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Meloni, Salvini, Berlusconi, Letta, Conte e Calenda: sei leader ai raggi X

di Virginia Piccolillo

Strategia, linguaggio e immagine: i consigli per migliorare le performance di tre esperti come Annamaria Testa, Giuseppe Antonelli ed Enrico Lucherini

Se ne sono dette e date tante. Adesso i leader sono alla volata finale. Cosa fare per migliorare la performance? L’abbiamo chiesto a tre esperti, senza entrare nel merito delle scelte politiche. La guru della creatività e della comunicazione, Annamaria Testa, ha analizzato le strategie. Giuseppe Antonelli, linguista e accademico, l’efficacia degli slogan. E l’immagine l’abbiamo fatta passare al vaglio di Enrico Lucherini: l’uomo che ha inventato le star.

Giorgia Meloni


1 -Strategia

Dal punto di vista strategico Giorgia Meloni si sta muovendo bene. È se stessa. È sempre coerente tra ciò che dice e ciò che fa. Ha scelto una linea precisa e appropriata:di essere rassicurante. Il consiglio per l’ultima volata è non lasciare dubbi che l’affidabilità sia una scelta interiorizzata e non solo strategica.

2 – Linguaggio

«Pronti». È uno di slogan con effetto hashtag. E prelude al «via». All’azione. Al partire di corsa. Per cosa? «Ri-sollevare l’Italia». C’è una chiamata collettiva, che piace alla destra. E un riferimento all’Italia, quindi patriottico. Implicitamente si dice «Siamo caduti in basso». Suggerimento: dare l’idea che dal pronti si è già passati al via.

3 – Immagine

Giorgia Meloni ha molto charme e conquista facilmente la tv. Anche perché ha una naturalezza e una furbizia che gli altri non hanno. Sono più pesanti. Non cambierei nemmeno il suo modo di vestire. Suggerimento? Le mancano 13 cm di tacco. Salvini dovrebbe parlarle all’orecchio e non dall’alto in basso.

Matteo Salvini


1 – Strategia

Il suggerimento che mi sento di dare a Matteo Salvini è uno solo. In questi mesi di campagna elettorale, dal punto di vista strategico, lui si è mosso a volte in maniera anche un po’ scomposta. E quando si fa così si rischia di inciampare malamente. In questa volata finale forse è meglio stare calmi e rischiare un inedito sottotono.

2 – Linguaggio

Anche «Credo» è uno slogan con effetto hashtag. Ma, forse con l’intento di evocare la fede religiosa, contiene un effetto rischioso: l’atto di fede non è fiducia nel futuro. In più è plurale. Anche in Credo negli italiani c’è sempre un «io, io, io» soggiacente. Sempre l’idea del «Capitano». Il suggerimento è passare dall’Io al Noi.

3 – Immagine

Ha una bella voce, una bella presenza scenica, con quella aggressività quasi gentile. Ma il consiglio per Matteo Salvini, per la volata finale, è tenere d’occhio la circonferenza pancia. È ingrassato un po’ troppo ed è un po’ eccessiva. Sì anche Winston Churchill l’aveva. Pure Donald Trump ce l’ha. Ma a Salvini sta male.

Silvio Berlusconi


1 – Strategia

Un suggerimento a Silvio Berlusconi? Chi mai oserebbe dare un consiglio a chi ha fondato Mediaset, ha inventato la propaganda politica moderna e fornisce persino kit elettorali ai propri candidati? Nel bene e nel male Berlusconi non ha bisogno di suggerimenti. E, sinceramente, credo che non li stia nemmeno a sentire.

2 – Linguaggio

Silvio Berlusconi ha semplicemente riproposto lo stesso slogan del debutto nel ‘94. La scelta di campo. È il ritorno alla forza primigenia. Quando FI era il nuovo. Come se volesse fermare il tempo, e con una formula magica cancellare a ritroso gli anni passati e la perdita di consenso. Il suggerimento: evitare l’effetto nostalgia.

