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Mattarella:”Mafia esiste ancora, Stato sia vigile. Mentalità nuova da sacrificio Falcone-Borsellino”

Giornata Della Legalità

“O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative”, ha detto il Capo dello Stato. Ore 17:58, le note del Silenzio in ricordo delle vittime chiudono le celebrazioni per i 29 anni della strage


“La mafia esiste ancora, non è stata sconfitta. E’ necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato”. Così il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nell’aula bunker di Palermo per la celebrazione dell’anniversario della strage di Capaci. “O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative – ha proseguito Mattarella -. E’ sempre di grande significato ritrovarsi nel bunker, un luogo di grande valenza simbolica, dove lo Stato ha assestato importanti colpi alla mafia” che “estende i suoi tentacoli nefasti in attività illecite e insidiose anche a livello internazionale”. “Per questo – ha sottolineato il presidente della Repubblica – è necessario tenere sempre la guardia alta e l’attenzione vigile da parte di tutte le forze dello Stato. Ma la condanna popolare, ampia e possente, ha respinto con efficacia, in modo chiaro, corale e diffuso, i crimini, gli uomini, i metodi, l’esistenza della mafia”. 

Falcone e Borsellino esempio per giovani
“Falcone e Borsellino erano due magistrati di grande valore e di altissima moralità. L’intelligenza e la capacità investigativa erano valorizzate e ingigantite da una coscienza limpida, un attaccamento ai valori della Costituzione, una fiducia sacrale nella legge e nella sua efficacia”, ha detto ancora Mattarella. “La mafia volle eliminarli non soltanto per la loro competenza nella lotta alla criminalità organizzata, per la loro efficienza, per la loro conoscenza dei metodi e delle prassi del crimine organizzato. Li assassinò anche perché erano simboli di legalità, intransigenza, coraggio, determinazione. Erano di stimolo e di esempio per tanti giovani colleghi magistrati e per i cittadini, che li amavano e riponevano in loro fiducia e speranza. Sono rimasti modelli di stimolo e di esempio”.

Mafia teme più scuola che giustizia
“La mafia, diceva Antonino Caponnetto, teme la scuola più della Giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, ha ricordato ancora il Capo dello Stato. “Una organizzazione criminale, che ha fatto di una malintesa, distorta e falsa onorabilità il suo codice di condotta, in questi ultimi decenni ha perduto terreno nella capacità di aggregare e di generare, anche attraverso il terrore, consenso e omertà tra la popolazione  – ha aggiunto – La mafia, può essere definitivamente sconfitta, realizzando così la lucida profezia di Giovanni Falcone”. 

Si affrontino sollecitamente progetti di riforma
“La credibilità della magistratura e la capacità di riscuotere fiducia è imprescindibile per lo svolgimento della vita della Repubblica: gli strumenti non mancano, si prosegua a fare luce su ombre e sospetti: si affrontino in maniera decisiva i progetti di riforma”, ha auspicato il Capo dello Stato. “Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo giudiziario”.

Mattarella depone corona alloro a lapide vittime stragi
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver lasciato l’aula bunker dell’Ucciardone, si è recato nella caserma Pietro Lungaro, sede del reparto scorte della questura di Palermo, per deporre una corona di alloro alla lapide che ricorda i caduti degli attentati di Capaci e via D’Amelio, posta all’interno dell’Ufficio Scorte. Le note del Silenzio hanno sottolineato il momento. Poco dopo la prevista cerimonia di disvelamento della teca contenente i resti della Fiat Croma “Quarto Savona 15”, la sigla radio attribuita agli uomini della scorta di Giovanni Falcone. Presente anche il presidente della Camera, Roberto Fico. E’ intervenuto il questore Leopoldo Laricchia.

La teca è stata presentata nella sua veste definitiva, al termine di un recente intervento di restauro che ne ha interessato la struttura. Questo simbolo del sacrificio che si compì il 23 maggio del 1992 resterà esposta in modo permanente alla Lungaro dove giunse il 23 maggio 2017, proveniente dalla scuola Allievi agenti di Peschiera del Garda. Poi la consegna da parte del capo della polizia, Lamberto Giannini, dei nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato ai familiari degli agenti caduti il 23 maggio e il 19 luglio 1992, “quale segno di continuità della loro appartenenza alla Polizia di Stato”. 

