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Migranti irregolari e rom: il camping clandestino nella villa archeologica

Tutela dell’ambiente e del patrimonio storico, legalità, sicurezza, politiche sociali, difesa del decoro e allo stesso tempo delle imprese. È un mosaico complesso quello che compone il parco archeologico di Centocelle. Un rebus al quale nessuno finora è riuscito a trovare una soluzione. E così questi oltre cento ettari di verde pubblico restano consegnati a degrado e abbandono. Erba alta, rifiuti interrati, baracche, tende e occupazioni abusive, ormai sono i tratti distintivi del paesaggio.

È domenica mattina e un quarantenne tunisino è appena uscito da una tenda. Prende il sapone da uno zainetto, apre un rubinetto collegato ad un allaccio abusivo e si lava il viso. Dall’altra parte del sentiero ci sono runner, ciclisti, mamme che spingono passeggini e bambini che giocano. Di rifugi come questo ce ne sono diversi: canadesi, baracche di legno o lamiera, oppure semplici cartoni e materassi sistemati a terra, nascosti fra gli alberi. “Qui sotto abiteranno una quindicina di persone”, ci assicura il ragazzo. La maggior parte arriva dal Nord Africa, ma c’è anche qualcuno dell’Europa dell’Est. Il viavai per i sentieri che portano ai luoghi più impervi della villa è continuo. Gli inquilini di questo insolito villaggio li riconosci dal viso stanco. In mano hanno buste di plastica con pochi effetti personali, sono invisibili.

“Lui non ha i documenti”, ci dice il giovane tunisino indicando il compagno di tenda, suo connazionale. È un uomo più anziano, smagrito. Tossisce continuamente e non vuole saperne di mettere il naso fuori dal suo giaciglio. “Da mangiare andiamo a prenderlo in chiesa o nella moschea”, continua il ragazzo. Tutt’intorno ci sono decine di piccole discariche abusive. Fanno compagnia ai rifiuti più antichi, quelli interrati. Fino al 2010, infatti, il parco ha ospitato due campi rom: il Casilino 900 e il 700. A contribuire al disastro ambientale sono stati anni e anni di inciviltà che hanno trasformato quest’area verde in una “discarica archeologica”. È così che l’hanno ribattezzata i cittadini. Qui sorgeva la villa imperiale Ad duas lauros, di Elena, la madre dell’imperatore Costantino. E ancora un centro termale e gli alloggi dei cavalieri. Ma, come avrete capito, non ci sono solo i resti della Roma imperiale a riposare nel sottosuolo dell’area verde.

I residenti raccontano come le bonifiche effettuate negli anni, costate centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici, non siano servite a nulla. “I rifiuti – spiega Alessandro Moriconi, giornalista e residente – non sono stati portati via, ma interrati”. Il caso è scoppiato nel 2017 quando la terra ha iniziato a fumare: roghi covanti, generati dalla combustione dell’immondizia nascosta fino a dieci metri sotto il terreno. All’epoca la sindaca aveva disposto una serie di analisi sull’acqua e sulla qualità dell’aria, promettendo un nuovo intervento di bonifica. “Sono passati quattro anni e non è stato fatto niente, se non spendere soldi per cercare di caratterizzare i rifiuti”, denuncia Francesco Figliomeni, consigliere comunale di Fratelli d’Italia.

Chi vive qui continua a battersi per dimostrare che il sottosuolo è ancora inquinato e invoca un intervento delle istituzioni. “Bisogna ripulire l’area dai rifiuti stratificati e restituire dignità al parco”, protesta Silvio Bruno, presidente del comitato di quartiere Centocelle storica. Ci indica una buca di circa cinque metri, scavata proprio dai residenti. Le pareti di questo piccolo tunnel sono striate dall’immondizia. Siamo nella parte della villa che dà sull’incrocio tra via Palmiro Togliatti e via Casilina. Qui l’orizzonte è coperto da uno stuolo di sfasciacarrozze. In lontananza si intravede la vecchia stazione dell’Eni che oggi è occupata da un gruppo di nomadi. “Si tratta di alcune famiglie rom cacciate dai campi, ci sono persone fragili, bambini, anziani, sono stati costretti ad occupare perché il Comune non gli ha dato nessuna alternativa”, ci spiega Najo Adzovic, uno dei portavoce della comunità rom, presidente dell’Associazione Figli dello stesso Padre, che prima aveva la sua sede proprio in quello spazio, occupandosi di fornire assistenza ai bisognosi. Poi l’azienda ha voluto indietro la struttura, ed è finita che nel giro di qualche mese è stata nuovamente occupata.

“Con la presenza dell’associazione c’era più controllo, ora gli insediamenti si sono moltiplicati e non sappiamo minimamente chi siano le persone che gravitano intorno al parco”, denuncia Christian Beluzzo, consigliere municipale di FdI. “Il Campidoglio dovrebbe intervenire per offrire a queste persone una sistemazione dignitosa e, allo stesso tempo, garantire la sicurezza a chi frequenta quest’area. Finora – va avanti – la sindaca non ha saputo ascoltare le richieste del territorio, manca una visione di insieme e i problemi restano irrisolti”. “Prendiamo la questione degli autodemolitori, è chiaro che non possono rimanere nel parco archeologico, ma non si può nemmeno impedire alle persone di lavorare, andrebbero sistemati in un apposito hub”.

I progetti per riqualificare la zona sono tanti. Dal ponte di collegamento con la Metro C, alla possibile creazione di una sede unica del Ministero della Difesa. Una sorta di Pentagono italiano, per cui lo Stato si sarebbe fatto carico anche delle spese di sistemazione del verde. Non se ne è fatto più nulla e il piano è stato definanziato sotto l’amministrazione di Elisabetta Trenta. Nel frattempo, il parco archeologico è diventato terra di conquista per un esercito di disperati.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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