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Mezzi pubblici e rientro a scuola: Il governo non troverà 20 mila autobus in più. Aumenti la capienza»

Andrea Gibelli, dove li trova il governo 20 mila autobus e 31 mila conducenti che secondo voi mancano per far fronte alla domanda di trasporto nell’ora di punta quando le scuole saranno riaperte?
«Non li trova. Almeno nell’immediato».

Ma non è quello che come Asstra, l’associazione del trasporto pubblico locale (150 aziende associate, ndr), che lei presiede, avete chiesto?
«È quello che abbiamo calcolato servirebbe se dovessimo far fronte a una ripresa della domanda di trasporto all’85% di quella pre-Covid e se dovessimo rispettare le regole in vigore attualmente, che prevedono il distanziamento di un metro. Il calcolo è serio e resta valido nel caso la situazione dovesse permanere critica a lungo. Non c’è un outlet dei mezzi di trasporto a cui attingere. Servono 5-6 mesi per fare un autobus e una ventina per un treno. Si può metterne in cantiere l’acquisto, il che richiederebbe un esborso di 1,6 miliardi. Ma non può essere questa la soluzione per l’immediato».

I contagi stanno salendo e lei propone di ridurre il distanziamento?
«Il riempimento al 100% è concesso agli aerei su un presupposto riciclo dell’aria e non a noi che abbiamo mezzi di trasporto che ricambiano naturalmente l’aria perchè aprono le porte di continuo e un’utenza che cambia di frequente?».

Questa è l’unica misura che chiedete?
«No, c’è anche il mantenimento, dove possibile, dello smart working, la rotazione degli orari di ingresso al lavoro, e la possibilità delle aziende pubbliche di subaffidare il trasporto a mezzi privati».

Lei è contrario all’uso del plexiglas all’interno dei mezzi?
«Lo ritengo non risolutivo e anche pericoloso nel caso vada a rompersi. E comunque una modifica simile andrebbe omologata. In Italia la sicurezza dei mezzi di trasporto è garantita così».

E se il governo non vi concedesse la riduzione delle distanze tra i passeggeri?
«Resterà a piedi il 25/35% degli utenti. E’ matematico. Su un autobus da 95 ne potrebbero salire meno di 60 e su uno da 65, 40 circa. E non oso pensare a cosa potrebbe succedere se un autista tirasse dritto perché al completo, saltando una fermata. Per noi è un problema di reputazione».

Ma anche di ordine pubblico.
«Sì, si è visto che tipo di reazioni ci sono state quando alcuni autisti hanno chiesto l’uso delle mascherine a chi le portava».

State partecipando a un tavolo su questi temi, visto che mancano quindici giorni alla campanella d’inizio delle lezioni?
«No, dopo Ferragosto abbiamo chiesto un incontro al governo perché eravamo già in ritardo per decidere cosa fare e anche perché la recrudescenza dei contagi da Covid era ed è più che mai preoccupante. Comunque noi siamo sempre in contatto con i Comuni dell’Anci e il ministero dei Trasporti cui facciamo pervenire i nostri documenti. Ma le decisioni si prendono nella Conferenza Stato-Regioni e già due hanno sortito un nulla di fatto».

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 07:24)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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