Giovani un monumento vivo di lotta alla mafia
“Cari ragazzi che ascoltate, al contrario di quanto i mafiosi speravano, la conseguenza del sacrificio di Falcone, Borsellino e di chi si trovava con loro è stato il grande aumento della diffusione, permanente nel tempo, di una mentalità nuova, di consapevolezza e di rifiuto del fenomeno mafioso”. Sergio Mattarella si è rivolto ai giovani studenti collegati in streaming durante la cerimonia in ricordo della strage di Capaci ed ha indicato in loro “un segno di speranza per il futuro del nostro Paese”. “Provenendo da Punta Raisi si passa accanto al monumento che rammenta la terribile strage di Capaci: è un punto coinvolgente, di forte ricordo. Voi giovani, che gridate no alle compromissioni, alle clientele, alle complicità, alla violenza, costituite un monumento vivo, dinamico e prezioso”, ha sottolineato il Presidente della Repubblica. “In voi – ha proseguito – si esprime la voce della società contro condizionamenti illeciti, intrighi, prepotenze, violenza sopraffattrice; la voce dell’Italia che chiede che tutti e ovunque possano sentirsi realmente e pienamente liberi nelle proprie scelte e nelle proprie iniziative. In definitiva, la voce della civiltà e della storia”.

Musumeci e Orlando accolgono Capo dello Stato
Ad accogliere questa mattina il capo dello Stato sono stati il presidente della Regione Nello Musumeci, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e la presidente della Fondazione Falcone Maria Falcone. Con l’inno di Mameli eseguito dall’orchestra degli studenti del magistrale Regina Margherita si è aperta nel porto di Palermo la celebrazione per l’anniversario della strage. Nella banchina Maria Falcone, sorella del giudice ucciso e il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi. Per il secondo anno consecutivo a causa del Covid non è stato possibile organizzare l’arrivo delle navi della Legalità con i ragazzi delle scuole di tutta Italia. Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, accompagnata dal Capo della Polizia Lamberto Giannini, ha deposto una corona d’alloro alla Stele commemorativa di Capaci, sull’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, in ricordo delle vittime dell’attentato del 23 maggio 1992.

Ore 17:58, le note del Silenzio in memoria delle vittime
Ore 17.58: 29 anni fa il tritolo mafioso uccideva Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Scanditi i nomi delle vittime delle stragi di Capaci e di via D’Amelio davanti all’Albero Falcone: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina. Tra i presenti il presidente della Camera Roberto Fico e Maria Falcone che hanno letto alcuni nomi. Le note del Silenzio, suonate dal trombettiere della polizia di Stato, hanno sottolineato la commozione di questo momento. Il raccoglimento e poi un lungo applauso Decine i lenzuoli bianchi sulle facciate degli edifici in via Notarbartolo. E nonostante il divieto di assembramenti a causa della pandemia, numerosa la presenza di famiglie e semplici cittadini. Tanti anche gli striscioni che riportano frasi come “Fuori la mafia dallo Stato”, “Corrotti e ricattabili fuori dalla magistratura”, “Mai più trattative Stato-mafia”. “Ci siamo anche noi”, hanno scritto i bambini e le bambine della scuola Garzilli.

L’omaggio finale del presidente della Camera
C’è il presidente della Camera, Roberto Fico, a rappresentare le istituzioni alla cerimonia di lettura dei nomi delle vittime della strage di Capaci, nel giardino della legalità con gli alberi che portano il nome delle vittime più illustri di Cosa Nostra. “Da quel giorno – ha detto fra l’altro Fico – Palermo è scesa in strada: per ribellarsi e andare fino in fondo. Da quel giorno l’Italia non è più la stessa: ha capito da che parte stare. E non è più tornata indietro. Ogni anno si rinnova  una emozione incredibile”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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