Viva Italia

Informazione libera e indipendente

LUNARDON Un voto per il futuro, un voto per far rivivere sport e socialità

Messaggio politico elettorale a pagamento

Ama lo sport soprattutto in chiave sociale, sogna una Liguria più verde, con più diritti e più opportunità, che sappia sfruttare al meglio le sue peculiarità per affrontare le sfide socio economiche del futuro, insomma, una regione a misura di cittadino. Lui è Giovanni Lunardon candidato al consiglio regionale della Liguria per il Partito Democratico.

Lunardon, può raccontarci qualcosa di più sulla sua vita?

Sono nato a Savona, ho 47 anni, e sono stato capogruppo del partito democratico negli ultimi due anni in consiglio regionale. Nasco archeologo – operaio della cultura – rapito dalla politica, ho una lunga esperienza che parte da Savona, passa per Genova e approda in Liguria, sia in ambito amministrativo che di partito. Sogno di aprire un nuovo ciclo amministrativo e ho  volontà  e energie necessarie per portare a termine questo percorso proprio sostenendo la candidatura a presidente della Regione Liguria di Ferruccio Sansa.

Ci descriva l’attività svolta da consigliere regionale nell’ultima legislatura.

Da capogruppo ero presente in commissione sanità e in commissione sviluppo economico, ho seguito molte vertenze sociali, industriali, del turismo e mi sono occupato di sicurezza. Ho avuto l’onore di far approvare – da primo firmatario –una legge sulla sicurezza dei lavoratori in ambito autostradale, è stata una grande battaglia sindacale che ho sposato con grande determinazione. Adeguare l’indice di sicurezza alle tratte autostradali ed estendere le garanzie anche ad altri lavoratori, come operatori del verde e degli autogrill, era doveroso. Mi sono occupato di urbanistica e ambiente, una delle mie passioni, per riprendere in mano le riqualificazione delle nostre città, soprattutto dei quartieri più popolari. Le nostre città devono essere belle, accoglienti, inclusive. Occorre un piano straordinario contro il dissesto idrogeologico, investire  nell’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati, impegnarsi a far crescere l’edilizia popolare e prendersi cura dell’entroterra che cuba più di 250 mila concittadini che oggi si sentono abbandonati; per fare un esempio esistono luoghi in cui non è mai arrivata la band larga.

Quale eredità lascia Giovanni Toti e quali sono, invece, le sue proposte?

Un’eredità devastante in ambito sanitario: Toti, insieme alla sua squadra, non ha saputo gestire l’emergenza Covid. Inoltre, nel corso degli anni la nostra sanità è stata devastata dai tagli. Oggi più che mai ci vogliono le condizioni per una sanità forte nel pubblico e che abbia presidi territoriali capillari e a misura di cittadino. Inoltre bisogna rimediare al pasticcio delle aree protette; è nostra intenzione valorizzarle e farle diventare un volano economico, cosa che questo governo regionale non ha fatto: anzi, ha tagliato i fondi. È necessario programmare il lavoro attraverso l’economia, la nostra regione dal 2015 non è mai cresciuta: le diseguaglianze sociali sono aumentate  enormemente con tasso di povertà elevatissimo. Si rende necessario utilizzare di più e meglio i fondi comunitari, come ad esempio il fondo strategico, strumento che può contribuire in modo sensibile a cambiare l’economia in Liguria. Vogliamo investire in industria e turismo, che per reggere l’offerta ha bisogno di un ambiente pulito orientato al benessere. Occorre sostenere il nostro polmone portuale, anche attraverso l’autonomia finanziaria dei porti, trattenendo il gettito iva per investire risorse per rafforzare il sistema della logistica.         

Sotto il profilo sportivo di che cosa ha bisogno la Liguria per cambiare passo?

La Liguria ha bisogno di una pianificazione e analisi a lungo termine anche delle concessioni di utilizzo per gli impianti pubblici, soprattutto per quelle che sono in scadenza nei prossimi anni, al fine di poter dare garanzie di sostenibilità economica agli investimenti che le associazioni sportive o in generale chi parteciperà ai bandi di affidamento della gestione potrebbero proporre per riqualificare i nostri impianti sportivi pubblici. Le procedure come sempre devono essere pubbliche e trasparenti, ma in Liguria occorre abbattere al massimo la burocrazia e mettere in contatto le associazioni con gli uffici dei comuni e della regione per consentite una comunicazione costruttiva ed efficace per tutti, sfruttando al massimo anche la Digitalizzazione della pubblica amministrazione.

Di quali risorse ha bisogno lo sport per avviare la riqualificazione degli impianti e il rilancio del comparto?

Lo sport è anche un enorme volano per l’economia locale, l’organizzazione di eventi sportivi di alto livello agonistico richiede però una programmazione a lungo termine degli interventi di riqualificazione degli impianti sportivi esistenti, dove la regione insieme ai comuni deve sbloccare fonti di finanziamento anche a fondo perduto, ma attraverso una rendicontazione precisa dei costi sostenuti e un reale cronoprogramma dei lavori che devono arrivare alla conclusione nei tempi stabiliti. Non abbiamo più le risorse economiche di un tempo, quindi la Regione deve gestire al meglio quelle che ha, aumentando però il capitolo di bilancio e predisponendo maggiori bandi anche attraverso la legge 40 e il fondo strategico. I fondi però possono arrivare sul territorio anche attraverso la candidatura della Regione o della Città Metropolitana o delle Province per l’organizzazione di particolari eventi sportivi di richiamo nazionale o internazionale, ma per aggiudicarsi questi eventi  e i relativi stanziamenti, occorre che la Regione non si limiti alle sole promesse demagogiche o ad annunci roboanti, occorre invece che gli enti diano una delega allo sport a un amministratore che realmente si occupi di sport a tempo pieno come si fa per altre importanti deleghe come l’economia, la sanità, la scuola, lo sport si collega e riassume tutte queste deleghe, come può crescere se non viene gestito a tempo pieno da amministratori capaci e competenti, che conoscano le esigenze del mondo sportivo e che non siano assessori di facciata?

