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Massimo Galli contagiato da Omicron: “Senza tre dosi poteva andare peggio”

Roma, 7 gennaio 2022  – Massimo Galli contagiato da Omicron. “Faccio outing, sono stato discretamente una schifezza – conferma al telefono l’infettivologo, ex primario dell’ospedale Sacco, 70 anni -. Ho iniziato a non stare bene la sera del 3. La notte è stato un disastro. Se non avessi avuto le tre dosi di vaccino, la faccenda poteva essere peggiore. La mia testimonianza è a favore delle tre dosi, non della potenza di Omicron”. La voce è affaticata, il tono cortese. 

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Come si sente, ora?

“Provato, anche perché è la decima telefonata che ricevo”.

Ha capito come ha fatto a contagiarsi?

“La ricostruzione è praticamente impossibile. Ma posso pensare che sia accaduto tra la fine dell’anno e i giorni immediatamente precedenti. Ho incontrato 14 persone, mai tutte assieme, in occasioni conviviali. L’ultimo tampone negativo è del 2 gennaio”.

Cosa consiglia?

“Prudenza, prudenza, prudenza. Soprattutto i vecchiotti si ricordino sempre che la vaccinazione non è uguale per tutti. Quella che qualcuno chiama una brutta influenza, se sei anziano e cardiopatico bene non ti fa. Quindi, per favore cautela. Anche perché questo vaccino ti protegge dal finire in rianimazione ma non riesce a proteggerti dall’infezione. E se t’infetti, hai sintomi anche non gravi ma sei in uno stato di salute non perfetto, è un problema”.

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Si tratta di variante Omicron?

“Sì, ho avuto la conferma dalle mie Cavaliere, le ragazze del laboratorio premiate dal presidente Mattarella”

Da camice a pigiama: ha avuto paura?

“Quando il diavolo lo conosci almeno un po’ ti fa meno paura. Però meglio non dargli troppa confidenza”.

Un riferimento a esperienze passate?

“A novembre 2019 ho fatto una delle mie massime topiche, non ho diagnosticato una gravissima embolia polmonare su me stesso. Non sono stato capace di capire che quella mancanza tremenda di fiato non era la solita asma ma qualcosa di molto peggio. Su un paziente non me lo sarei perdonato. Ho rischiato di andare all’altro mondo ma ero incavolato nero per non aver capito e perché sarei stato limitato in quel che volevo fare. Alla fine, sono fatalista”.

Lei è anche un nonno. I presidi chiedono due settimane di Dad.

“Hanno ragione, sono d’accordo. Sono anche le richieste di alcuni presidenti di Regione di estrazione politica diversa dalla mia, fra l’altro. I numeri delle infezioni sui bambini sono impietosi. Il tasso di vaccinazione è ancora basso e poi ci sono i non vaccinabili. Sapendo oltrettutto che il vaccino limiterà la diffusione, non la impedirà. La nostra è una lotta con armi che hanno molto limitazioni”.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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