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Lo sport di base trema: “Anche noi siamo un’economia”

BOLOGNA. Ieri si è giocata la prima partita del campionato giovanile di calcio e potrebbe essere stata anche l’ultima. Le squadre dei ragazzi da 6 a 14 anni nel week-end appena trascorso sono scese in campo per la prima giornata di campionato dell’epoca Covid, ma tutti devono già fronteggiare lo spettro di nuove chiusure.
 
Il Governo infatti è al lavoro per il nuovo Dpcm che introdurrà restrizioni in base all’andamento dei contagi e il calcetto come gli altri sport di contatto, basket e arti marziali ad esempio, è finito all’indice delle attività che presto potrebbero essere proibite. Le società sportive chiedono di distinguere tra attività amatoriali e attività dilettantistiche, come fa ad esempio a gran voce la Lega Nazionale Pallacanestro. Cioè tra un gruppo di amici che si trova al campetto per la partita di calcetto o di basket, e l’attività delle società dilettantistiche, che fanno riferimento alle federazioni e al Coni. È partita una lettera per i ministri Vincenzo Spadafora e Roberto Speranza, ma intanto a bordo campo si soffre.
 
«Con questo innalzamento dei contagi viviamo alla giornata, già avevamo fatto slittare l’inizio del campionato al week-end del 10 e 11 ottobre per poter verificare l’effetto della riapertura delle scuole — spiega Massimiliano Rizzello, coordinatore del settore giovanile e scolastico della Figc Emilia- Romagna — noi tifiamo prima di tutto per il calo dei contagi, sappiamo che prima di tutto viene la salute. Ma vogliamo anche dire che i nostri giovani seguono protocolli rigidissimi. Tante società hanno chiuso gli spogliatoi, a fare la doccia si va a casa, esigiamo autocertificazioni veritiere e le verifichiamo, misuriamo la temperatura e chiediamo che il pediatra o il medico di base dia il via libera per il ritorno in campo dopo un malanno. I ragazzi ce la stanno mettendo tutta, richiudere subito sarebbe un gran peccato».
 
Anche questo è un settore dell’economia, come fanno notare gli addetti ai lavori. Per il calcio, si parla di 53 mila ragazzi da Piacenza a Rimini che hanno ricominciato tra ieri e sabato il campionato, grazie al lavoro di 800 società sportive. Tutte sono state coinvolte in un enorme impegno burocratico, tra libretti della salute e autocertificazioni, che ha anche risvolti di responsabilità legali. Molte famiglie hanno già pagato almeno la prima “tranche” dell’iscrizione, dopo un’estate di calma apparente. Adesso invece le partite non sembrano più un gioco.

 

«Se non ci fermano adesso, ci fermeranno tra qualche settimana, se i dati non migliorano — dice Giancarlo Ducci, direttore generale del Sasso Marconi — la situazione non è certo rosea. Il settore è più facile da fermare, non necessariamente quello che produce più contagi » . Alle riunioni del Cts finora la distinzione è stata principalmente quella tra atleti professionisti e non, ma le prossime ore saranno decisive, a partire dalla cabina di regia con le regioni di oggi. Invita alla calma il capo di gabinetto del presidente della Regione, Giammaria Manghi. Le nuove divise erano appena arrivate, forse toccherà appenderle al chiodo a tempo di record.

Fonte: bologna.repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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