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“Mio padre di nuovo centrale? Un risarcimento per le ingiustizie”

«Ora vogliamo ancora crescere». Mentre la Mondadori acquista De Agostini Scuola, e mentre la pace con Vivendi apre a Mediaset la strada verso nuove aggregazioni europee, Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e della casa editrice, traccia la rotta del gruppo. Si dice ottimista sulle prospettive di ripresa dell’economia del Paese. Valuta positivamente l’operato del governo Draghi. E parla anche del padre, Silvio Berlusconi, per sottolineare che il riconoscimento venuto al suo ruolo politico non è «la riabilitazione» di cui tanto si parla, ma «un risarcimento», peraltro parzialissimo, per la gogna e l’accanimento, non solo giudiziario, che ha subìto per tanti anni.

La Mondadori ha acquistato Dea Scuola. L’operazione è ambiziosa: dove puntate?

«Da tempo ci siamo concentrati sui libri, sia trade sia education, e abbiamo sempre detto chiaramente che vogliamo crescere. L’acquisizione di un’azienda prestigiosa e ricca di molti marchi illustri come De Agostini Scuola – che sarà perfezionata al termine dell’iter di legge – ci riempie di orgoglio e conferma nel modo migliore la validità della nostra strategia. È un’acquisizione resa possibile dal grande lavoro fatto in questi anni, che ha consentito di mettere a punto tutte le risorse necessarie per tornare allo sviluppo. Del resto, mi pare sia stata ampiamente apprezzata anche dal mercato. Ho sempre pensato che la forza di un Paese, così come la sua identità nel mondo, siano strettamente collegate alla sua capacità di fare cultura. Per questo, se davvero l’Italia vuole garantire la propria identità e la propria cultura, deve guardare anche alle dimensioni delle sue aziende editoriali. Operazioni come quella con De Agostini sono vitali, perché sono una condizione fondamentale per crescere e per stare in campo nella competizione globale. E anche per continuare a migliorare sulla strada della qualità».

Da tempo si parla anche di un possibile shopping europeo di Mediaset. Conferma?

«Le aggregazioni internazionali sono un passaggio obbligato per le tv di fronte allo strapotere dei vari Netflix, Amazon e così via, doppiamente difficile da fronteggiare per la loro forza spaventosa e per la totale assenza di limiti e di regole in cui è consentito loro di operare. Mio fratello Pier Silvio ha già detto che spera in un autunno molto caldo, e con quelle parole ha descritto alla perfezione l’atteggiamento del gruppo. Le nostre aziende, che già avevano reagito con energia e flessibilità all’anno della pandemia, nel 2021 stanno accelerando al massimo. Nel primo semestre la raccolta pubblicitaria di Mediaset è aumentata oltre le previsioni, e la corsa continua. Lo stesso sta accadendo ai ricavi della Mondadori: alla fine dell’anno ci aspettiamo un risultato in forte crescita».

E l’economia italiana? La ripresa le pare solida?

«Noi cerchiamo di dare il nostro contributo alla ripartenza. E in tutto il Paese consumi e produzione aumentano, le previsioni sulla crescita vengono continuamente aggiornate in meglio. Grazie ai vaccini, la pandemia ha allentato la pressione sulle nostre vite e l’economia, finalmente, si libera, in un clima mi pare di grande ottimismo. Anche il successo della Nazionale, non credo di esagerare, aiuta. Ora si parla molto delle nuove, insidiose varianti del Covid. Vedremo. Questo governo, comunque, sembra in grado di far fronte alle peggiori emergenze».

Quindi il governo Draghi sta lavorando bene?

«Da persona che si occupa di imprese, vedo fatti e numeri che parlano chiaro. Per il resto faccio l’editore, la politica non è il mio campo. Noto solo che, proprio come capita a certi incubi che al risveglio scompaiono, sembriamo avere dimenticato che fino a pochi mesi fa, a Palazzo Chigi, c’era chi sembrava convinto che per battere il Covid bastasse ordinare costosi tendoni a forma di primula, o chi dal balcone proclamava improbabili sconfitte della povertà. Il governo Draghi ha dato un colpo micidiale all’elogio dell’incompetenza e alla retorica dell’uno vale uno, e questo non posso che apprezzarlo. Ma credo che la grande maggioranza degli italiani la pensi come me».

Dica la verità: Draghi le piace anche perché il grande promotore della sua ascesa a Palazzo Chigi si chiama Silvio Berlusconi. Non è così?

«È vero che mio padre è stato il primo a sostenere Draghi. E non parlo del 2020, quando l’ha proposto come premier, ma del 2005, quando da presidente del Consiglio lo aveva indicato come governatore della Banca d’Italia, e anche del 2011, quando lo aveva imposto al vertice della Banca centrale europea. Tra lui e Draghi c’è sintonia, e lo dimostrano anche molte delle scelte di questo governo».

Anche grazie al governo Draghi, suo padre oggi è stato riabilitato ed è al centro della politica. Il suo ritorno in auge le farà piacere, no?

