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M5S, l’ira dei ribelli per il governo Draghi: siamo stati asfaltati

I Cinque Stelle barcollano paurosamente. L’ombra della scissione diventa più concreta dopo l’annuncio della lista dei ministri del governo Draghi. I senatori protestano e chiedono una riunione d’urgenza a Vito Crimi (che la stoppa in prima battuta) per valutare la fiducia Draghi. La squadra di governo spacca il M5S. Il Movimento conferma Luigi Di Maio e Federico D’Incà agli Esteri e ai Rapporti con il Parlamento, vede ancora nell’esecutivo la presenza di Fabiana Dadone (che va alle Politiche giovanili) e di Stefano Patuanelli (all’Agricoltura) e il tecnico Roberto Cingolani strappa il ministero della Transizione ecologica (c’è chi considera nel novero Enrico Giovannini, ora ai Trasporti e già ministro con Letta).

In chat scorre il veleno. C’è chi mette in bilico la fiducia: «Tutti convinti di votare questo governo?». Chi mastica amaro: «Siamo stati asfaltati». «La Lega e Forza Italia tra poco contano più di noi». «Ci hanno trattato come la Grecia». E in effetti sono due i sentimenti che attraversano la truppa M5S: anzitutto «un senso di umiliazione», come commenta un big, e poi la delusione per alcune conferme. In primis quelle di D’Incà (che è considerato vicino a Roberto Fico) e Patuanelli (che rappresenta i contiani). «Sono due caselle in più per il Pd», c’è chi commenta sarcastico. «Situazione vomitevole», c’è chi si sfoga. «Non abbiamo più ministeri di peso, ma solo di facciata», dice chi insiste. «Avevamo basse aspettative, ma così ci stiamo sotterrando». L’ala sudista si lamenta della poca rappresentanza (3 ministri su 4 sono del Nord). In serata la protesta monta. Diverse decine di senatori , si dice una trentina, sono sul piede di guerra.

Nel mirino finiscono l’immancabile Crimi (che plaude il governo: «Il Movimento garantirà il suo sostegno all’esecutivo con lealtà e correttezza»), ma anche Beppe Grillo per le trattative condotte. Proprio il garante — rivela l’Adnkronos — ha chiamato i big per festeggiare il varo del ministero della Transizione ecologica. Il nome di Cingolani (che ha fondato nel 2005 l’Istituto italiano di Tecnologia di Genova), ha ricordato Grillo, è stato fatto proprio da lui al premier incaricato.

Ma mentre il garante festeggia, i ribelli insorgono. Barbara Lezzi attacca: «Il super ministero chiesto da Beppe Grillo non c’è. Il ministero dell’Ambiente non sarà fuso con il ministero dello Sviluppo economico». E dice: «Non abbiamo votato per questo sulla piattaforma Rousseau». Sulla stessa linea si muovono anche i senatori Nicola Morra e Elio Lannutti. La senatrice salentina potrebbe presentare richiesta formale per contestare il voto online, proprio perché quanto realizzato da Draghi è diverso da quanto scritto nel quesito. Una mossa per potere votare no alla fiducia all’esecutivo senza incorrere nel rischio di espulsione.

I critici riflettono sul da farsi. Sono 2-3 senatori e 8-10 deputati pronti a passare all’opposizione, ma in realtà la fronda è più ampia. E si confronterà. Nel weekend è previsto un incontro online che vedrà la partecipazione di 11 senatori e 25 deputati. Oggetto del vertice: il no in Aula a Draghi e le eventuali conseguenze. Insomma, la scissione diventa più di un’ombra. Max Bugani con «Qualcuno era 5 Stelle» fa il verso a Giorgio Gaber per commentare il momento amaro.

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Chi invece ha appena lasciato, ossia Alessandro Di Battista commenta la squadra con un laconico: «Ne valeva la pena?». Prima picconata ai suoi ex colleghi. Di Battista, raccontano i ben informati è «tranquillo». Nei giorni scorsi l’ex deputato avrebbe avuto — serpeggiano le indiscrezioni tra i Cinque Stelle — un duro confronto con Grillo per le diverse posizioni dei due in merito al sostegno a Draghi. Dopo il video dello strappo dal Movimento — raccontano le stesse fonti — tra il garante e quello che veniva bollato come il suo erede nel Movimento non ci sarebbero stati contatti. L’ex deputato — intercettato dai cronisti — invece dichiara di apprezzare le dichiarazioni al Corriere di Davide Casaleggio nei suoi confronti e parla della telefonata con Di Maio: «Ho sentito Luigi, i rapporti sono sereni. Nell’eventualità il governo Draghi dovesse fare delle cose buone, io le sosterrò». Poi commenta l’esito della consultazione su Rousseau: «I 30 mila che hanno votato no? Non sono mica patrimonio mio, ma iscritti raziocinanti che hanno fatto le loro scelte. Io sono uno di loro, non sono il capo di nessuno».

Intanto la socia della piattaforma, Enrica Sabatini, prefigura un futuro politico con l’ex deputato: «Chi ha la stessa missione, troverà il modo di camminare insieme». Il futuro, insomma, è un’incognita con varie opzioni.

12 febbraio 2021 (modifica il 13 febbraio 2021 | 09:22)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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