts, si affrontava un “nemico” nuovo, senza conoscerne le caratteristiche: “Mancava certezza persino sul distanziamento: un metro, due o tre? Ci mancavano elementi di certezza, e quando definisci un metro o 3 cambi la sorte e la vita delle persone. Pensiamo solo alla scuola e a cosa ha voluto dire. La pandemia ha scoperchiato un mondo devastato dall’incuria di decenni di trascuratezza politica. Nessuno era preparato in Italia e in altre parti del mondo benché si parlasse da decenni di pandemie non eravamo culturalmente preparati”.

“Ci sono state pressioni anche comprensibili”, rivela Miozzo, “come quelle di commercianti che perdevano il lavoro. Ma il comitato non si è mai chinato alla pressione politica”. Ma cosa cambierebbe oggi l’ex coordinatore del Cts se potesse tornare indietro? “Il superamento provvisorio del Titolo V. Come fai a gestire un Paese con 19 regioni e 2 province autonome ognuna delle quali va per conto suo?”.

In mancanza di un dipartimento di emergenza dedicato alla gestione della crisi, secondo Miozzo, le responsabilità del governo allora in carica sarebbero nulle e si può parlare solo di “una storica distrazione nella gestione del problema”. Tra gli elementi gestiti male, sicuramente, quello della comunicazione: “Un fallimento non eravamo preparati. I social media hanno governato questa emergenza e noi non eravamo preparati istituzionalmente a dialogare con i social media che sono stati nostri interlocutori, amici, nemici e ci hanno accompagnato ma non abbiamo avuto con loro capacità relazionale”.

Grande assente, senza dubbio, l’Europa, la quale“ha consentito 27 approcci sanitari completamente diversi. Ogni paese ha deciso da sé. Le indicazioni dell’Ecdc non hanno impedito che non venissero rispettate certe regole e criteri. E quando l’Italia ha chiesto con urgenza un aiuto sulla disponibilità di protezioni, la prima risposta è arrivata 3 settimane dopo”, conclude Miozzo.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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