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Lukaku: “Niente rinnovo e sono andato via. Inter, tornerò. Mai con Milan o Juve”

Una lunga e imperdibile intervista esclusiva con Romelu Lukaku realizzata da Matteo Barzaghi. L’attaccante belga spiega il suo passaggio dall’Inter al Chelsea e promette ai tifosi nerazzurri: “Amo questa maglia, tornerò”. E aggiunge: “Mai al Milan o alla Juve”. Tra aneddoti e retroscena, si commuove parlando di Eriksen e su Lukaku dice: “Nella top 3 dei miei giocatori preferiti. Avrei dato tutto per lui” Oggi la versione integrale, alle 13.30, alle 17, 19.30 e 22.30 su Sky Sport 24. Disponibile anche on demand

Una promessa all’Inter e il perché di un addio complicato che lo ha portato al Chelsea. Sono solo alcuni degli argomenti affrontati da Romelu Lukaku in “Inter, scusa se ti chiamo amore”. Una lunga intervista esclusiva all’attaccante belga che verrà trasmessa oggi nella sua versione integrale alle 13.30, alle 17, 19.30 e 22.30 su Sky Sport 24. Lo speciale, disponibile anche on demand, verrà riproposto anche il primo dell’anno alle 12.30 e alle 21. Nella conversazione con Matteo Barzaghi, che lo ha incontrato a Londra, Lukaku torna a parlare del suo addio ai nerazzurri, chiedendo scusa ai tifosi e promettendo di tornare. “Ma mai al Milan o alla Juve“, aggiunge. Poi il suo difficile momento al Chelsea e il rapporto con l’allenatore Tuchel. Tra aneddoti e retroscena inediti su passato, presente e futuro, qui vi riportiamo tutti i passaggi di un’intervista imperdibile.

Romelu, giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità?
Lo giuro, con la mano sul cuore.

Come stai?

Fisicamente sto bene, ancora meglio di prima. Dopo due anni in Italia, in cui ho lavorato tantissimo all’Inter con preparatori e nutrizionista, fisicamente sto bene. Non sono però contento della situazione, questo è normale. Penso che il mister (Tuchlel, ndr) abbia scelto di giocare con un altro modulo, io devo solo non mollare e continuare a lavorare ed essere professionista. Non sono contento per la situazione, ma sono un lavoratore e non devo mollare. Penso che l’allenatore possa farmi giocare di più, ma devo rispettare le scelte che lui fa. Devo solo continuare a lavorare e aspettare il mio momento. Stiamo cercando un modulo dove io e lui possiamo trovarci, un modo per aiutare la squadra al meglio. Ha fatto una scelta, ma a un certo punto parlerò con lui e vedremo la situazione”.

Se chiudo gli occhi e ripenso a qualche mese fa, sembra passata una vita. Vero?

(Ride, ndr) È passato di tutto. Penso che tutto quello che è successo non doveva succedere così. Come ho lasciato l’Inter, come ho comunicato con i tifosi, questo mi dà fastidio perché non è il momento giusto adesso, ma anche quando sono andato via non era il momento giusto. Adesso penso che sia giusto parlare, perché ho sempre detto che ho l’Inter nel cuore, tornerò a giocare di là, lo spero veramente. Sono innamorato dell’Italia, questo giustamente è il momento di parlare e di far sapere alla gente cosa è successo veramente senza parlare male delle persone perché io non sono così.

Facciamo un passo indietro, a quando hai vinto lo scudetto e ti sei buttato in mezzo alla gente, a differenza di altri. E’ vero che tu e Milano avevate un feeling particolare?

Sì, penso sempre a Milano… a Milano, a Milano… Lì ho vissuto il miglior momento della mia carriera. Devo ringraziare i compagni, dal primo giorno sono stati disponibili con me, così come lo staff di Antonio Conte. E poi anche di Simone Inzaghi per il mese che abbiamo passato insieme. Sono sempre stati a disposizione. Dirigenti e tutto il resto, veramente il top. Ma la gente di Milano e i tifosi dell’Inter sono veramente i migliori al mondo.

Allora ti devo fare questa domanda: perché è finita se le cose stavano così?

