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Mafia, dolci e pizza: i boss di Bagheria fra miseria e soprusi

PALERMO – Miseria e prepotenza. La mafia di oggi è costretta ad occuparsi di pizze e dolci, ma è ancora capace di regolare la vita delle persone.

I titolari di un panificio sarebbero stati costretti a non produrre più pasticceria. In cambio, però, avrebbero ottenuto che nel bar di fronte alla loro attività commerciale smettessero di vendere pizza. Anche questo episodio fa parte delle estorsioni contestate dal procuratore aggiunto Salvo De Luca e dai sostituti Giorgia Righi e Gaspare Spedale della Direzione distrettuale antimafia di Palermo nell’inchiesta sfociata nella notte nel fermo di otto persone.

I personaggi coinvolti

Un episodio che conferma la capacità di Cosa Nostra di condizionare il libero mercato. Nella vicenda entrano in gioco Onofrio Catalano, che per un periodo avrebbe guidato la famiglia mafiosa di Bagheria fino a quando non fu costretto a cedere il passo a Massimiliano Ficano, e l’anziano Carmelo Fricano, imprenditore edile considerato da sempre legato ai boss.

Le mura che ospitano il panificio sono di proprietà di Fricano, il quale, senza sapere di essere intercettato, spiegava a un amico che “gli volevano fare chiudere il forno… non doveva vendere dolci… quello di fronte del bar non voleva che vendeva i dolci…”.

La questione dei dolci era diventata una faccenda mafiosa. Fricano non gradiva, visto che venivano danneggiati i suoi affittuari: “… ci sono andato io… ma vatti a chiudere… gli ho detto… vai a rompermi la minchia… va… a casa mia…”.

“Ma tu chi m… sei”

Sempre Fricano riferiva che della faccenda era stato investito Onofrio Catalano: “… venne il capo… venne il capo quello che comanda qua…io che so… gli ho detto: ma tu chi minchia sei… ti giuro… si chiama Gino Catalano… gli ho detto… ma tu chi minchia sei?…dice: sono il nipote di Mineo quello di Palermo… a me mi ci ha messo qua Pinuzzo Scaduto”.

Onofrio Catalano, secondo la ricostruzione dei carabinieri, nipote di Settimo Mineo, il boss che ha presieduto l’ultima riunione della cupola di Cosa Nostra nel 2018, avrebbe preso in mano il potere forte dell’appoggio del vecchio capomafia di Bagheria, Giuseppe Scaduto.

L’accordo

I titolari del panificio sono stati convocati dagli investigatori. La moglie ha detto che dal febbraio 2019 avevano smesso di produrre dolci, ma di non conoscere il motivo. Il marito ha parlato di una scelta commerciale: “… perché non c’era una grande vendita e perché secondo una mia idea la gente preferisce acquistare la pasticceria presso il bar ubicato di fronte il mio panificio”.

Dietro invece ci sarebbero altre logiche. Marito e moglie sono finiti sotto intercettazione. Ci fu un accordo, mediato da Fricano e Catalano: “… per evitare discorsi dice lui toglie… il fatto delle pizze”, ma stop dolci al panificio.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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