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Lo studio sui tamponi rapidi: “Uno su due non è affidabile”

Il sistema di tracciamento della pandemia in Italia sta iniziando a perdere colpi a causa della scarsa efficacia dei tamponi rapidi, ai quali sfuggono una quantità enorme di positivi al Covid-19.

L’allarme degli esperti

In tempi non sospetti (ovvero durante l’estate), quando la pandemia era sotto controllo, alcuni addetti ai lavori già si domandavano quanto fossero efficaci i tamponi rapidi nello scovare i positivi rispetto ai più affidabili tamponi molecolari. Da più parti era stato detto che, in un momento di scarsa circolazione virale, anche quelli rapidi riuscivano a fare la loro parte ma, in una situazione pandemica come quella attuale, si stanno rivelando un’arma a doppio taglio. Su Future Virology emerge il dato preoccupante che mette in luce come quasi un caso su due non venga rilevato dando origine ad una marea di falsi negativi.

Sono il vero tallone d’Achille, perché nel migliore dei casi lasciano scoperto un 30% di falsi negativi, quindi infetti che acquisiscono il green pass e contagiano mediamente tra le 6 e le 7 persone, determinando un meccanismo di crescita“, ha affermato a Repubblica Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute. Gli fa eco il Prof. Broccolo dell’Università Bicocca di Milano, che ha spiegato come la sensibilità dei tamponi rapidi sia estremamente bassa “tanto che i casi positivi sono attualmente rilevati dallo 0,2% dei test rapidi e dal 6% dei molecolari. Inoltre abbiamo oltre il 50% di falsi negativi“.

Tutti quei positivi in giro

Insomma, quando le cose andavano bene e sfuggiva qualche caso non accadeva nulla, ma con l’attuale circolazione virale in Italia, se è vero che la percentuale di falsi negativi si attesta fra il 30 e 50% è un bel problema: in giro potrebbe esserci una grossa fetta di positivi asintomatici totalmente ignari di essere infettati dal Covid-19. Al governo si stanno interrogando se modificare qualcosa nel sistema dei tamponi rapidi incoraggiando tipologie migliori per conoscere il proprio stato di salute come il molecolare, il test antigenico (nasale) o il salivare.

Perché è meglio il molecolare

Secondo il virologo Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, i tamponi molecolari (naso-faringei) avrebbero un’affidabilità del 100%, non sbagliano un colpo hanno il 100% di affidabilità che cala al 95% se viene praticato soltanto in gola. “Parliamo comunque del test più affidabile in assoluto, che dà sicurezza nel rilevare anche una bassa carica virale, e pure per il tasso di precisione. Per cui ha pochi falsi negativi“, afferma l’esperto intervistato da Repubblica.

L’antigenico a cui accennavamo prima, invece, cerca soltanto le proteine del virus ed è molto veloce da effettuare tant’é che è disponibile anche in alcune farmacie: però, nonostante le analisi di laboratorio impieghino un paio di giorni per dare il loro responso, anche questo sistema presenta delle falle. “Siccome non c’è amplificazione, se la carica virale è bassa può non essere rilevata. La conseguenza? Un tasso di falsi negativi del 20-30%“.

“Abbiamo solo due opzioni”

Altra freccia al nostro arco è il test salivare, molto utilizzato nelle scuole ma, anche in questo caso, l’affidabilità si ferma al 70-80%. “Non è assolutamente da fare perché poco affidabile“, incalza il virologo. E allora, quali e quanti sono i metodi migliori? Al momento ne abbiamo soltanto due: il tampone molecolare e quello antigenico rapido. “Il secondo ha il vantaggio della rapidità, suggerito per portare a termine screening su un gran numero di persone, ma se volessimo declinarlo con criterio di equivalenza al fatto di avere un’immunità da vaccino, come quella che garantisce il Green pass, allora i dubbi sull’attendibilità sarebbero giustificati: sul momento può essere negativo al Covid, ma entro le 48 ore la persona che l’ha fatto potrebbe risultare positiva“, sottolinea l’esperto.

Cosa dice lo studio italiano

In Veneto tre casi positivi su 10 sfuggono al normale controllo, in linea con la media flop nazionale di cui abbiamo parlato in apertura. Ne ha parlato il prof. Crisanti, affermado che uno studio italiano peggiora il quadro: un tampone su due “indovina” e l’altro no, mentre i test salivari sono ancora meno sensibili scovando soltanto il 20-30% di casi. La ricerca è condatta da una Task force Coronavirus attiva al Centro di biotecnologie avanzate Ceinge di Napoli e finanziata dalla Regione Campania. Il principio è uguale per tutti: meno carica virale possiede un individuo, più difficile è scovare la sua positività. Maggior quantità di virus possiede, e più facilmente il tampone rapido azzecca. Un bel problema: quali saranno le mosse per scongiurare un’ondata pandemica di “sommersi” Covid-19?

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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