Perché sono cresciuto da bambino tifando Chelsea, era la squadra del cuore a 11 anni. Ci sono anche delle immagini di quando sono andato a Stamford Bridge per la prima volta con la scuola, avevo 15 o 16 anni. La prima volta che sono andato lì avevo 18 anni e non è andata bene. Però avevo sempre quella sfida in testa. Io sono fatto così, nella mia carriera ho cercato sempre di affrontare le difficoltà. Non so perché, ma è sempre stato così.

Forse perché ti stimola?

Sì, mi stimola. Trovo qualcosa dentro di me per migliorare e aiutare la squadra in cui gioco. Sono sempre stato così. Ma c’è una cosa: anche quando ero all’Inter, dopo il primo anno, ho rifiutato una proposta del Manchester City. Un’offerta che era più alta di quella ricevuta dal Chelsea. Perché? Non volevo. Ritenevo che non era il momento, era il primo anno e non volevo lasciare l’Inter. Volevo fare qualcosa di buono per l’Inter, perché l’Inter ha salvato la mia carriera. Ero finito in un tunnel al Manchester. Non andava bene. Stavo male, per l’Inter io ero un grande investimento e alla fine abbiamo fatto grandi cose insieme. Allora, dopo il secondo anno, quando abbiamo vinto lo scudetto, sono andato dai dirigenti e ho parlato, ho chiesto il rinnovo del contratto. Perché ho 28 anni, la mia famiglia a Milano stava bene e avevo (e ho ancora) un appartamento a Milano. Mi sono detto: il prossimo anno mio figlio viene a vivere qui. E così mia madre. Vivremo tutti insieme in Italia, staremo bene… però non hanno voluto”.

Forse perché non c’era la possibilità di farlo in quel momento economico?

Non c’era la possibilità, e questo era difficile da accettare. Nella mia testa pensavo di poter fare qualche anno in più all’Inter… Nel calcio, per me, ci sono tre squadre top in assoluto al mondo: Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Un giocatore, tutti i giocatori hanno il sogno di mettere un giorno la maglia di uno di questi 3 club. Dico la verità. Pensavo di fare mia storia con l’Inter e, se un giorno ci fosse stata la possibilità, di andare in una di queste squadre. Solo allora sarei andato via dall’Inter, ma prima volevo rinnovare. Sarei stato ancora più felice perché dopo due anni avevamo fatto grandi cose con e potevamo continuare questa progressione. Ma non parlo solo per me: Lautaro, Barella, Skriniar e Bastoni, giocatori con cui sono cresciuto. Tutti insieme. Non è successo e allora mi sono detto: se non succede, c’è solo una squadra dove mi posso immaginare, ovvero il Chelsea. Non pensavo di andare via fino a un certo punto, quando loro davvero sono venuti. A quel punto sono andato da Inzaghi e abbiamo parlato. Lui è stato bravissimo con me. Dall’inizio alla fine, lui e il suo staff sono stati veri uomini. Ma anche la società. Però mi ha dato fastidio non fare o almeno non provare a fare il rinnovo. Mi ha fatto male.

E’ corretto dire che se l’Inter avesse fatto rinnovo tu saresti rimasto?

Sì, è giusto.

E ti chiedo di chiarire anche questa cosa: non è stata una questione di soldi?

Non è stata una questione di soldi.

Sbaglia chi pensa così? E’stata una questione di momenti e fiducia….

Di momenti di fiducia, ma anche la sfida. Anche il fatto di non aver vinto in Inghilterra in 8 anni mi dava fastidio, molto fastidio. E avere possibilità di tornare qui con la maglia della squadra per la quale tifavo da bambino, beh era difficile dire di no.

Forse in un altro momento, anche a livello economico mondiale – perché non solo l’Inter ha problemi – non sarebbe successo nulla…

Nulla, sarei rimasto al 100%. Ma non dobbiamo parlare di questo. Conte è andato via, così Hakimi,e lì c’era qualche rumors sulla società in difficoltà. Io non ho detto niente, ho sempre avuto buon rapporto con club, tifosi e mister Inzaghi. Lui mi ha chiamato appena l’Inter lo ha annunciato. Ha chiamato subito il capitano Handanovic e poi me. Ero a Bruxelles a fare un giro con i miei amici e ha telefonato per spiegarmi come voleva giocare con me. Lo conoscevo un po’ perché aveva allenato alla Lazio mio fratello. E mio fratello mi ha parlato molto bene di lui. Inzaghi ha un rapporto davvero molto umano con tutti e come allenatore, anche se non abbiamo lavorato tanto insieme, per me è al top.

