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Mazda Rx-8: la regina dal motore Wankel

Specie protetta. Nel periodo convulso della crisi petrolifera, i vertici Mazda erano sul punto di bloccare la produzione dei motori Wankel. L’Ing. Kenichi Yamamoto tuttavia fece presente l’importanza di un motore distintivo per un’azienda che iniziava ad affermarsi sul mercato. Lui stesso aveva seguito lo sviluppo dei primi motori rotativi e cominciò a lavorare per risolvere alcune criticità che affliggevano questo tipo di propulsori: in primo luogo vennero migliorati i consumi così come venne riprogettata la lubrificazione, guadagnandone così anche in termini di affidabilità. Il nuovo motore si rivelò subito azzeccato: potente e brillante era di dimensioni compatte e poteva vantare un’erogazione fluida. Il motore indicato come “12A” prevedeva due rotori e una cubatura di 1.146cm3 e aveva potenze comprese tra i 100 e i 135 CV. La nuova unità si sposava perfettamente con le caratteristiche della nuova sportiva Mazda, la RX-7 che di fatto salvò il motore rotativo dall’estinzione.

Ottima partenza. La Mazda RX-7 era una coupé molto slanciata, Matasaburo Maeda a capo del centro stile Mazda definì le sue linee moderne e pulite: sul frontale i tipici fari a scomparsa, mentre la zona posteriore si caratterizzava per l’ampio portellone posteriore. La prima generazione della RX-7 venne indicata con la denominazione interna FB. La bella coupé prevedeva un motore anteriore centrale, che sistemato dietro l’assale anteriore garantiva una distribuzione dei pesi 50-50. Tutto ciò si traduceva in un’ottima maneggevolezza, favorita anche da un attento studio aerodinamico. La prima variante del bi-rotore Wankel venne affiancata da una variante turbo da 160 CV disponibile solo in Giappone. Per l’omologazione sul mercato americano si rese necessaria l’adozione di un motore a iniezione diretta dalla cubatura leggermente più grande, indicato come 13B. Sul mercato giapponese oltre alla nomenclatura alfanumerica “RX-7” le venne abbinato il nome “Savanna” già usato per la precedente Mazda RX-3.

Che grinta! Nel 1985 debuttava la seconda generazione della Mazda RX-7: indicata come FC manteneva i punti salienti dello stile della prima serie, rivisti nelle volumetrie. Il nuovo modello portava al debutto diverse novità: come il sistema Mazda DTSS (Dynamic Tracking Suspension System) per il controllo delle sospensioni e l’AAS (Adjusting Suspension), che regolava automaticamente lo smorzamento delle sospensioni. Dal 1988 la RX-7 venne proposta anche il variante cabrio pubblicizzata dall’attore James Garner. Il motore Wankel venne abbinato ad un turbocompressore, un’accoppiata che si rivelò particolarmente efficace soprattutto ai medi regimi. Il motore 13B da 1,3 litri venne offerto su tutti i mercati: in Europa la Mazda RX-7 venne proposta inizialmente nella variante aspirata da 150 CV. A questa seguirono poi le versioni turbo con doppia turbina da 180 CV e 200 CV. Quest’ultima con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6 secondi e una velocità di punta di 240 km/h poneva la Mazda RX-7 in rivalità con alcune delle migliori GT dell’epoca.

La più amata. La Mazda RX-7 giunse alla sua terza e ultima generazione nel 1992. La RX-7 FD poteva contare su un nuovo turbocompressore sequenziale gemellato che garantiva all’ultima evoluzione del motore “13B” una potenza di 239 CV. Considerata la massa contenuta in 1300 kg e le proverbiali doti di maneggevolezza (ulteriormente migliorata), la RX-7 poteva battersi senza troppe remore con modelli dal blasone e prezzo di listino ben più elevati… Rispetto alla serie precedente, calava a 5,3 secondi il tempo necessario per coprire lo 0-100 km/h, mentre aumentava la velocità massima, limitata elettronicamente a 250 km/h. Del resto Mazda era fresca di vittoria a Le Mans e anche questo straordinario modello stradale “risentì” positivamente degli entusiasmi corsaioli.

Il canto del cigno. Per via delle nuove norme sulle emissioni inquinanti, in Europa la commercializzazione della Mazda RX-7 venne interrotta nel 1996. Tuttavia la produzione continuò per i mercati con guida a destra. Negli ultimi anni di produzione la RX-7 rimase prerogativa del mercato giapponese e la potenza arrivò a quota 280 CV. Dopo 10 anni di onorata carriera la terza generazione della RX-7 venne pensionata, sostituita nel 2004 da un’altra “rotativa”, la RX-8. Quest’ultima disegnata da Ikuo Maeda, figlio del designer che aveva seguito lo sviluppo della prima Rx-7. La FD tuttavia resta la RX-7 definitiva a detta della maggior parte degli estimatori ed appassionati del modello, canto del cigno di un modello capace di totalizzare 811.634 esemplari. Con buona pace di chi dava per spacciato il motore rotativo…

Un palmares importante. La Mazda RX-7 fece parlare di sé anche nel motorsport conquistando per due anni consecutivi la vittoria nella classe 1.600-2.300 cm3 del Campionato Britannico Vetture Turismo, nel 1980 e nel 1981. Nello stesso anno la RX-7 dette prova di grande affidabilità in un’altra prestigiosa gara di Endurance, la 24 Ore di Spa. Nel campionato americano IMSA la Mazda RX-7 collezionò oltre 100 gare IMSA, superando tutti gli altri costruttori e dominando la classe GTU (fino a 2.500cm3). Per 12 anni consecutivi, dal 1982 al 1993 la Mazda RX-7 è stata la protagonista assoluta durante la 24 Ore di Daytona. Chapeau!

Fonte: ruoteclassiche.quattroruote.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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