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Ministero dello Sport, che fine ha fatto? Deleghe ancora da assegnare. Gli scenari

Inutile cercare un ministro dello sport tra i 23 scelti dal presidente del consiglio incaricato Mario Draghi: nessuno succederà a Vincenzo Spadafora, che da Giuseppe Conte aveva avuto la delega alle politiche giovanili oltre che, appunto, allo sport. Nessuno assumerà la guida politica «piena» del Dipartimento istituito presso la presidenza del Consiglio.

In assenza di un titolare designato, sul fronte politico si aprono due possibilità: l’assegnazione di una delega al sottosegretario alla presidenza del consiglio (è stato designato l’economista Roberto Garofoli) come accadde con Giancarlo Giorgetti nel Conte I oppure la nomina di un viceministro dedicato e senza portafoglio. Ma tecnicamente — come durante il governo Renzi dopo le dimissioni di Josefa Idem e gli interregni di Graziano Delrio e Claudio De Vincenti — Draghi (che di sport è praticante e appassionato) potrebbe anche riservare a se stesso la delega. Ne sapremo di più dopo che il parlamento avrà votato la fiducia e quando il presidente del consiglio designerà i nuovi sottosegretari.


Nulla di nuovo sotto il sole della politica italiana: nella storia recente del nostro Paese lo sport ha avuto deleghe di forma molto diversa. L’unico vero ministro dello sport in esclusiva (di fatto un’anomalia per un sistema che non lo ha mai previsto) è stato il renziano Luca Lotti, in carica tra il 2016 e il 2018. Vincenzo Spadafora, ministro a pieno titolo fino a ieri, assumeva infatti anche l’incarico delle politiche giovanili.

Negli altri casi, competenze e cariche hanno avuto forme molto diverse. Giovanna Melandri (2006-2008) se ne occupò anche lei assieme alle politiche giovanili mentre dieci anni prima aveva la delega integrata a quella della Cultura. Rocco Crimi (2008-2011) era sottosegretario di stato, Piero Gnudi dal 2011 al 2013 resse anche il turismo e gli affari regionali. A Gnudi succedette per poco più di un mese Josefa Idem, unica atleta (di altissimo livello peraltro) ad aver ottenuto il dicastero assieme a quello per le pari opportunità. Tra Lotti e Spadafora, appunto, si inserì Giancarlo Giorgetti che da sottosegretario prese in mano con successo l’assegnazione dei Giochi invernali del 2026 a Milano e Cortina.

Ma quella italiana è un’anomalia anche a livello internazionale? No. Se parliamo di Europa, sono molte le situazioni simili alla nostra. Il ministero dello sport più radicato e potente è quello francese, guidato dal 2018 da Roxana Maracineanu, ex nuotatrice di altissimo livello (fu la prima donna transalpina iridata nel nuoto e argento ai Giochi di Sidney 2000 nei 200 dorso) che succede a Laura Flessel, due ori olimpici e sei mondiali nella scherma. Però, dopo due anni di mandato pieno, Maracineanu ora è stata «retrocessa» a delegata allo sport nel ministero dell’educazione nazionale e della gioventù guidato da Jean-Michel Blanquer, nell’ambito dell’ottimizzazione dei dicasteri decisa da Macron. Il titolo «pieno» di ministro dello sport spetta solo a Jack Chambers (Irlanda), Anna Krupka (Polonia), Oleg Matytsin (Russia), Dan Kersch (Lussemburgo). Nei restanti casi la delega è inglobata in altre, affidata a un sottosegretario o al presidente di un’agenzia di stato ad hoc.

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13 febbraio 2021 (modifica il 13 febbraio 2021 | 13:27)

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Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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