Guardi le partite dell’Inter?

Sempre. Sempre. Sempre. Sempre. Sempre. Le guardo tutte. Così quando l’Inter ti tocca il cuore è diverso. E’ diverso.

Avevi capito che l’Inter sarebbe andata bene?

Sì, perché l’esperienza dell’anno scorso ha aiutato la squadra. Lo scudetto ha fatto fare un grande step a livello di maturità e di gestione delle partite. Inzaghi, inoltre, tatticamente è davvero forte. Le sue squadre fanno tantissimi gol. Conosco il suo modulo perché mio fratello lo ha avuto 5 anni alla Lazio e sapevo che poteva dare questo step in più nel gestire la palla. Adesso la squadra non gioca come l’anno scorso, gioca di più. Segnano tantissimi giocatori, Calhanoglu sta facendo bene e sono contento per lui. La squadra ha fatto questo passo in avanti nel gestire le partite.

Sei d’accordo con chi dice che l’Inter di oggi è più forte dello scorso anno perché ha una mentalità diversa?

Questo non lo so, non mi piace fare paragoni. 

Perché adesso non c’è Lukaku?

Non mi piace fare paragoni. Quella di adesso, dobbiamo essere onesti, gioca davvero bene. È prima in classifica e, ti giuro, mi auguro vinca. Sono i giocatori a cui voglio bene, è grazie a loro che sono il Romelu Lukaku di oggi. Spero che la squadra vinca e continui a crescere. L’Inter e i suoi tifosi per me devono essere sempre al top, meritano sempre il meglio. Mi auguro che dopo la pausa per le feste continuino a vincere.

Ti manca in campo Lautaro?

Sì, perché Lauti è uno con il quale non dovevo parlare toppo. Per lui sarei morto in campo.

Magari in futuro tornerete a giocare insieme. O viene lui al Chelsea…

No, resta là, torno io lì. Con Lautaro, dal primo giorno, quando l’ho guardato, sapevo che avremmo potuto fare grandi cose per l’Inter. Perché lui ha un gioco che per me era il massimo. Ogni volta che ricevevo palla, se dribblavo 3 o 4 giocatori, sapevo che lui era davanti alla porta pronto a fare gol. E lui uguale. Se aveva bisogno di una sponda, poteva cercarmi sempre. Era una cosa naturale. Anche il fatto che parliamo entrambi lo spagnolo ha aiutato tanto. E alla fine abbiamo vinto assieme, questa è la cosa più importante. Lautaro, tra tutti i compagni che ho avuto, è nella top 3.

E gli altri due chi sono?

De Bruyne e Hazard, perché gli ho visto fare delle cose incredibili.

Conte alla fine te lo trovi in Inghilterra da avversario…

(Ride, ndr) Sì, parliamo tantissimo. Non solo di calcio, ma delle cose della vita. Lui sa tanto di me anche oltre il calcio. Mi ha fatto male quando è andato via dall’Inter. Mi ricordo che ero a Dubai a cena con mio fratello e lui mi ha scritto per dirmelo. E’ stato uno dei momenti più difficili.

Forse anche per questo sei andato via. Con Conte saresti rimasto?

No, l’unico motivo è stato il rinnovo. Sapevo che se Inzaghi fosse diventato allenatore, l’opportunità di vincere sarebbe rimasta. Perché lui aveva vinto la Coppa Italia e la Supercoppa e il prossimo step sarebbe stato lo scudetto. Il tutto dopo la Lazio, dove ha fatto veramente bene. Sapevo che la possibilità di vincere ci sarebbe stata. E allora non è perché Conte se ne è andato… Penso che se mi avessero fatto un’offerta di rinnovo, ora io e te non staremmo parlando a Londra ma a Milano.

Pensi che Conte al Tottenham possa fare come all’Inter?

Sì. Ma lui sa anche che il Chelsea è veramente forte. Averlo come avversario è un altro stimolo a fare meglio, perché vincere contro chi ti ha dato tutto e ti conosce molto bene, è anche meglio. Io non ho mai vinto contro Conte Questa è una sfida, voglio vincere una volta contro di lui. Per me è stato grandissimo, mi ha aiutato tantissimo a livello mentale. Mi ha insegnato a non mollare e andare fino alla fine. A lavorare tanto, a essere professionista e come essere professionista. Come fare sacrifici dentro e fuori dal campo per essere pronto in ogni partita.

