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Malcolm Bass: la vita dopo l’ictus | MountainBlogMountainBlog | The Outdoor Lifestyle Journal

Malcolm Bass in India. Foto: Hamish Frost. Fonte: profilo facebook

Lo scalatore britannico, dopo aver scalato alcune delle montagne più dure al mondo, sta affrontando la sua sfida più grande

La mattina del 24 agosto 2020, il noto alpinista britannico Malcolm Bass si svegliava con una sensazione di malessere, ma senza avere idea di cosa si trattasse. “Ricordo che facevo difficoltà a mettere le lenti a contatto, a  vestirmi e andare in cucina a fare colazione”, racconta il 56enne Bass a The Guardian. “Quella serie di azioni mi sembrava molto complicata, mentre normalmente non lo era. “

Malcolm Bass Malcolm Bass su Beinn a Bhuird nel Cairngorms. Foto: Coldhouse Collective

Il giorno prima aveva scalato su roccia nei Cairngorms con il suo caro amico Simon Yearsley. Ora si trovava disteso sul pavimento, nel corridoio di casa di Yearsley, nel Perthshire, senza avere idea del perchè si trovasse lì… La moglie di Simon, Sarah, gli disse: ‘Stai bene, Malcolm?’

Fortunatamente, Simon e sua moglie Sarah, sono stati in grado di identificare subito i segnali di un ictus e hanno chiamato un’ambulanza, salvando la vita a Malcolm. L’ictus lo ha colpito senza pietà, gettando nell’abisso questo atleta, psicologo del Servizio Sanitario Nazionale.

“Non mi sentivo strano. Non avevo alcun dolore. Continuavo a pensare, solo un attimo e starò bene. L’unica cosa  che ricordo dopo  è di essere stato messo sulla barella e in ambulanza “

Quando la sua compagna, Donna James, raggiunse l’ospedale di Dundee dalla loro casa nel North Yorkshire, a Bass erano già stati somministrati dei farmaci, ma  qualcosa non funzionava ancora. Presto fu condotto in sala operatoria per un  intervento chirurgico. Fu effettuta una craniectomia, che comportava la rimozione di una parte del cranio per alleviare la pressione sul cervello, che stava per ucciderlo. A James fu detto che poteva non sopravvivere.

Per i suoi  amici e per la comunità alpinistica, fu uno  scock. Bass era noto per il suo alpinismo esplorativo in giro per il mondo, dall’Alaska all’Himalaya, ma anche per la sua disponibilità a parlare apertamente delle ripercussioni personali di uno sport così pericoloso e dei suoi effetti psicologici.

Paul Figg e Malcolm Bass in cima allo Janhukot. Foto: Guy Buckingham.Fonte: instagram M. Bass

Nel giugno 2018, Bass aveva compiuto la prima salita dello Janhukot (6.805 m), nell’Himalaya indiano. Diverse squadre da tutto il mondo ne avevano tentato l’inviolata vetta per quasi 30 anni. Lo stesso Bass ci aveva provato due volte, una delle quali con Yearsley. Nel 2018, dopo quattro giorni di scalata, Bass e i suoi compagni di cordata Paul Figg e Guy Buckingham, raggiunsero la vetta.

“Le lezioni di psicologia che l’arrampicata, in particolare la scalata alpina, mi hanno insegnato –  scrisse una volta – riguardano sia l’immenso potere della volontà umana, sia la sua totale impotenza”. Per anni si era “vergognato” delle volte in cui aveva rinunciato a causa del maltempo, “se fossi stato più forte ci sarei riuscito”, si diceva. “Ma ora capisco che le grandi forze del mondo sono molto più potenti anche delle migliori versioni di noi umani ”.

Due terzi di coloro che sopravvivono a un ictus, riportano spesso delle disabilità e Bass, attualmente è su una sedia a rotelle, oltre ad avere danni all’udito, alla vista e alla parola. Ha lottato contro una grave depressione.  “Ero assalito dalla tristezza. Cinquanta volte al giorno –  racconta – Ho passato dei momenti di disperazione totale in ospedale. Scrivevo a Simon che vedevo dei fantasmi. E lui mi chiamava. Ogni volta. Non importava quanto fosse impegnato. Gli sono immensamente grato per questo. “

Bass deve indossare un elmo per proteggere la testa dove è stata rimossa una sezione del cranio. Fotografia: Gary Calton/The Observer. Fonte: theguardian.com

Dopo tre mesi, Donna James è finalmente riuscita a riportare a casa Malcolm dall’ospedale. Sta facendo progressi, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Bass deve indossare un elmo per proteggere la testa dove è stata rimossa la sezione del cranio; nelle prossime settimane, una protesi in ceramica lo sostituirà.

Ora è lui in cura da uno psicologo. “Lo trovo molto utile. Ha rafforzato la mia convinzione che un buon trattamento psicologico sia vitale. Sappiamo che le terapie psicologiche sono  molto efficaci…. Sappiamo che  non hanno molti effetti collaterali negativi. Ma è difficile per le persone accedervi… Non ci sono molti terapisti psicologici qualificati nel NHS, questo è il problema principale. “

L’obiettivo a cui punta, è di ritornare al suo lavoro di psicologo a giugno. Nel frattempo, i suoi amici, hanno lanciato una campagna di crowdfunding #MoveMountainsForMalcolm, per aiutarlo.

Fonte: mountainblog.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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