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Lo sport è la guerra con altri mezzi. La sinistra, l’Anpi e l’inceneritore

Caro Merlo, è orribile che Londra impedisca ai tennisti russi di giocare il torneo di Wimbledon. Ed è persino peggio che il nostro governo faccia pressione perché vengano esclusi anche al Foro Italico. Ha ragione Panatta, i tennisti russi rappresentano sé stessi, non la Russia in questi tornei. Lo sport, come l’arte, deve cercare appigli per la comprensione, non per l’esclusione.
Attilia Giuliani
Non è una decisione facile da prendere, ma arte e sport non si somigliano e non è vero che i tennisti rappresentano se stessi. Quando espone Cattelan, non suonano l’inno di Mameli. L’italiano Pavarotti non gareggiava per l’Italia e il suo “Vincerò” era transnazionale: senza vincitori né vinti. Al contrario nello sport agonistico, individuale o a squadre, gli atleti rappresentano la bandiera di cui indossano i colori e per quella bandiera vincono o perdono. Nulla più dello sport, sino al ping-pong e agli scacchi, somiglia e simula la guerra. Con quell’Italia Germania 4-3, Rivera e Riva divennero la memoria della Patria, e la formazione “Albertosi, Burnich, Facchetti… ” è entrata nei libri di storia molto più del proclama di Armando Diaz e la si impara a memoria più di una poesia di Leopardi alle elementari. Lo sport può diventare una rivincita, un surrogato che permette di rifare Trafalgar e togliere la vittoria a Nelson. Il primo a capirlo fu Mussolini. Pensi al 1938, quando Bartali, “il naso triste come una salita”, si aggiudicò il Tour, e quando i Nostri (non lo erano?) vinsero per la seconda volta consecutiva il campionato del mondo, con lo scudo sabaudo e il fascio littorio sul petto. Già nella partita d’esordio a Marsiglia, gli azzurri furono accolti – raccontò il mitico allenatore Vittorio Pozzo – “con una bordata solenne e assordante di fischi, di insulti e di improperi” alla quale, per ordine di Mussolini, risposero scendendo in campo, a Parigi contro la Francia, con un completo nero. Il Popolo d’Italia celebrò “una vittoria in terra straniera, anzi in territorio ostile”. Ma Vittorio Pozzo scrisse sulla Gazzetta dello Sport: “Non sapeva, quella brava gente che ci fischiava, che noi facevamo dello sport e non della politica”. Consapevole o no, Vittorio Pozzo mentiva. Non si può fare sport senza fare politica. Lo sport è la guerra con altri mezzi.

Caro Merlo, sono deluso di Conte e dei 5S: ascolto che, secondo il leader Conte, Le Pen “pone questioni da affrontare”. Non riesco a credere alle mie orecchie: possibile una scemenza del genere? Anche Meloni pone questioni da affrontare, ma si dichiara “coraggiosamente” di destra.
Gualtiero Todini – Roma
Ora chiuda gli occhi e ripercorra la storia di Conte. È sempre stato una finzione dell’Italia a 5 stelle, l’Agilulfo di Calvino, che non era un cavaliere ma una lucida armatura vuota. Se preferisce il cinema, è il “quo vado” di Zalone: cerca ancora il posto fisso.

Caro Merlo, così come Pagliarulo all’Anpi mi spaventa, il sindaco di Roma Gualtieri, che pure ho votato, mi emoziona: non credevo che avesse il coraggio di fare il termovalorizzatore a Roma. Ci riuscirà? Mi permette di dirlo? Abbasso Pagliarulo, forza Gualtieri.
Sergio Bonfiglio – Roma
L’obiezione della Cgil del Lazio “l’inceneritore è di destra” è paradossale come “il partigiano disarmato” di Pagliarulo. Lei ha acciuffato i due corni di una stessa verità, di una stessa idea di sinistra.
 

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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