«Che faccia piacere a una figlia mi pare ovvio. Credo però faccia piacere anche a tanti italiani. Diciamo che Silvio Berlusconi è stato la vittima più illustre del populismo giustizialista che per anni ha intossicato l’Italia. Ma sono convinta che in molti oggi abbiano capito come l’incitamento all’odio contro mio padre sia stato dettato dal pregiudizio e dall’ostilità preconcetta di chi avversava le sue spinte al cambiamento. Perché il pensiero unico è un veleno, ammorba le vittime ma alla lunga anche gli avvelenatori».

Che cosa intende per pensiero unico?

«Intendo l’ideologia che pretende d’incarnare la giustizia e la moralità pubblica, e in nome di una presunta superiorità vuole eliminare l’avversario: se non sei d’accordo, sei il nemico e quindi vai abbattuto con ogni mezzo. Il pensiero unico insegue la stessa logica razzista – perché anche questo è razzismo – che Oltreoceano abbatte le statue di Cristoforo Colombo, proibisce l’insegnamento del latino e bandisce Mozart perché sarebbero simboli di una cultura troppo bianca. I virus del conformismo e della disinformazione, purtroppo, sembrano essere ancora più contagiosi del Covid. Per fortuna anche in questo caso c’è un vaccino: lo studio, l’approfondimento, la cultura, che nella storia hanno sempre generato tolleranza e libertà. Là dove il pensiero unico chiude e divide, un libro apre la mente e unisce».

Oggi, però, nessuno sembra più voler «abbattere» suo padre.

«Lo spero proprio. Del resto, chi è venuto dopo di lui l’ha fatto rimpiangere, spesso amaramente. Con i suoi governi, mio padre ha fatto moltissimo. Avrebbe potuto fare ancora di più se solo un sistema malato non glielo avesse impedito, cercando di screditarlo in tutti i modi».

A proposito di «Sistema». A riabilitare suo padre è stato fra gli altri un magistrato che s’era impegnato in prima persona contro di lui: Luca Palamara. Che cosa pensa delle sue rivelazioni?

«Leggendo Il Sistema, il libro che Palamara ha scritto con Alessandro Sallusti, pagina dopo pagina ho avuto la conferma di tutti i miei peggiori sospetti: mio padre è stato braccato da certi magistrati con tutti i mezzi. Visto che per via politica nessuno riusciva a fermarlo, contro di lui è scesa in campo un’agguerrita minoranza di toghe. Sono convinta che questa campagna giudiziaria a senso unico abbia contribuito anche al crollo di credibilità di una categoria che invece è vitale per il Paese».

«Il Sistema» è anche un vostro best-seller. Questo le farà piacere.

«Ovviamente sono contenta che il libro sia andato così bene. Da figlia e da cittadina di questo Paese, però, avrei preferito un best-seller in meno e un po’ di buona giustizia in più».

Suo padre oggi è al centro delle cronache anche per il tentativo di unificare il centrodestra. Non è un percorso facile. Ce la farà?

«Io la politica la seguo da lontano, ma la seguo. Pensi che cosa accadrebbe se si arrivasse davvero alla creazione di una formazione unica di centrodestra…».

Il centrodestra vincerebbe?

«Credo che il risultato finale potrebbe essere ancora più ampio. L’unità del centrodestra spingerebbe anche la sinistra verso il modello federativo che non è mai riuscita a realizzare. Finora si è parlato poco di questo aspetto della partita, eppure è importante. Ancora una volta, mio padre punta a modernizzare il Paese, a far sì che sia governato nell’alternanza tra due forze stabili».

Lei ha detto due volte di essere lontana dalla politica, ma le sue analisi fanno credere il contrario. È proprio sicura di non avere un futuro in politica? Proprio mai? O mai dire mai?

«Apprezzare la buona musica non significa voler o saper fare il concertista. La politica è una cosa molto seria. Non ci s’improvvisa. Non è proprio cosa per me. Ho fatto altre scelte, che mi soddisfano pienamente, e non ho alcuna intenzione di cambiare».

Torniamo all’unificazione del centrodestra. C’è chi dice potrebbe servire soprattutto alla riabilitazione estrema di suo padre: il viatico per portarlo al Quirinale. Lei come lo vedrebbe, sul Colle?

«Provi a immaginare… Sottolineo peraltro che mio padre non si è mai candidato. E comunque mi pare sia davvero troppo presto per parlarne. Ora però tocca a me notare che questa è la terza volta che lei pronuncia la parola riabilitazione…».

Perché, non le piace il termine?

«Non soltanto non mi piace: mi pare del tutto improprio. La parola riabilitazione suona un po’ come l’assoluzione da una colpa. Ma questo non è il caso di mio padre, non lo è per nulla. Mio padre non ha alcun bisogno di riabilitazioni. Il riconoscimento del suo ruolo politico, semmai, è un parzialissimo risarcimento morale. Sì, questa è la parola giusta: un risarcimento. Anche se risarcirlo di tutte le ingiustizie che ha subìto, ahimé, è davvero impossibile».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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