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Milano, cure e farmaci in cambio di soldi e sesso: i medici corrotti, il «sistema albanese» e la talpa in…

di Federico Berni

L’inchiesta dell’antimafia su cure e certificati ai cittadini stranieri, nove arresti: «Capillare rete di corruzione di medici e infermieri in servizio in ospedali pubblici e strutture private». Danno alle casse pubbliche di 440 mila euro. Nella rete anche impiegati del Cup e una funzionaria dell’Agenzia delle Entrate

L’albanese Ndue Pulaj, vantandosi con una donna dei suoi contatti all’interno degli ospedali milanesi, lo aveva capito bene: «Qui si fa tutto per conoscenze». Ma non aveva fatto i conti con gli investigatori della Squadra mobile di Bergamo, diretti da Silvio Esposito, e dai carabinieri del Nas di Milano, agli ordini del colonnello Filippo Bentivogli, che hanno scoperto un giro di corruzione di medici e infermieri allo scopo di far ottenere ad altri immigrati albanesi certificati e permessi per accedere a costose cure mediche a carico del sistema sanitario lombardo, senza averne alcun titolo.

Il funzionario dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco

Figura fondamentale, emersa nell’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, era quella di Davide Luigi Vergani, funzionario dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco, presso l’ufficio «scelta e revoca» di piazzale Accursio, in grado di procurare all’organizzazione, secondo le accuse, le tessere sanitarie per accedere alle cure e ai farmaci, in cambio di soldi contanti, di un biglietto per assistere a Milan-Verona a San Siro, e, in un caso, di una prestazione sessuale. Vergani è finto agli arresti domiciliari, come anche due donne albanesi, Stela Papa e Vjollca Purashai. Il gip Sara Cipolla invece ha disposto il carcere per Domenico Paternò e Domenico Carriero, indagati in qualità di medici dell’ospedale di Cernusco sul Naviglio (accusati di aver rilasciato certificazioni e prescrizioni a beneficio degli stranieri) e per gli albanesi Ndue Pulaj, Gentian Iljazi, Evisa Sulejmani, e Aleksandr Gjoka. All’obbligo di firma un farmacista. Quella scoperta da polizia e Nas sarebbe «una capillare rete di corruzione di medici e infermieri in servizio in ospedali pubblici e strutture sanitarie private in regime di convenzione».

Truffa da 440 mila euro

Le accuse parlando di corruzione, associazione a delinquere, traffico di farmaci e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto riferito, attraverso una diffusa penetrazione nel sistema sanitario lombardo, l’organizzazione era in grado di ottenere il rilascio, da parte di medici corrotti, di false certificazioni che attestavano la necessità, per numerosi cittadini albanesi, di cure sanitarie urgenti in Italia, consentendo così l’ingresso degli immigrati, anche durante le fasi del lockdown, quando le esigenze mediche rappresentavano una possibilità di deroga ai limiti di spostamento. In sostanza gli immigrati arrivavano per beneficiare di cure a spese del sistema sanitario regionale, con danno alle tasche dei contribuenti stimato in 440 mila euro. A questi veniva assicurato il pacchetto completo (tessera sanitaria, prescrizione, appuntamento con corsia privilegiata per saltare la coda) con visite accertate al San Raffaele o all’Humanitas. Oppure, i motivi sanitari erano un mero pretesto per favorire l’ingresso illegale in Italia di uomini e donne, che in realtà scoppiavano di salute.

La mazzetta ripresa dalle telecamere

L’organizzazione, inoltre, era in grado di ottenere il rilascio di tessere sanitarie intestate a soggetti stranieri, che non avrebbero avuto diritto alle stesse: elemento indispensabile per usufruire delle prestazioni sanitarie e ottenere i farmaci in regime di esenzione. Medicinali come il Clexane o l’Enoxaparina, ad esempio, un anticoagulante utilizzato nel trattamento medico dei pazienti Covid, che era di difficile reperimento nei periodi più difficili della pandemia. L’uomo delle tessere sanitarie era Vergani, che viene immortalato nel suo ufficio mentre prende dalle mani di Iljazi una mazzetta di contanti che infila nella tasca sinistra dei pantaloni. In un caso Vergani agisce «in proprio» iscrivendo al sistema sanitario alcuni romeni. Gli inquirenti hanno accertato ottanta iscrizioni irregolari di questa tipologia. Ma la rete degli albanesi poteva contare anche su infermieri, impiegati ospedalieri del Centro unico prenotazioni, e una funzionaria dell’Agenzia delle Entrate, alla quale viene chiesto con urgenza di generare un codice fiscale per una persona malata terminale. Una delle tante con problemi di salute che Iljazi conosceva, perché lui, come amava molto dire di sé, era «come Madre Teresa».

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11 giugno 2022 (modifica il 11 giugno 2022 | 09:16)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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