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L’oro della tigre Arjola: “Lo sport è libertà”

Solo due giorni fa una lussazione a una spalla aveva costretto la Trimi a rinunciare a una finale, oggi ha dominato i 50 dorso: “L’acqua mi aiuta a fare qualcosa di magico”

Solo due giorni fa aveva dovuto rinunciare alla finale olimpica perché la sua spalla ballerina era “uscita” dopo le gare della mattina. Invece 48 ore dopo Arjola Trimi, nata in Albania nel 1987, ma in Italia da una vita, si va a prendere uno degli ori di questa incredibile giornata del nuoto azzurro con 7 medaglie azzurre. “Sono una tigre! Davvero contenta, non mi aspettavo assolutamente un tempo così basso e sono davvero felice – ha detto dopo i 50 dorso S3 -. Altro giorno, altra gara e altre sensazioni, va benissimo così. Non amo darmi nessun aggettivo, ma l’acqua mi aiuta a fare qualcosa di magico. Per me è libertà assoluta, di esprimermi, di movimento e di dare il massimo in ogni momento, anche quelli più difficili. In questi ultimi, la mia famiglia c’è sempre stata. Senza di loro non sarei la donna che sono oggi. Anche mio marito però è fondamentale. Paralimpiade particolare, senza pubblico, ma con lui sto condividendo gli allenamenti ed è incredibile. Questo oro per me significa tantissimo. Ho dovuto fare della resilienza il mio punto di partenza per ogni situazione e sono riuscita a fare davvero qualcosa di importante”. “Lo sport è libertà, rappresenta la capacità di esprimermi al 100% e di comprendere come reagisce il corpo ai miei movimenti”.

In acqua

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Arjola Trimi ha scelto questa disciplina perché adora le sensazioni che si provano in acqua. In concreto non si ispira a nessuno: “Mi piace, però, trovare delle cose positive in ogni atleta e, se posso, provare a farle mie”. Se non avesse intrapreso la carriera agonistica si sarebbe cimentata nel mondo della scrittura. Finita la carriera vorrebbe rimanere in questo ambito: “Non so ancora se a bordo piscina o in altre vesti, ma sicuramente vorrei continuare a ritagliare un po’ di tempo da dedicare a questo sport”. Il momento sportivo più bello è stato la convocazione e poi la partecipazione a Rio 2016, prima Paralimpiade della sua carriera. Un brano che non può mancare nella sua playlist è Don’t stop me now dei Queen: “È la canzone che ascolto prima delle gare lungo il tragitto che, dall’albergo, mi porta in piscina”. Resilienza, per lei, significa trovare di fronte a ogni ostacolo un lato positivo, necessario per reinventarsi e uscirne più forti di prima.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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