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Lo zampino di Gianfranco Fini nella parabola politica di Spadafora

Tra i ricordi delle passate esperienze di governo ne spunta uno riguardante Vincenzo Spadafora, ex ministro del governo giallorosso e plenipotenziario del MoVimento 5 Stelle targato Luigi Di Maio. Il pentastellato, in questi giorni, è balzato agli onori delle cronache per il coming out in diretta televisiva. Ma come ha avuto inizio la parabola dell’ex titolare del Dicastero delle politiche giovanili e dello sport?

Chi conosce bene le logiche grilline assicura che Spadafora, con la leadership dell’ex premier Giuseppe Conte e con la parziale uscita di scena di Di Maio, non è stato affatto ridimensionato ma, in queste ore, è un curioso dettaglio sul principio della traiettoria politica dell’ex ministro pentastellato ad emergere. É un sussurro di alcuni ambienti cattolici che frequentano i palazzi romani. Spadafora è comparso sulla scena nazionale nel novembre del 2011, quando è stato nominato garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Dal punto di vista formale, la nomina spettava al presidente della Camera Gianfranco Fini ed al presidente del Senato Renato Schifani, che ai tempi si sarebbe limitato al laissez faire. Sarebbe stato lo zampino dell’ex presidente della Camera, dunque, a rivelarsi decisivo per l’avvio di una carriera che sarebbe giunta sino ai palazzi ministeriali. Tra tante ipotesi possibili, a Roma si racconta ancora del perché il leader di Alleanza Nazionale abbia scelto proprio l’ex missionario laico: “Pressioni da ambienti diplomatici legati alla Farnesina”, annota una fonte che preferisce l’anominato. Gianfranco Fini, che in precedenza aveva ricoperto l’incarico di ministro degli Esteri, era già sul percorso che dal Movimento sociale italiano lo aveva condotto tra le braccia del progressismo liberale alla Giscard D’Estaing. É in quella fase della parabola finiana che Spadafora inizia la sua esperienza all’Authority.

L’ex garante si era distinto in una fase specifica della storia dell’ultimo governo presieduto da Silvio Berlusconi. Riavvogliamo il nastro. Siamo dopo la prima metà del novembre 2009 ed il sottosegretario al ministero della Salute Eugenia Roccella è costretta a scrivere una lettera: “L’attacco così esplicitamente politicizzato contro il Governo da parte di Vincenzo Spadafora, presidente dei Comitati italiani per la raccolta fondi dell’Unicef, ci lascia davvero perplessi”, incalza il politico cattolico. La presa di posizione diviene necessaria dopo che Spadafora “ha firmato un documento steso da un gruppo di associazioni in cui si chiede, fra l’altro, di ‘assumere le conclusioni dei gruppi di lavoro della Conferenza come vincolo che impegna le azioni future dell’esecutivo”. Insomma, Spadafora non era ancora iscritto al MoVimento 5 Stelle ma già battagliava contro il berlusconismo, mentre i rapporti tra l’Unicef e l’esecutivo italiano, stando a quanto ci raccontano, erano tutto fuorché negativi.

Due anni dopo sarebbero arrivate le dimissioni del Cav e l’ex presidente della Camera non si sarebbe fatto sfuggire l’occasione di piazzare il missionario laico e figlio spirituale del gesuita don Ottavio De Bertolis. Del resto Spadafora e Fini, in misura diversa, avevano già fatto dell’anti-berlusconismo un tratto segnante. Dopo l’esperienza da garante, per Spadafora sarebbe iniziata la virata verso il MoVimento 5 Stelle al fianco di Luigi Di Maio, che ora risiede come presidio fisso alla Farnesina, un ambiente in cui anche Gianfranco Fini ha potuto dire la sua. Un immaginario filo rosso lega dunque la vicenda politica di Vincenzo Spadafora, Luigi Di Maio e, in qualche misura, Gianfranco Fini. Possibile che gli stessi “ambienti diplomatici” che avrebbero voluto Spadafora garante abbiano blindato da anni Di Maio al ministero degli Esteri? Del resto, i governi cambiano ma Luigino è seduto sempre sulla stessa sedia.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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