Che cosa rappresenta lo sport per Giovanni Lunardon?

Lo sport è una delle tante agenzie educative e sociali che anima i nostri territori e le nostre comunità. Ha il compito di integrare il più possibile i nostri giovani nelle scuole e in tutti gli spazi associativi al di fuori della famiglia, per sollecitare uno stile di vita sano dove alimentazione, impegno nello studio, rispetto dei valori e delle regole, equilibrio psicofisico e disponibilità al sacrificio e all’impegno per un obiettivo personale o di gruppo diventando un punto di riferimento essenziale. Lo sport deve essere veramente aperto a tutti, per la fruizione degli impianti (barriere architettoniche), per la sostenibilità di gestione degli impianti attraverso la riduzione dei costi che ogni anno sono la spada di Damocle delle ASD, per  la resilienza dei nostri territori soprattutto nell’entroterra, dove lo sport deve affiancare la scuola nella gestione del tempo e degli spazi che i nostri giovani devono poter avere a disposizione, con la più ampia offerta di discipline sportive, con istruttori preparati e in continua formazione, con il supporto delle amministrazioni locali che hanno il dovere di creare progetti sportivi in collaborazione con gli istituti comprensivi e le famiglie.

Come ripartire dopo il Covid?

Il Covid ha impattato ovviamente anche sullo sport, la gestione delle palestre scolastiche rischia di diventare un enorme problema se non verrà gestito immediatamente e attraverso una pianificazione puntuale e seria, come già si sta facendo per le norme sanitarie e di distanziamento sociale. L’80 % delle ASD da settembre non ha più una palestra scolastica a disposizione perché gli istituti scolastici preferiscono, per il momento, dedicarle solo alle attività scolastiche negli orari di lezione. Premesso che è doveroso garantire ai nostri bambini e ragazzi la più completa sanificazione dei locali e sicurezza sanitaria nelle aule e in tutti gli ambienti scolastici, palestre comprese, è ovvio che occorre una gestione altrettanto sicura delle palestre stesse anche per gli utilizzi in orario extra scolastico da parte delle nostre ASD, attraverso protocolli operativi dedicati, in quanto gli utenti sono comunque spesso sempre i nostri bambini e ragazzi! Occorre che la regione attivi  immediatamente un tavolo operativo con tutte le amministrazioni locali, con il Coni, l’ufficio scolastico regionale, gli enti di promozione sportiva e sociale, affinché si trovi una soluzione che non blocchi l’inizio della stagione sportiva nelle varie discipline perché questo potrebbe essere un pessimo segnale che rischierebbe di fare chiudere polisportive e ASD ma anche di non dare un punto di riferimento alle famiglie per la gestione degli orari extra scolastici.

Quale utilizzo potrebbe fare la Regione del fondo strategico regionale per ristrutturare gli impianti sportivi come, ad esempio, il Carlini?

La Regione deve potenziare il finanziamento del fondo strategico e deve pianificare al meglio l’utilizzo di questo strumento, sia per riqualificare impianti esistenti che per creare dei nuovi centri sportivi. È importante che la Regione garantisca su questi finanziamenti per evitare ai presidenti delle ASD di dover rispondere in solido del finanziamento ottenuto. Il fondo strategico deve fare decollare progetti di riqualificazione degli impianti che molti territori aspettano da tempo, vedi l’esempio dello stadio Carlini. In casi come questo occorre che la Regione e il Comune diventino registi di un dialogo costante tra chi gestisce l’impianto, le federazioni sportive che ne fanno uso, l’utenza privata che vive quotidianamente quello stadio per delineare insieme un progetto di riqualificazione economicamente e socialmente sostenibile. La Regione deve quindi pianificare dove investire i soldi dei cittadini negli impianti sportivi pubblici, il tessuto sociale ed economico che vive intorno agli stadi o impianti sportivi deve essere coinvolto per evitare di mettere in contrasto esigenze che invece si accomunano. Per lo stadio Carlini non possiamo barattare la riqualificazione dell’impianto con un progetto di un ennesimo centro commerciale che garantirà certamente un investimento, ma che allo stesso tempo porterà gravi ripercussioni sul tessuto economico, sulla viabilità e sulla vivibilità del quartieri di San Martino, che invece avrebbe bisogno di un collegamento maggiore con quell’impianto per la viabilità pedonale e veicolare attraverso anche la creazione di parcheggi pubblici per i residenti.           

Giovanni Lunardon pratica sport? È tifoso di una squadra di calcio?

Ho praticato calcio per un periodo della mia vita, amo camminare, scalare anche le cascate di ghiaccio e sono appassionato di tutto ciò che fa parte dello spirito della montagna, anche grazie alle mie origini. Mio padre è Veneto, ma da bambino si è trasferito con tutta la sua famiglia in Valle D’Aosta per cercare lavoro nella zona mineraria, quindi sono legato a questi posti dove mi piace ritornare. Presto dovrò sperimentare con i miei figli l’importanza dello sport per i bambini. Il tifo calcistico? Sarò impopolare ma io tifo per la Juventus, ma per ragioni di cuore la mia seconda squadra è di Genoa.

Fonte: settimanasport.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *