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Lockdown e coprifuoco: essere responsabili o fotogenici

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Giuseppe Conte e Antonio Decaro

Nel pomeriggio il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha modificato la posizione tenuta fra ieri e stamattina e ha detto che i sindaci accettano la responsabilità dei lockdown e dei coprifuoco locali, se lo Stato accetta di assumersi l’onore dei controlli. HuffPost ne prende volentieri atto.

Con l’aria di uno preoccupato soprattutto dalla sua fotogenia politica, il presidente Giuseppe Conte ha deciso di restare nella terra di nessuno, né di qui né di là. Con l’ultimo dpcm ha preferito svicolare dall’alternativa del diavolo, come l’ha definita qui Alessandro De Angelis, ovvero se affrontare l’emergenza epidemica o l’emergenza economica, e infine non affronta l’una e nemmeno l’altra. Propone ulteriori restrizioni, ma blande, e scarica sui comuni la l’aggravio delle scelte vere, a proposito di lockdown e coprifuoco. Come se la sua unica preoccupazione fosse di uscirne lindo come ne è entrato, quando otto mesi fa l’Italia intera stava a guardarlo a bocca aperta, pure un po’ ammirata, poiché l’ombra del mostro calato sulle nostre vite somigliava al più schizofrenico degli incubi notturni, e lui, il premier per caso, aveva persino assunto il piglio del leader.

Quel tempo è finito e Conte, che non è sciocco, l’ha capito. Magari non fino in fondo, visto che è riuscito a vantarsi dei centocinquantamila tamponi quotidiani, quando ne servirebbero minimo il doppio (sostengono parecchi virologi), e intanto che scansava i famigerati trentasette miliardi del Mes, coi quali saremmo arrivati con un adeguato arsenale sanitario alla prova autunnale. Prima o poi ne dovrà rendere conto, e non sarà un bel momento. Ma un po’ l’ha capito: spaesati e atterriti, otto mesi fa gli italiani si sono messi sull’attenti, hanno ascoltato e hanno ubbidito; oggi sono altrettanto atterriti ma meno spaesati, e pronti ad addebitare al governo il tracollo della salute e dei conti. Per non farla tanto lunga, Conte non sa se sia preferibile rimediare ai ritardi con limitazioni severe, e venire assediato a Palazzo Chigi, o se accumularne altri sperando nel colpo di fortuna e, se colpo di fortuna non sarà, venire assediato più avanti. Si chiama, tecnicamente, rifiuto della responsabilità.

E qui tocca parlare dei sindaci, il cui rappresentante massimo, Antonio Decaro, s’è inerpicato sulle barricate istituzionali lamentando che il dpcm allevia il premier della suddetta responsabilità e la scarica sui comuni. Decaro ha ragione, ma è difficile comprendere come stiano insieme la rabbia di oggi e quella opposta di ieri, quando il medesimo Decaro protestava contro il Conte tuttofare: «Non possiamo e non vogliamo essere relegati a meri esecutori di decisioni prese altrove». Allora rivendicava l’autonomia e ora la rifiuta, perché l’autonomia implica la responsabilità. E la responsabilità a questo punto è troppo gravosa. Diciamo così: nuoce gravemente alla fotogenia, mentre giovava in altri tempi, quando c’era da guadagnarci (che i sindaci non siano in grado di far rispettare eventuali lockdown o coprifuoco non c’entra nulla: un sindaco decide e controlla con gli strumenti che ha, e comunque sarebbe già un passo avanti nella profilassi).

Ecco, siamo in un momento così. Tutti declinano la responsabilità. E nonostante sia, per definizione, la più alta, la più nobile, la responsabilità di governo (centrale o locale) e comporti l’obbligo di prendere delle decisioni ed essere responsabili delle conseguenze. Se uno questa forza non ce l’ha, non c’è nessun problema: si faccia da parte, soprattutto adesso.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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