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Magico Sinner, niente lieto fine. Medvedev dice no. A Jannik resta la Top 10

Nell’ultimo match del Gruppo Rosso, l’italiano rimedia 6-0 nel primo set poi vince il 2° e cede al tie break del 3° dopo aver sprecato due match point. Daniil imbattuto nel girone

Dal nostro inviato Federica Cocchi

L’uomo di gomma, come l’aveva soprannominato Matteo Berrettini alla vigilia delle Nitto Atp Finals, ha provato a cancellare Jannik Sinner ma l’uomo di ghiaccio ha congelato le sue velleità. C’è mancato poco per il miracolo, Sinner ha ceduto 2-1 ma che spettacolo con Medvedev. Nell’ultima uscita sul palcoscenico del Pala Alpitour che lo aveva visto trionfare martedì contro Hubert Hurkacz, Jannik è partito bloccato. O meglio, non è proprio partito, ha preso un 6-0 poi ha trovato coraggio e profondità, spavalderia e servizio per pareggiare al tie break il 2° set e dare tutto nel terzo. Ancora un tie break. Ma niente lieto fine, nonostante due match point per l’italiano. “È l’uomo più caldo del momento – diceva di lui Riccardo Piatti, creatore dell’altoatesino d’oro -, sarà importante affrontarlo per capire a che livello siamo”. Siamo al livello che Jannik ha trovato la quadra, testa altoatesina, cuore napoletano. Tra pugnetti, esultanze, “Vamos” è riuscito a tirarsi fuori da una situazione che sembrava senza uscita. Era questa la sede giusta, le Finals, davanti al pubblico che appena poche sere prima lo aveva abbracciato, innalzato, osannato per aver sostituito in maniera più che degna il povero Berretto fermato dalla sfortuna e dalla sua fisicità fragile.

Era una partita, quella di stasera, che non sarebbe servita ai fini della qualificazione, quella era già sfumata con la vittoria di Zverev nel primo pomeriggio con Hurkacz, ma era comunque un piatto ricco. A parte i 149.000 euro della vittoria, c’erano in ballo 200 punti che avrebbero arricchito il bottino di Jannik, già sicuro della top 10 di fine stagione. Non sono arrivati e Daniil chiude imbattuto nel girone, che significa 1500 punti se dovesse vincere il torneo.

È stato un primo set allucinante, una specie di lampo, una centrifuga da cui Sinner è uscito infeltrito, stropicciato. Soprattutto nell’orgoglio. Lui, il talento 20enne già capace di entrare tra i primi 10 del mondo, non è stato capace di entrare in partita. Break in apertura, e subito sotto 2-0, Jannik non ha trovato la chiave per uscire dalla cassaforte in cui lo aveva messo Medvedev. Un break dopo l’altro, è arrivato il temutissimo “bagel” il 6-0 che nessun giocatore vorrebbe vedere sul tabellone. Nel primo parziale Sinner ha messo in campo il 73% di prime, con cui ha realizzato appena il 43% di punti in uno stadio sempre più silenzioso, annichilito come lui. Il ragazzo delle montagne si è preso una piccola pausa nello spogliatoio, per riordinare le idee, magari asciugarsi due comprensibili lacrime. Al ritorno la situazione non è cambiata: palla break in apertura per il russo. Riesce ad annullarla e chiama il pubblico, la sua arma, lo aveva definito, conquista il vantaggio ed esulta come se avesse centrato la finale. Per scuotersi, e funziona. Perché dopo 33 minuti di gioco riesce a conquistare il primo game.

Rianimato

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Una conquista che lo rianima, che risveglia il pubblico, si balla sulle tribune del Pala Alpitour, e Sinner comincia finalmente a divertirsi. A godersi la partita a tal punto da trovarsi avanti 2-1 15-40, due palle break con applauso del rivale al pubblico che esulta per un suo doppio fallo. Si va ai vantaggi e Jannik ha ancora una palla break. Mette finalmente la testa avanti, per la prima volta. Un doppio nastro sul 3-1 rilancia Medvedev che ha due palle per rientrare. Un altro net e tutto torna in pari. Tiene duro l’altoatesino, si guadagna l’occasione del tie break. Sul 6-5 un minibreak gigante lo manda a set point e stavolta Jannik si aggrappa al ghiaccio della Val Fiscalina che gli scorre nelle vene. Dopo gli schiaffoni, la rinascita. Si va al terzo.

L’epilogo

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Jannik schiaccia il pedale dell’acceleratore, va a manetta, come quando guida le Formula 1 sulla Play. Sfrutta il pubblico e non si lascia innervosire dagli sbadigli di Medvedev al cambio campo. La lezione di Vienna gli è servita, arriva un break, 3-2 con doppio fallo di Medvedev e Sinner conferma il vantaggio: 4-2. Ma non è mai finita. Mai. Perché nell’ottavo game Medvedev si riprende il servizio perduto e va 4-4. Daniil ricambia l’applauso del pubblico quando vengono applauditi i suoi errori, poi, sul 5-4 40- per Jannik corregge una chiamata dell’arbitro e concede il game a Sinner. Riconciliazione e tie break. Col russo che sale 2-0, poi 3-1 dopo uno scambio estenuante, in cui ha dovuto dare tutto per avere la meglio su Jannik. È finita? No. Sinner recupera, va 5-5, ha un match point sul 6-5. Medvedev lo annulla con una seconda a 200 orari. Match point Medvedev su servizio nostro. È finita? No. Altro match point, ma stavolta per Jannik. Serve un cardiotonico. Match point Medvedev e stavolta è finita davvero: 10-8.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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