3 – Immagine

Silvio Berlusconi? Sembra quasi che abbia una macchinetta all’interno che lo fa muovere e parlare esattamente come venti anni fa. Però è sempre simpaticissimo. È sempre stato bravo. Soprattutto all’inizio. Poi la vita l’ha cambiato. Dovrebbe ritrovare quella naturalezza che aveva quando suonava sulle navi: ecco lo rimetterei a cantare

Enrico Letta


1 – Strategia

La campagna elettorale è un susseguirsi di gesti pubblici e sui social anche Berlinguer si sarebbe trovato maluccio. Il Pd è l’unico partito a non avere il nome del leader sul simbolo. Se la proposta è affidarsi non a una sola persona ma una squadra competente, Enrico Letta la metta in scena. Si faccia affiancare sempre dal suo gruppo.

2 – Linguaggio

«Scegli». È un messaggio analogo a quello di Berlusconi: decidi da che parte stare. L’uso dell’imperativo, richiama alla tradizione. E il rosso e il nero aiutano alla contrapposizione. Implicito è il richiamo a fare fronte contro il rischio democratico. Il consiglio è di non demonizzare troppo l’avversario. Rischia l’effetto boomerang.

3 – Immagine

Enrico Letta è elegante. Molto elegante. Gentile. Parla come un professore, infatti lo è. Ma delle volte mi annoia. È un bell’uomo, indubbiamente, ma non ha fascino televisivo. Lo vedi sempre con questa giacca scura, quasi nera. Il consiglio? Almeno una volta vorrei vederlo con una giacca più vivace. Se la faccia prestare dai Måneskin.

Giuseppe Conte


1 – Strategia

Giuseppe Conte sta facendo quello che nel marketing si chiama riposizionamento. Da elemento di governo è passato a presentarsi come elemento di opposizione. Il suggerimento in questi casi è verificare il target. Quello che si è scelto è un bacino elettorale abbastanza ampio? È abbastanza fedele? O almeno si può fidelizzare?

2 – Linguaggio

«Dalla parte giusta» delegittima, con quel «giusta», qualunque voto alternativo. Dà l’idea della corsa in solitudine. E ricorda la «giustizia» propugnata dai primi slogan: «Onestà-onestà». È un richiamo alla purezza originaria del Movimento 5 Stelle. Il consiglio a Conte, forse, è di spiegare meglio quella «giusta» quale parte sia: di chi fa cosa?

3 – Immagine

Giuseppe Conte è meno legato di quando è diventato presidente del Consiglio. Si vedeva che si voltava dove e quando gli dicevano di farlo. Ma è diventato più aggressivo. Più irritante. Forse prima dava una idea più affidabile. Usa quel tono professorale senza dire cose fondamentali. Non mi viene in mente nulla da suggerirgli.

Carlo Calenda


1 – Strategia

Ha lo stigma di quello che dice cose giuste e poi le fa differenti. Da sinistra molti non gli perdonano di avere rotto con il centrosinistra. Promette serietà, ma su Twitter a volte si lascia andare. Il consiglio? Si è presentato come il ragazzo prodigio della politica: sia un po’ meno prodigio è un po’ più adulto.

2 – Linguaggio

Carlo Calenda con «L’Italia, sul serio» ha riciclato lo slogan di quando era candidato sindaco di Roma, malgrado non abbia vinto. Forse vuole evocare la coerenza dell’agenda Draghi, della competenza, della professionalità. Il suggerimento è di non eccedere con le battute di spirito e non aver paura di sembrare serioso.

3 – Immagine

Non mi dispiace. Un po’ troppo Roma Nord: molto preciso, educato, un po’ fanatico, perbenino. Un’immagine perfetta per gente dai quarantacinque anni in su. Per i più giovani ci sarebbe un pochino da lavorare. Un suggerimento? Forse gli consiglierei un passaggio, ma proprio rapidissimo, al Papeete.

9 settembre 2022 (modifica il 9 settembre 2022 | 22:48)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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