Forse il segreto per trovare feeling con te è proprio questo, darti attenzione e stimolarti, non solo nel bene anche nel male. Noi diciamo carota e bastone…

Con me ha sempre funzionato. Trovi una buona reazione con me, i giocatori questo lo avevano capito. Loro facevano di tutto per farmi incazzare. Specialmente Barella. Tu Nicolò (guarda in camera, ndr) sei il peggiore di tutti. Tu e Handanovic e Brozovic. Questi 3 mamma mia…

Perché ti provocavano?

Sempre, anche Sensi. Non lo so, era uno stimolo e in campo dopo ero un po’ pazzo. Ripeto, funziona sempre con me.

Voglio sfiorare un argomento senza aprirlo. Anche gli avversari devono stare attenti a non provocarti, il riferimento è preciso: quando uno ti provoca sveglia in te una reazione…

E’ così, se tu mi cerchi io arrivo (ride, ndr).

E su Eriksen…

(Respira e si commuove, ndr) Momento molto difficile. Devo essere onesto, ho passato più tempo con questi giocatori che con la mia famiglia. Quando dico che quei ragazzi dell’Inter sono miei fratelli per la vita, anche se li sento ogni tanto, è la verità. Quello che è accaduto a Eriksen mi ha fatto davvero male. La sua stanza ad Appiano era accanto alla mia. Giocavo sempre alla Play con lui e Young in ritiro. Spero che si senta sempre meglio e possa riprendere la vita normale, che giochi o no a calcio. Deve essere contento e deve riprendere la sua vita normale. È un uomo d’oro. Non parlava tanto, ma ha fatto uno sforzo nel farsi capire in italiano. Era importantissimo per noi, quando il mister ha poi trovato modo di fare giocare lui e Brozovic con doppio vertice basso, si è trovato bene anche in campo ed è cresciuto. La partita più difficile che ho giocato era in Danimarca, qualche giorno dopo il suo malore. Se potessi tornare indietro non giocherei quell’incontro. Non ho dormito 3 giorni, non ho dormito tutto l’Europeo dopo quanto accaduto. Ci sono cose più importanti del calcio.

Se Milan o Juve ti chiamassero in futuro?

Mai!!!
 

Non ho capito…

Mai. Mai. Mai. Mai.

È vero che la Juve ha provato a prenderti prima di andare all’Inter?

Devo essere onesto, loro hanno provato a prendermi. Ma quando ho saputo che Conte andava all’Inter, mi sono arrabbiato con il mio procuratore: sapeva che non volevo parlare con la Juve perché per me in Italia c’è solo l’Inter. È sempre stato così. Ho parlato con loro perché non avevo ancora ricevuto l’offerta dell’Inter. Poi, però, quando ho saputo che prendevano Conte, mi sono detto che c’era la possibilità e ho aspettato fino alla fine che il presidente Zhang facesse un’offerta allo United. E così, anche se la Juve avesse fatto una proposta migliore… no! Mai andare alla Juve. Adesso è chiaro che in futuro, quando tornerò in Italia, giocherò per l’Inter. O tornerò nell’Anderlecht…

Vuoi mandare messaggio a tifosi italiani che ti hanno visto fino a giugno e ora ti seguono su Sky in Premier League?

Voglio innanzitutto scusarmi con i tifosi dell’Inter,  perché penso che la maniera in cui me ne sono andato sarebbe dovuta essere diversa. Dovevo parlare prima con voi, perché le cose che voi avete fatto per me, per la mia famiglia, per mia madre, per mio figlio, sono cose che rimangono nella vita. Spero davvero, nel profondo del mio cuore, di tornare all’Inter. Non alla fine della mia carriera, ma quando sarò a un livello ancora buono per sperare di vincere di più. Questo è il sogno, e spero voi capiate perché sono andato al Chelsea, per la sfida che volevo affrontare qui. Tifosi italiani, grazie per il rispetto e per tutto l’amore dimostrato. Giocare in Serie A è un sogno diventato realtà. Giocare in questi stadi con le storie di tantissime squadre e con giocatori davvero forti… E speriamo di vederci tra qualche anno. Peace and love.

sport.sky.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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