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Malagò: «Lo sport italiano è il 2° del mondo, la politica dovrebbe rispettarci di più»

di Daniele Dallera

«La riforma ha creato soltanto confusione, Vezzali preferisce seguire i cattivi consiglieri. I nostri successi un miracolo di organizzazione: tecnici e atleti sono carichi per Pechino»

Prudente e in difesa col Covid, all’attacco nello sport, su situazioni e faccende che non gli piacciono. Double-face Giovanni Malagò, guida dello sport italiano, settore che fa gola a molti, anche a chi non ne sa niente. Ma è da una vita (politica) che è così. «Vivo una strana condizione, persone a me molto vicine, mia figlia, la mia segretaria, la persona che mi assiste negli spostamenti in macchina, sono tutti e tre positivi. In pratica sono circondato. Evito il più possibile i contatti, la sera se posso sto a casa, da solo. Anche perché è vicinissima la mia partenza per Pechino e lo stesso Cio mi suggerisce un atteggiamento di estrema attenzione».

Le vittorie olimpiche di Tokyo non si possono e devono dimenticare. Che aria tira per Pechino?
«Parlo continuamente con atleti e tecnici: li sento belli carichi. Ma anche per loro la preoccupazione più grande si chiama Covid, una positività adesso comprometterebbe anni di allenamento e sacrifici».

Il caso Djokovic e altre cadute di stile da parte di campioni senza la adeguata copertura vaccinale: che ne pensa?
«Il caso Djokovic non poteva essere gestito peggio, con tre protagonisti negativi: lui Djokovic, gli organizzatori e le autorità australiane».

Sono state tracciate linee guida per gli sport di squadra rispetto al virus: il numero magico fissato è 35 per cento del gruppo atleti.
«Ho subito ritenuto iniquo il primo protocollo abbozzato dalla Lega calcio. Sono fiducioso che, sulla linea tracciata da ministeri, Regioni, Sport e federmedici si adegui e si precisi un protocollo adatto alle esigenze dello sport italiano».

La Lega serie A, piegata sulle gambe dal Covid, chiede aiuti economici al governo: il suo impegno in questo senso?
«È giusto che il mondo dello sport, calcio in primis, ma anche le altre discipline, debbano poter contare su ristori importanti dopo le perdite che hanno subito e continuano a subire. È altrettanto chiaro che le interlocuzioni col governo devono essere serie e attendibili sulla base di elementi oggettivi. Mi impegnerò per arrivare in tempi brevi a una soluzione che tenga presente quanto il comparto sportivo versa nella casse dello stato e, in prospettiva, quanto lo Stato rischierebbe di perdere se molte realtà sportive dovessero sparire a causa dei mancati ristori».

Che momento vive lo sport italiano?
«Nel 2021 ha conquistato 283 podi tra Olimpiade, Mondiali ed Europei. Siamo secondi nel mondo, dietro gli Usa, davanti a Cina, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna e Russia. Come definirlo? Un miracolo sportivo, dietro il quale ci sono talento, organizzazione, competenza, responsabilità, passione. Una sola riflessione: lo sport italiano merita maggiore considerazione».

Scusi, ma il Coni, stretto tra governo, sottosegretario Vezzali, Sport e Salute, Dipartimento dello sport, è centrale nella gestione dello sport?
«Premessa: il governo Draghi ha sempre mostrato attenzione verso il Coni. Lo sport ha la sua autonomia, sancita dalla legge, sono stati capiti i rischi a livello internazionale: il Coni è centrale, ma è necessaria una maggiore consultazione di chi gestisce lo sport, di chi ne ha la responsabilità e lo guida».

Non ci sono troppe anime sportive nel Paese?
«Io non ho ambizioni personali, sono al mio ultimo mandato, quindi parlo per lo sport e per il futuro del Coni».

Il fatto che nel 2021 abbia vinto molto lo ha aiutato?
«Sicuramente. Ma vorrei tanto che uno potesse passare una giornata al Palazzo del Coni. E vedrebbe che lo sport vive nella massima confusione».

In che senso?
«È stata la riforma, la sua applicazione a creare questa confusione di competenze e di responsabilità. Chi sostiene il contrario, chi non vede questa anomalia, o è in malafede o non ha cognizione di causa».

Perché questa situazione?
«Non ci sono linee di demarcazione chiare. Nello stesso Palazzo del Coni si vivono situazioni a dir poco surreali. Faccio un esempio pratico: parliamo di sport di base. Deve essere di competenza del Coni, come sancito dalla Carta olimpica, quanto a organizzazione, promozione, tecnica. Se invece si parla di promozione dello sport sociale ben venga l’intervento di Sport e Salute. E nessuno meglio di Valentina Vezzali, sottosegretaria dello Sport alla presidenza del Consiglio, ex grande campionessa, cresciuta e passata negli anni giovanili attraverso lo sport di base, sa che è così».

Qual è il suo giudizio su Vezzali?
«Ho un ottimo rapporto con lei. Il ruolo è complesso, è stata catapultata in mezzo a un mare, per giunta in tempesta, la tempesta del Covid. Ma ho un rammarico: preferisce seguire i consigli di chi sa poco di sport e di chi non lavora per il bene dello sport italiano. Attorno a lei ci sono persone che non la stanno aiutando».

Lei è favorevole al ministero dello Sport?


«Sono stato tra i primi a proporre e chiedere un vero e proprio ministero de
llo Sport con portafoglio».

Coni, Sport e Salute, Dipartimento e soprattutto un ministero: non aumenterebbe la confusione?
«Il ministero dello Sport deve portare avanti il coordinamento dello sport italiano. Con il rispetto e la precisa attribuzione delle diverse competenze».

Giovanni Malagò ha altro in testa, il Coni, è membro Cio, il mondo olimpico lo affascina, basta notare entusiasmo e preoccupazione per Milano e Cortina 2026, per esempio è notizia di queste ore che il prossimo Consiglio Nazionale del Coni si terrà il 9 marzo a San Siro dove si svolgerà la cerimonia dell’Olimpiade 2026. Ma soprattutto dopo Tokyo non vede l’ora di mettere al collo di una azzurra o di un azzurro una medaglia d’oro. Il ministero dello Sport può aspettare.

15 gennaio 2022 (modifica il 15 gennaio 2022 | 07:43)

Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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